Festival internazionale del giornalismo, Gratteri: «Non possiamo buttare alle ortiche cinquant’anni di antimafia»

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Antonio Nicaso Nicola Gratteri

Da Perugia Nicola Gratteri parla dell’internazionalizzazione delle mafie.


Al Festival internazionale del giornalismo di Perugia, giunto alla sua dodicesima edizione, Nicola Gratteri, procuratore della repubblica di Catanzaro, e Antonio Nicaso, docente universitario e saggista, sono stati protagonisti dell’incontro denominato “I fiumi d’oro della mafia: dall’Italia al resto del mondo passando per l’Europa”.

La giornalista Amalia De Simone del Corriere.it – sensibile al tema della criminalità con le sue inchieste sparse in giro per l’Europa – ha condotto la discussione tenuta alla Sala dei Notari.

Mafie all’estero

Al centro della discussione con Gratteri e Nicaso, che da trent’anni fanno ricerca e scrivono in ensemble, il fenomeno dell’internazionalizzazione delle mafie nel mondo. La domanda dalla quale si parte è: perché la criminalità organizzata ha deciso di migrare all’estero? La risposta che dà la De Simone è chiara quanto sconcertante: semplicemente «perché ci sono delle leggi impreparate, perché alcuni paesi sono poco trasparenti dal punto di vista economico e finanziario.»

Riferimento che muove subito verso quella Germania dove non esiste il 416 bis; quella Germania dove la mafia letteralmente non è riconosciuta e quella Germania che è stata protagonista del caso più eclatante di presenza mafiosa all’esterno; parliamo della strage di Duisburg del 15 agosto 2007 che ha scoperto il vaso di Pandora sul fenomeno, sino ad allora passato troppo sottotraccia solamente perché non causava allarme sociale.
«Le mafie – sostiene Antonio Nicaso – sono molto più forti, molto più ricche quando non sparano. Ma questo concetto in Europa e nel mondo non è mai passato.»

Nicola Gratteri Festival del Giornalismo

L’Olanda al centro degli interessi della ‘ndrangheta

Ma non solo la Germania al centro degli interessi espansionistici dei clan. «L’Olanda è uno dei posti nevralgici per la ‘ndrangheta» dice Nicola Gratteri. I Paesi Bassi, infatti, grazie ai porti di Rotterdam e Amsterdam, sono una delle nazioni insieme alla Spagna tra le più importanti per quel che concerne lo stoccaggio della droga.
In Olanda «c’è una legislazione inadeguata e assolutamente impreparata a contrastare la criminalità.» Qui la malavita organizzata acquista tonnellate di cocaina fino a saturare il mercato. Nello specifico la ‘ndrangheta è leader in Europa nella vendita di cocaina all’ingrosso.
Come lo spaccio di sostanze stupefacenti, la ‘ndrangheta si muove anche in altri campi come quello della gastronomia. Le cosche calabresi «sono in grado di imporre anche il vino calabrese da consumare nei ristoranti tedeschi» afferma Gratteri.

I nuovi paradisi normativi

Antonio Nicaso aggiunge che la mafia non è solo una organizzazione criminale, ma «un sistema criminale», che trova la forza sui rapporti intessuti tra i mafiosi e i cosiddetti colletti bianchi.
Dalla sua trentennale esperienza negli Stati Uniti e in Canada, Nicaso ha parlato dell’anomalia della legge canadese: «Il Canada è l’unico paese del G7 dove gli avvocati non sono tenuti a denunciare le transazioni sospette.» E ancora il saggista: «Dopo i paradisi fiscali ora abbiamo i paradisi normativi» ovvero quei paesi dove le norme poste a contrasto del riciclaggio di denaro sporco e della criminalità sono parecchio leggere.

Si tratta di un riciclaggio non sofisticato però, perciò gli ‘ndranghetisti si rivolgono a economisti e maghi della finanza ed è facile capire perché la City di Londra sia diventata la zona dove le mafie riciclano di più. Anche nel Regno Unito il legislatore consente tacitamente.

L’Italia è un paese debole

Amarezza finale nelle parole del procuratore della repubblica Gratteri: «Noi abbiamo una Europa che si interessa di banche, di economia, ma non si interessa di sicurezza.» il problema criminalità riguarda tutto il mondo occidentale, ma l’Italia è fagocitata in Europa perché debole, perché non ha le forze per imporre il proprio sistema giudiziario per tutto il continente. «Ma non possiamo buttare alle ortiche cinquant’anni di antimafia.»

Gratteri e Nicaso hanno poi mostrato in esclusiva alcune immagini del reportage compiuto nella foresta amazzonica sulle tracce dei coltivatori di cocaina – gli unici tre paesi coltivatori in tutta la Terra sono Perù, Bolivia e Colombia. «La cocaina potrebbe scomparire dal mondo occidentale» se soltanto l’ONU si impegnasse a contrastare direttamente alla fonte il mercato.

Antonio Pagliuso
Foto Bartolomeo Rossi

 

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