Eugenio Giambro, il vescovo di Nicastro col governo pastorale più lungo

In Fede&Spiritualità, StoriaPop On
- Updated
Vescovo Eugenio Giambro

Eugenio Giambro nacque a Calascibetta (EN) l’11 ottobre 1866 e qui fu ordinato sacerdote il 23 maggio 1891. Si trasferì a Nicastro per desiderio del vescovo Valensise il 21 novembre 1900 affinché insegnasse Teologia morale e Dogmatica nel seminario cittadino. Nel frattempo entrerà nel clero diocesano ricevendo il titolo di Canonico Penitenziere. Con l’episcopato di monsignor Règine (1902-1916), Giambro diverrà Rettore del Seminario e poi Vicario generale della diocesi.

Eugenio Giambro a Nicastro

Eugenio Giambro fu elevato alla dignità episcopale da Papa Pio X come vescovo della diocesi di Sarsina (Forlì), che resse dal 1911 al 1916, allorquando fu trasferito a Nicastro per succedere al Règine come vescovo.

Il suo episcopato vanta di essere fino ad oggi il più lungo della storia conosciuta della antica diocesi di Nicastro, in quanto durò 39 anni. Infatti nel 1955 – e all’epoca non esistevano ancora le dimissioni dei vescovi nel diritto canonico come oggi – con la nomina ad arcivescovo titolare di Cipsèla, fu indotto a dimettersi da vescovo di Nicastro. Ritornò in Sicilia, ove si ritirò nell’Oasi di Aci Sant’Antonio (CT) e dove morì il 17 febbraio 1960, novantaduenne. Su sua richiesta le spoglie mortali furono tumulate nella cattedrale di Nicastro ove attualmente riposano sotto il pavimento dell’Altare maggiore assieme a quelle di monsignor Perrone, vescovo di Nicastro dal 1642 che fece edificare l’attuale Cattedrale sita su corso Numistrano dopo il devastante terremoto del 1638 che distrusse la prima Cattedrale di epoca normanna.

Il governo episcopale di Giambro

Di Eugenio Giambro bisogna ricordare almeno tre aspetti del suo governo episcopale: la severità del suo governo, le opere materiali da lui volute e il tentativo di ridimensionamento delle tradizioni religiose diocesane negli anni trenta del XX secolo.

Nonostante Giambro fosse un ecclesiastico molto colto, buon conoscitore della Teologia e delle lettere, a causa di un carattere molto particolare rimase impressa nel clero e nel popolo la sua severità personale e di governo. Era una persona molto semplice nel privato e molto pia. Molto rigoroso con se stesso, pretendeva altrettanto dai suoi collaboratori, parroci e dai fedeli. Egli visse nel seminario vescovile di Nicastro dove oltre ad insegnare, consumava i pasti, pregava ed usciva con i giovani seminaristi. Egli incuteva timore reverenziale, per via della sua altezza fisica e per gli atteggiamenti ieratici con cui comunicava. Col clero ebbe rapporti molto formali e soleva comunicare con esso più per mezzo di decreti che col dialogo personale, con cui impartiva direttive soprattutto pastorali. Ossessionato che nelle parrocchie potessero venir meno parroci, fu fra i primi vescovi ad accogliere in diocesi candidati al sacerdozio provenienti da altre diocesi, soprattutto siciliane. Per questo motivo il Vaticano inviò un Visitatore Apostolico, il futuro arcivescovo di Milano, Alfredo Ildefonso Schuster, per controllarne la regolarità degli atti. Per dar prestigio alla sua diocesi nel 1942 richiamò da Roma il sacerdote e intellettuale don Luigino Costanzo, che nominò vicario generale della diocesi di Nicastro.

Diocesi Nicastro vescovo Eugenio Giambro

Sulla processione di Sant’Antonio

Fin dal 1919 fece riprendere le pubblicazioni di un periodico diocesano, il “Foglio ufficiale della diocesi di Nicastro”, che ebbe vita altalenante a causa delle pubblicazioni irregolari. Se in generale su questo organo di stampa Giambro dava indicazioni o spiegazioni di carattere morale e liturgico, in alcuni numeri si espresse anche su questioni extra-religiose come  nel 1926, allorquando, seguendo le direttive della Conferenza Episcopale Calabrese, scrisse una lettera pastorale dove dette chiare indicazioni sullo svolgimento della secolare processione di Sant’Antonio a Nicastro, col divieto tassativo da quell’anno di non appendere più denaro alla effige sacra, di fermarsi davanti le case, di eseguire canti a pagamento e di prolungare oltre il tramonto la processione. I nicastresi reagirono male a questi disposizioni, che rivoluzionavano consuetudini secolari, tanto che per il giugno 1930, in circa 500, fomentati da esponenti fascisti contrari al Concordato siglato l’anno precedente fra regime e Chiesa Cattolica, si recarono in massa sotto la sede dell’Episcopio, gettando pietre in direzione del balcone ove era l’ufficio di Giambro. Egli reagirà lasciando sdegnosamente la sua diocesi. Nelle pubblicazioni dal 1940 al 1942 Giambro non si pronunciò mai sulle terribili condizioni che la guerra affliggeva anche la sua diocesi, quasi come se il suo distacco dal mondo circostante fosse portato alle estreme conseguenze, mentre nei numeri dell’anno 1943 espresse in modo chiaro e netto la necessità che i fedeli e il clero della sua diocesi votassero e facessero campagna elettorale per quei partiti (la DC) che avessero a cuore le sorti della Chiesa e della sua libertà di azione, per arginare il percolo ateo e materialista del marxismo, mentre nel 1945 ribadì anch’egli nella sua diocesi ciò che aveva deciso la Conferenza Episcopale Calabrese attraverso una lettera pubblica, cioè che ci fosse una decisa formazione degli italiani alla Dottrina Sociale della Chiesa come argine alla diffusione del comunismo fra le popolazioni più povere del Meridione d’Italia, inclusa la Calabria

Le modifiche alla Cattedrale di Nicastro

Giambro ha lasciato alcune tracce architettoniche a Nicastro. A lui infatti si deve dal 1926 il mutamento della facciata e della scalinata della Cattedrale di Nicastro in stile neogotico e della costruzione ex novo della cupola, desideroso che fosse somigliante a quella della basilica vaticana di San Pietro a Roma, così come a lui si deve l’acquisto e la ristrutturazione dell’antico Palazzo vescovile del Vescovo di Martirano sito a Decollatura, che trasformò nella sede del Seminario estivo. Egli, in generale, ha organizzato l’ufficio Amministrativo e l’Archivio della Curia di Nicastro, nonché il restauro della santuario della Madonna di Visora in Conflenti.

Nonostante nel suo testamento avesse espresso chiaramente la celebrazione di esequie funebri modeste, questa sua volontà fu disattesa e un lungo corteo funebre passò su corso Numistrano in direzione della Cattedrale, che vide la presenza delle autorità civili, militari e religiose della diocesi e di una grande partecipazione di popolo, desideroso di omaggiare colui che fu il loro pastore d’anime per circa quarant’anni.

Matteo Scalise

Articoli Correlati

paola scialis-LameziaTermeit

Paola Scialis vittima di un incidente, se ne va una grande artista calabrese

Un’artista e una donna completa che se ne va via troppo presto (altro…)

Read More...
paolo mascaro-LameziaTermeit

Rescissione contratto tra Enel e Comune di Lamezia, Mascaro: “Notizia incredibile”

Il Comune passa in regime  di salvaguardia, le parole di Paolo Mascaro (altro…)

Read More...

Mobile Sliding Menu