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Eutanasia e testamento biologico: incontro con Giuseppe Englaro e Marco Cappato

Perugia – “Esiste un disegno di legge in discussione alla Camera e un testamento biologico che deve arrivare in porto”. Così la giornalista Francesca Fagnani ha introdotto l’incontro “La fine giusta, la parola giusta” andato in scena domenica durante la giornata finale dell’XI edizione del Festival Internazionale del Giornalismo.

A quarant’anni della prima proposta di legalizzazione, in una sala Raffaello gremita di persone si è discusso dei delicati temi dell’eutanasia e del testamento biologico con Giuseppe Englaro, padre di Eluana, la cui greve vicenda durata diciassette anni ha rappresentato un autentico caso giurisdizionale di autodeterminazione terapeutica, Marco Cappato, attivista per l’eutanasia legale, e Tommaso Cerno, direttore de L’Espresso.

Diretto e appassionato il contributo offerto da Marco Cappato, tesoriere dell’Associazione Luca Coscioni, da sempre vicino alle persone che si rivolgono a lui per il suicidio clinicamente assistito – circa 300 ogni anno. Cappato, citando l’ultimo caso di Dj Fabo Antoniani, esempio che ha spaccato l’Italia, ha sottolineato quanto il fatto dell’eutanasia non sia una questione di partiti pro o contro, ma che il nocciolo stia nell’abbattere l’illegalità dell’atto. “Lo Stato deve spendere per l’uguaglianza” e non rinunciare all’esercizio delle proprie possibilità.

Giuseppe Englaro

Tommaso Cerno, da sempre sensibile al tema, si è concentrato con piglio pungente sul caso Englaro, durato diciassette anni attraverso una selva di sentenze contraddittorie prima di arrivare, nel 2009, all’interruzione della nutrizione artificiale e alla morte naturale di Eluana. Da allora, però, non si è arrivato a nulla di nuovo perché, secondo il direttore de L’Espresso, i partiti politici hanno bisogno di discutere di questi temi etici per mantenersi in vita, per dare linfa vitale a un popolo deluso. “Giuseppe Englaro – dice Cerno – ha passato diciassette anni a chiedere al Parlamento di intervenire su questo tema, quello del fine vita, ma il Parlamento ha ritenuto questa una questione secondaria”. Cerno ricorda l’articolo 32 della Costituzione nel quale la Repubblica Italiana tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e garantisce cure gratuite agli indigenti senza obbligare nessuno ad avere alcun trattamento sanitario se non per disposizione di legge. Il direttore pone l’accento sull’assoluta importanza di decidere della propria vita: “Se un diritto è di tutti si chiama diritto, se un diritto è per pochi si chiama privilegio”.

Ma in quale fase si trova oggi il disegno di legge sul fine vita? Marco Cappato si dice speranzoso a riguardo: “Il Parlamento ora ce la può fare perché il disegno c’è, questo diritto già c’è, […] si tratta solo di trasferire questo diritto a tutti”. E rassicura: “Se non dovesse farcela noi andremo avanti continuando a lottare come abbiamo sempre fatto”.
Chiusa fiduciosa anche per Giuseppe Englaro: “Il Parlamento non ha scampo, prima o poi deve darci una risposta”.

Antonio Pagliuso

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