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Anna Vinci parla di Tina Anselmi agli studenti del De Fazio: “la sua è una storia di amore alla vita”

Storia di un amore alla vita. Potrebbe essere questo un titolo “alternativo” per il libro – intervista su Tina Anselmi, “Storia di una passione politica”, scritto dalla giornalista Anna Vinci, presentato all’Istituto Tecnivo “Valentino De Fazio” in occasione della giornata internazionale dedicata alla donna.

Tina Anselmi

Se si vuole individuare un filo conduttore, una chiave interpretativa della vita e dell’impegno della prima donna ministro della Repubblica Italiana, scomparsa pochi mesi fa, era proprio questo: l’amore per una vita bella, degna di essere vissuta.
Da questo amore, nasce la lotta nella Resistenza, la forza di mettere a rischio la propria vita facendo la staffetta nella Brigata Cesare Battisti, quella tensione etica di stare sempre dalla parte giusta anche negli anni bui della I Repubblica, dal sequestro e dall’uccisione di Aldo Moro fino agli anni della P2.
Tina era una donna che amava la vita, lo sport, gli amici, capace di essere al tempo stesso ironica e durissima innanzitutto con se stessa”, così Anna Vinci ha tratteggiato la figura di Tina Anselmi partendo da quella prima e decisiva esperienza che fu la partecipazione alla Resistenza.
Una partecipazione – ha spiegato la Vinci agli studenti – “che non fu un’adesione ideale, ma lotta armata. E’ bene sempre ricordarlo, soprattutto in questa fase storica in cui si vuole svuotare il significato della Resistenza o si cerca di stemperarne il valore.
Per Tina Anselmi la Resistenza non fu un’eruzione violenta, ma un processo maturato negli anni, la consapevolezza che in nome della democrazia e dei diritti si doveva combattere anche a rischio della propria vita”.
Una donna “che aveva il senso del proprio valore”, ha aggiunto ancora la Vinci, ricordando le risposte ironiche a chi poneva domande sull’abbigliamento o sull’estetica a quel primo ministro donna della Repubblica Italiana.
Maestrì sì ma mai capi a cui rispondere per la Anselmi che, secondo Anna Vinci, “non si sarebbe mai sognata di dire “Grillo ha detto che va bene” o sottometteresi alle direttive di un qualsiasi capo”.
Un impegno politico di quasi cinquant’anni, quello di Tina Anselmi,con due momenti cruciali, che segnarono svolte decisive nel suo percorso: il rapimento di Aldo Moro e la presidenza della commissione parlamentare di inchiesta sulla loggia massonica P2. “Il rapimento e l’uccisione di Aldo Moro segnarono una frattura per Tina Anselmi, che faceva la staffetta tra la famiglia di Moro e il partito.
Fino a quel momento lei era sempre stata convinta di essere dalla parte giusta, da quella parte che la storia avrebbe poi indicato come la parte giusta. In quel momento Tina non sapeva quale fosse la parte giusta”. E poi la vicenda P2, nella quale, secondo la Vinci, “Tina Anselmi con le sue scelte divenne madre della patria. Fino alla legge sulle associazioni segrete e lo scioglimento della P2, legge che porta il suo nome”.
Ad introdurre la Vinci, la blogger Ippolita Luzzo che ha evidenziato l’attualità di una figura come Tina Anselmi “che afferma che nessuna conquista è irreversibile.
Parole ed esempi che ci spingono ad essere attenti perché nessun diritto è per sempre. In una società dove tutto viene considerato merce di scambio di consumo, anche la dignità, la nostra distrazione quotidiana ci fa perdere concretamente diritti e libertà conquistate: il diritto ad un’istruzione adeguata, ad una sanità pubblica, ad uno Stato che utilizzi le risorse pubbliche per garantire diritti e servizi alla collettività non per fini e interessi privati.
Tina Anselmi è la storia di una lotta per i diritti, che noi dobbiamo continuare”.
Anna Vinci ha quindi risposto alle sollecitazioni degli studenti, coordinati dalle docenti dell’istituto Liliana Piricò e Concetta Ruberto.

Salvatore D’Elia

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