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Il dito e la luna

La protesta è  rientrata. Per ora. Dopo quattro giorni, i migranti  hanno abbandonato l’area dinanzi al commissariato scelta  per manifestare contro il ritardo nel rilascio dei loro permessi di soggiorno.  A questa rivendicazione   poi era  stata  aggiunta quella determinata dalle condizioni di vita (a loro dire, non propriamente decorose) alle quali sarebbero costretti all’interno del  Centro di Assistenza Straordinaria (C.A.S.) di Lamezia Terme che li ospita.

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IL presidio è  stato sciolto nella giornata di ieri.  I migranti sono così rientrati  nella struttura in contrada  Pian del Duca, gestita dalla cooperativa Malgrado Tutto che, da qualche settimana, sta subendo il fuoco di fila aperto dalla trasmissione L’ Arena di Massimo Giletti.
Dovendo tener conto del fatto che sono ancora privi di regolare permesso di soggiorno, hanno ‘volontariamente’ scelto  di rientrare al centro evitando così di essere forzosamente trasferiti in uno dei Centri di Identificazione ed Espulsione  (C.I.E) sparsi per l’Italia che sono  (sostanzialmente) delle strutture detentive da dove passano per essere poi rimpatriati  nei Paesi di provenienza. A chiusura della manifestazione di protesta, la CGIL, il Circolo Argada di Rifondazione Comunista, l’Unione Sindacale di Base (U.S.B.), Altra Lamezia, Casarossa40 e Arci Lamezia hanno organizzato una conferenza stampa nel corso della quale, un giovane migrante,  ha dichiarato: “la protesta continuerà ad andare avanti fino a quando i nostri diritti non  saranno rispettati  e fino a quando la Malgrado Tutto non  inizia a trattarci da essere umani”.
L’ U.S.B. a sua volta ha annunciato che: “Sarà alta l’attenzione di tutti perché gli impegni siano rispettati e, in tutti i casi, il comitato che si è spontaneamente costituito, vigilerà e si terrà in contatto con i migranti per verificare che le condizioni siano davvero rispettate. Se ciò  non dovesse accadere, la protesta  riprenderà in modo ancora più determinato e deciso di prima”.12999519_1120035274727336_690593523_o
Intanto a Pian del Duca,  Stefano Conte (figlio del gestore Raffaello),  affiggeva in bacheca il registro per la raccolta delle firme degli ospiti del centro  e si dannava  l’ anima per l’ennesima penna intenzionalmente spezzata da qualcuno degli ospiti;;  Raffaello prendeva atto della necessità di fornire, ogni bagno turco, dell’apposito rubinetto per le abluzioni purificatrici  cui la cultura musulmana obbliga dopo l’espletazione dei bisogni corporali; Luana organizzava l’uscita per l’ acquisto degli alimenti;  Alessia, al computer, preparava schede da trasmettere in Prefettura; la cuoca Concetta e il giovane aiuto cuoco  Modu,  nella pulitissima cucina della cooperativa Malgrado Tutto, preparavano il pranzo giornaliero per i duecentoquaranta ospiti del centro.  Menù del giorno:  pasta con sugo alla bolognese,  pollo con  cipolle,  insalata  e frutta. Tutto  destinato ad essere  sistemato su vassoi di plastica bianca ordinatamente  disposti sui tavoli  gialli della mensa,  sedie gialle e lucidissime tovaglie in plastica con  stampa di bianche margherite su prato verde.
Peccato che molti, solitamente, preferiscano  portarsi il cibo in camera dove lo scaldano  con i fornelletti elettrici il cui uso, insieme a  tutto il resto, contribuisce a  determinare bollette  stratosferiche: 11.000 euro ogni due mesi.

Mariateresa Costanzo

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