Armadi, musica e galassie: intervista a Nicolo’ Carnesi

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Si è svolto il primo Secret Show curato dal Color Fest di Mirko Perri in collaborazione con Spaghetti Sunday, ospite d’eccezione Nicolo’ Carnesi.  

Giovanissimo cantautore siciliano, dalla provincia di Palermo è riuscito ad imporsi sulla scena nazionale suonando e creando un suo personalissimo stile, che conta ascendenze altissime come Dalla e De Gregori ma anche sonorità di Brunori Sas. Il suo primo disco è del 2012, “Gli Eroi Non Escono Il Sabato”, nel 2016 ha pubblicato “Bellissima Noia”, terzo album in studio. 

Nel live, partito con una splendida versione piano e voce di Motel San Pietro, Carnesi ha alternato brani del suo ultimo lavoro a pezzi storici come Cassandra, Numeri, Gli Eroi Non Escono Il Sabato, e una bella cover di Segnali Di Vita di Battiato. Lameziaterme.it l’ha incontrato per chiedergli del suo sorprendente percorso artistico.

 Nicolo' Carnesi

Gianlorenzo Franzì: Sei siciliano: c’è una vera e proprio scuola siciliana musicale, negli anni la tua terra ha sfornato innumerevoli talenti, basta pensare solo a Battiato e alla Consoli… tu sei giovanissimo, hai avuto qualche ispirazione? Come e perché hai iniziato a fare musica?

Niccolò Carnesi: “L’ho fatto perché era una passione iniziata da bambino. Io mi ricordo, dagli aneddoti dei miei genitori, che da piccolo per consolarmi dovevano regalarmi, che so, una fisarmonica, una batteria giocattolo, e così via. Ho sempre avuto questa predisposizione, man mano l’ho coltivata, l’ho portata avanti imparando altri strumenti come il pianoforte, la chitarra.

GF: Tu non tanto nella composizione, ma nell’ascolto, che generi preferisci?

NC: Sai, non ho paletti: ti posso dire che sicuramente nell’infanzia sono cresciuto, grazie a mia madre, ho ascoltato tantissimi cantautori italiani…

GF: …si, che poi è il tuo stile, il cantautorato, che è un pò crossover…

NC: Esattamente, ma l’imprinting iniziale è stato Battiato, Battisti, de Andrè, Tenco, Lucio Dalla… io la subivo in maniera passiva ma che bello! Poi ovviamente da tredici quattordici anni c’è la fase in cui rinneghi tutto, dici “ma che, io ascolto i Metallica, il rock, i Led Zeppelin, i Beatles”, quindi quando ho iniziato a lavorare al mio primo disco ho cercato di riunire questi due mondi. A me piace raccontare storie, ma volevo farlo con un piglio diverso da quello che può essere un passivo cantautore italiano, e ho cominciato a mescolare le sonorità. Che so, gli Smiths, le chitarre che ricordavano i Cure… ho rielaborato e cantato secondo le mie inclinazioni.

GF: Oggi fare musica attivamente, buttarsi nel mercato discografico può sembrare da pazzi. Un po’ per il predominio dei talent, un po’ per la naturale giungla del mercato, puoi essere stritolato dal meccanismo… Quando hai deciso “io devo fare musica”?

NC: Mah, ripeto: essendo stata una passione fin dall’inizio, non mi sono mai dovuto imporre o decidere, anche le persone intorno a me hanno capito che era quella la mia strada. Poi sicuramente i primi risultati hanno fatto si che ci fosse anche un incoraggiamento in più. Vedevo che ero apprezzato in tutta Italia, dalle riviste, dai siti specializzati…

GF: Tu hai suonato anche con Brunori.

NC: Si si, con Dario abbiamo suonato inizialmente spessissimo, facciamo parte di quella scena lì, abbiamo molte cose in comune nel modo di vedere la vita e quindi di comporre, ma questo dipende forse anche dall’essere molto amici. Però si, è stato quello l’importante: i risultati. Vedere la gente a Milano, o altrove, che veniva ad ascoltarmi, comprare i miei dischi, per un ragazzo della provincia di Palermo era una soddisfazione splendida. Quindi no, non me lo sono imposto. Io faccio musica perché ne ho bisogno, e quello è stato.

GF: Finiamo con una domanda “à là Marzullo”: andresti ad un talent?

NC: No, ad un talent no. Non credo ci sia nulla di artistico, penso sia solo intrattenimento televisivo. Credo non ci sia nessun valore, non è neanche spettacolo, solo intrattenimento per le masse, per chi vuole passare una serata a guardare un programma come un altro. Non ci vedo nessun motivo per dedicarmi a quello, non mi darebbe nulla, non imparerei nulla, anzi forse mi farebbe anche male.

GianLorenzo Franzì

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