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La Chiesa di Lamezia riparta dagli scartati della società

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Il punto di partenza del nuovo anno pastorale della nostra Chiesa diocesana non siano le cose da fare o gli eventi da celebrare, ma la persona, da amare e servire.

Lamezia riparta dagli scartatiComunicato Stampa

Ripartiamo dagli scartati, da quelli che non contano, da quelli che sono rimasti indietro, per cambiare davvero mentalità e crescere in un cammino di accoglienza reciproca”.
Questa la sollecitazione del vescovo di Lamezia Terme Luigi Cantafora aprendo il convegno di inizio del nuovo anno pastorale diocesano della Chiesa di Lamezia.
Partendo dal tema scelto per il nuovo anno pastorale “Pietre scartate e pietre angolari”, il vescovo lametino ha invitato la comunità diocesana “a raccogliere l’invito di Papa Francesco a reagire alla cultura dello scarto, che ci riguarda tutti. Anche noi siamo scartati e, al tempo stesso, nessuno di noi è immune dalla tentazione di scartare.
Ripartiamo da Cristo, il primo scartato, la pietra scartata divenuta testata d’angolo. La nostra Chiesa di Lamezia si rivesta del suo abito più prezioso, l’abito della carità, che è l’essenza stessa del nostro essere Chiesa, per annunciare a ogni donna e a ogni uomo l’amore gratuito di Gesù Cristo”.
Tratteggiando l’immagine biblica della pietra scartata, dalle pagine dell’Antico Testamento al Vangelo e agli Atti degli Apostoli, la biblista Rosanna Virgili ha evidenziato come “gli scartati, come il popolo d’Israele una volta ritornato dall’esilio a Gerusalemme, per ripartire e riscattarsi hanno bisogno di trovare misericordia, di Qualcuno che li ami gratuitamente, di Qualcuno che abbia per loro un sogno e un progetto.
Come lo storpio alla porta del tempio di Gerusalemme, anche oggi il Tempio a volte rischia di scartare, di creare degli steccati. Anche la Chiesa di oggi corre il rischio di escludere, di creare nuovi scarti. Ecco perché Gesù, identificandosi con la pietra scartata dai costruttori, invita innanzitutto i suoi a non scartarlo.
La parola di Cristo sollecita anche la Chiesa di oggi a interrogarsi su chi sono gli scartati: gli scartati di oggi sono i lontani, quelli che con presunzione riteniamo non possano costruire il tempio di Dio; gli stessi non credenti, dai quali crediamo di non poter ricevere nulla e che invece possono darci stimoli e farci crescere; scartati sono tutte quelle persone delle quali non valorizziamo i carismi”.

Una condizione, quella dello scarto, che per il direttore della Caritas diocesana di Torino Pierluigi Dovis “si può superare solo con la responsabilizzazione.
In questo senso occorre cambiare prospettiva: non essere semplicemente “Chiesa per i poveri”, non inglobare chi è scartato mettendolo dentro alle nostre condizioni, ma essere Chiesa povera, che fa la scelta della povertà ed è capace di andare là dove lo scartato si trova. Occorre, come Chiesa, mettere al centro non i servizi da offrire ma le relazioni con le persone e partire dall’ascolto della voce degli ultimi”.
Focus sulla realtà lametina dal direttore della Caritas diocesana, padre Valerio Di Trapani per il quale “anche nella nostra città esistono realtà periferiche, marginalizzate, che si ritrovano in questa condizione per l’esigenza di far crescere il centro. Realtà dello scarto è, ad esempio, il campo di Scordovillo, che non possiamo ignorare e di fronte al quale non possiamo chiudere gli occhi.
Occorre costruire le nostre comunità a partire dall’ascolto della Parola di Dio e dalle pietre scartate. Essere una Chiesa diocesana “in uscita”, capace, come ci chiede il Papa, di adorare, accogliere e andare là dove si trovano gli scartati, là dove c’è urgenza di annunciare l’amore di Dio”.

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