Clapping. Teatro e dintorni

Di padri e di figli

Lamezia Terme, 20 aprile 2017. Teatro Comunale Grandinetti gremito, un lunghissimo applauso accoglie Roberto Vecchioni, il professore/cantautore.

Com’è difficile avervi dato il cuore,/ la pelle, i nervi, gli occhi, i piedi…/ perfino il mio odore […]

Inizia con i versi di Quest’uomo il concerto dedicato a padri e figli. Un concerto che è anche un libro Storie di felicità. La vita che si ama (Einaudi) e un CD Canzoni per i figli dedicato a Francesca, Carolina, Arrigo e Dodi e prodotto dal lametino Danilo Mancuso (organizzatore del concerto e agente di Vecchioni) per D.M.E.

Un modo per rivendicare il ruolo dei padri, da sempre bistrattati, al contrario della figura materna tanto celebrata anche nella letteratura. Ed è il ruolo del pater familias e del padre-maestro che avoca a sé con la stessa urgenza con cui parla della felicità. “Cerchiamo la felicità. La felicità è vivere. Vivere è l’equivalente di felicità. La felicità non è stare fermi ma combattere. La felicità non è tranquillità né serenità. Mentiva Epicuro. Non si è felici nell’imperturbabilità ma nell’attraversamento del vento e della tempesta. La felicità bisogna averla addosso come una febbre. È un innamoramento continuo”.

E la felicità muta in nostalgia sulle note de El bandolero stanco che col cuore infranto / stanotte va / va, su un cavallo bianco, / col suo tormento / lontano va […]


Mentre l’infinito mondo femminile con le sue donne senza età che consolano, accolgono, che sono occhi mani braccia, quell’universo che ha inventato i sentimenti, l’universo della mater che nella sua radice contiene il “metro”, la misura trova la sua celebrazione nelle strofe de La mia ragazza e nei versi di quattro somme poetesse. Nel più bel frammento della greca Saffo “C’è chi dice sia un esercito di cavalieri, c’è chi dice sia un esercito di fanti, c’è chi dice sia una flotta di navi la cosa più bella sulla terra, io invece dico che è ciò che si ama”. Nella risposta della Dickinson al poeta “Tu scrivi d’amore, io vivo d’amore”. Nei versi struggenti della Merini “A volte Dio uccide gli amanti perché non vuole essere superato in amore” e in quelli della Szymborska “Ascolta come mi batte forte il tuo cuore”.

Ma in questa serata di padri e figli ritorna prepotente l’amore e la gelosia soprattutto nei confronti delle figlie con i versi de Un lungo addio scritta per Carolina In fondo lo sapevo già / Dal primo istante che l’ho vista,/ Dalla felicità, / Perché la vita è un grande artista: / Metti via un sorriso, / Un piccolo sorriso al giorno. / Tienili, – dicevo – / Conservali per quando torno  […] ma anche la necessità che i maschi non debbano assomigliare ai padri e dopo aver ricordato la parabola del figliuol prodigo sono le strofe della canzone Figlio figlio figlio a riempire il teatro e i cuori Figlio chi t’insegnerà le stelle / se da questa nave non potrai vederle? / Chi t’indicherà le luci dalla riva? Figlio, quante volte non si arriva! / Chi t’insegnerà a guardare il cielo fino a rimanere senza respiro? / A guardare un quadro per ore e ore fino a avere i brividi dentro il cuore? / Che al di là del torto e la ragione contano soltanto le persone? / Che non basta premere un bottone per un’emozione? […]

E ancora dell’incanto del pianto e della necessità della preghiera. Non si prega per ottenere ma per essere ascoltati. Questa è la forza, la grandezza intima della preghiera. Come nel coro delle tragedie greche, quando i giovanetti al tramonto cantavano e il loro canto andava dritto al cielo mentre oggi per le ragazze va di moda il book. Il suo consiglio? “Fotografatevi l’anima”

Poi una ironica filippica contro la pubblicità che atrofizza i cervelli. “Questi sono tempi in cui si comprano solo cose”. E si dichiara amico dell’olio di palma e nemico giurato delle fibre chiosando “Sono cinquanta anni che insegno greco e latino ma non ho ancora capito cosa sia il bifidus acti regularis”

Questa incursione nella contemporaneità viene addolcita dalle note di una ninna nanna dedicata a Francesca Canzone da lontano Il passero ti seguirà / Non sarai piccola sempre, piccola sempre / Ma ti seguirà, ti seguirà / Il falco ti difenderà / Non sarai debole sempre, debole sempre / Ma ti difenderà, ti difenderà / “Lontano” mi chiedi / “Ma dov’è questo lontano / Lontano è un paese che non ti do la mano / Com’è lontano questo lontano… 

Poi con Dentro gli occhi si infiamma il teatro E non verranno i briganti a derubarti di notte / perché tutti i briganti prenderanno le botte / non verranno i pirati ad abbordare la nave /perché tutti i pirati andranno in fondo al mare / non verranno i piemontesi ad assalire Gaeta / con le loro Land Rover con le loro Toyota / e se verranno gli indiani con i lunghi coltelli / noi daremo le botte le botte anche a quelli […]

E ancora il discorso sulle madri “ Non c’è amore più grande di quello di una madre” introdotto dalla canzone Vorrei essere tua madre Per amarti senza amare prima me / vorrei essere tua madre… e Due madri dedicata alle nipotine Nina e Cloe Nina due madri ti seguono,/ si specchiano dentro i tuoi occhi di cielo,/ innamorate dal giorno/ che ti hanno cercata e voluta davvero/ Cloe io so cosa pensi:/ due madri son tante,/ però siete in due,/ e si dividono a turno/ i tuoi sorrisi e le lacrime sue […]

Un altro tuffo nella storia della canzone italiana con le note un po’ nostalgiche di Milady e poi la più bella dichiarazione d’amore di un figlio a sua madre Che c’eri quando tornavo o non tornavo e mi leggevi negli occhi se avevo bevuto, cantato, fatto l’amore o girato per Milano da solo di notte… Che c’eri quando hai sopportato il mio morbillo e con trentanove di febbre recitavo “La cavalla storna” in delirio… Che c’eri quando una ragazza o una ferita, un sorriso come un lampo o una nuvola nera stavano attraversando la mia vita… Che c’eri a mettermi una chitarra in mano, a tenere nascosti in un cassetto i miei temi… Che c’eri a raccontarmi un’infanzia quando volevo uccidere Sergio in culla con un nocciolo in gola… Tu mi hai insegnato la dolcezze di vivere e perfino a dire le preghiere che mi sembravano ridicole allora, inutili suoni. E c’eri alla mia prima stentata canzone… E c’eri anche quando non erano fatti tuoi, che non t’andava mai bene niente e, in tutta onestà, un bel po’ di volte hai pure rotto, dolcemente, i coglioni. Tu c’eri sempre… È che io, io non c’ero, quando te nei se andata.
Struggente ricordo di un padre che ritorna ad essere figlio, seguito dalla parole della canzone Dimentica una cosa al giorno Dimentica una cosa al giorno,/ come i tratti di un disegno, /perché devi cancellarlo / prima che ti prenda il sonno, / quasi dopo tanto tanto amore, madre,/ non avessi amato mai […]

E ancora il discorso sulla felicità con la storia di Mohmmed el-Magrebi contenuta ne Le mille e una notte, perché la felicità fa dei giri strani ma a volte è proprio lì a portata di mano. Perché la vita è così e spesso non ci accorgiamo delle cose che abbiamo e tra queste la famiglia. La famiglia che accoglie, difende e protegge. La famiglia, luogo della tenerezza e della speranza e bisogna amarla perché è solo l’amore che consente di  superare le difficoltà.

E sono le parole di Sogna, ragazzo sogna E ti diranno parole rosse come il sangue, / nere come la notte; / ma non è vero, ragazzo, / che la ragione sta sempre col più forte / io conosco poeti / che spostano i fiumi con il pensiero, /  e naviganti infiniti / che sanno parlare con il cielo […] e Chiamami ancora amore e per la barca che è volata in cielo / che i bimbi ancora stavano a giocare / che gli avrei regalato il mare intero/ pur di vedermeli arrivare […], testo vincitore di Sanremo 2011, a terminare questo concerto di musica e parole, pensieri ed emozioni, nostalgia e speranza, memoria e felicità, passato e futuro. Un inno alla vita e all’amore in tutte le sue declinazioni.

Prima del bis, concesso generosamente dall’artista e dalla sua strepitosa band composta da Roberto Gualdi alla batteria, Masino Clementi alle chitarre, Antonio Petruzzelli al basso e dal maestro/direttore d’orchestra Lucio Fabbri al pianoforte e violino, Roberto Vecchioni riceve dal sindaco Paolo Mascaro una targa ricordo a nome della città mentre la Regione Calabria, rappresentata dal consigliere regionale Michele Mirabello, gli consegna un premio come ringraziamento per aver raccontato la Calabria antica alla Borsa del Turismo di Paestum.

Due canzoni storiche Luci a San Siro e Samarcanda chiudono il concerto.

Pubblico in delirio e standing ovation. Poi lo spettacolo continua nel foyer del teatro…

Giovanna Villella

[foto di scena Ennio Stranieri]

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