Clapping. Teatro e dintorni

Il teatro rende liberi

Lamezia Terme, 6 maggio 2017. Teatro Comunale “F. Costabile”, in scena i musical Fame e Grease, risultato dei laboratori teatrali organizzati dalla Compagnia Teatrale “I Vacantusi” in collaborazione con la famiglia Federico in due scuole secondarie di I grado lametine, l’Istituto Comprensivo “S. Gatti” e l’Istituto Comprensivo S. Eufemia, per ricordare il piccolo Antonio Federico scomparso qualche anno fa. I laboratori, condotti dal regista Giovanni Carpanzano con l’ausilio e la collaborazione di Angela Gaetano, hanno visto coinvolti, per 7 mesi, 24 ragazzi dagli 11 ai 13 anni che, con costanza e passione, hanno saputo mettersi in gioco raggiungendo risultati sorprendenti nella messinscena di due spettacoli che, nell’immaginario collettivo, sono ormai dei cult.

Una sempre impeccabile Ketty Riolo introduce sul palco il sindaco Paolo Mascaro, l’assessore alla cultura Graziella Astorino, Nico Morelli e Walter Vasta, direttori artistici de “I Vacantusi” e Pippo Federico. Dopo i saluti istituzionali,  si apre il sipario sul primo dei due musical, Fame, con protagonisti gli alunni dell’I.C. “S. Gatti”.Aurora Curcio, Melissa Molinaro, Martina La Pusata, Alessia Giampà, Anna Maria Furfari, Alessandro Torcasio, Gianluigi Notarianni, Giovannino Greco, Mara Muraca, Simona Curcio, Gaia Pedone, Angelica e Giuseppe Carella entrano in scena con la freschezza e l’emozione della loro adolescenza. Si dispongono perfettamente sul palcoscenico e cominciano a ballare. Ognuno è cosciente del proprio ruolo: studenti che vogliono imparare a danzare, cantare, recitare; docenti rigidi ed esigenti. La High School of the Performing Arts di New York è una scuola durissima, con regole severe. Chi non le osserva è fuori. Ma il prezzo del successo è alto e può condurre perfino a gesti irrimediabili. In una scenografia minimale composta da più piani a simulare più palcoscenici che ospitano scene corali e a solo, i giovani interpreti riproducono in brevi dialoghi e in performance coreografiche, la fatica e i sacrifici a cui devono sottoporsi per realizzare i loro sogni. Gran carattere e bella presenza scenica quella di Aurora Curcio nella parte dell’autoritaria direttrice Miss Sherman, notevoli i numeri di ballo eseguiti con perizia tecnica da Melissa Molinaro e Martina La Pusata.

Poi un piacevolissimi intermezzo con un numero di clownerie come risultato del laboratorio con gli adulti diretto sempre da Giovanni Carpanzano e che ha regalato una parentesi di leggerezza e di allegria grazie alla capacità interpretativa di Samuele Chieffallo, Laura Chirumbolo, Emily Di Giorgi, Patrizia Vasta e Rosa Vergoni.
Un siparietto di lucido raso rosso nasconde un manipolo di clown pasticcioni dal naso color ciliegia: una primadonna altera e capricciosa “Sono un’attrice seria, IO!”, una simpaticissima panterona rosa dispettosa e imbranata, una deliziosa topolina birichina, un Romeo in tuta mimetica e una Giulietta spilungona modello ballerina di Siviglia. Questi, tra francesismi, citazioni colte e grammelot, magniloquenza e declamati patetici, movimenti frenetici  e immobilismi granitici, a solo e quadri di insieme si divertono a invertire l’ordine delle cose inventando un universo di vita gioiosa ed elementare che ha l’apparenza di una catastrofe ininterrotta. Il congedo, in un tripudio di risate e applausi, sulle note di Vivaldi in un remix de “Le quattro stagioni” e di un Prokfiev d’antan con alcuni brani di “Pierino e il lupo”.

Il secondo spettacolo realizzato con gli alunni dell’I. C. S. Eufemia è la messinscena di Grease, altro intramontabile musical. Le celeberrime canzoni interpretate da John Travolta e Olivia Newton-John quali Grease, Summer Nights, Hopelessly devoted to you, You’re the one that I want, Sandy, Greased Lightnin’, qui riproposte nella versione italiana ed eseguite rigorosamente dal vivo, rivelano il talento dei due giovani protagonisti Manuel Renda nella parte di Danny e Emilia Trichilo nel ruolo di Sandy, ma bravissimi anche tutti gli altri ragazzi Christian De Cesare, Emanuele Iannazzo, Marco Procopio, Kautar Stranges, Alessia De Cesare, Elvira Arzenti, Mariarosaria Muraca e Irene De Pace che hanno saputo gestire, con sicurezza, dialoghi e spazio scenico mentre le menzioni speciali vanno a Simona Delfino che nel ruolo di Rizzo ha dimostrato il carattere e la disinvoltura di un’attrice consumata e a Fatima Zerouri, la preside dall’anima rock, per la grinta, l’energia e la memoria dimostrate durante il suo monologo di incoraggiamento ai ragazzi. Insomma, una performance corale recitata con brio, vivacità e ritmo. Belli anche i costumi e le acconciature Anni ’50 e il trucco realizzato da Gemma Carpanzano.Nel finale il balletto della compagine al gran completo sulle note di Greased Lightnin’ con grande partecipazione del pubblico che tributa una meritata standing ovation.

Un bravo al regista Giovanni Carpanzano che, in questo faticoso ma esaltante percorso realizzato insieme con ragazzi che mai avevano calcato le scene, ha saputo lavorare in funzione delle caratteristiche e delle specificità di ognuno, valorizzandoli tutti e traducendo in messinscena,  con agilità rappresentativa e facilità di linguaggio, due spettacoli estremante complessi.  E un encomio ad Angela Gaetano che ha affiancato il regista durante tutto il progetto e che, con dolcezza e pazienza, ha saputo accogliere, consolare, incoraggiare e guidare tutti i ragazzi durante i tanti momenti di sfiducia e di fragilità.
Tuttavia, al di là del risultato artistico della performance e dell’importanza del linguaggio teatrale all’interno  dell’attività didattica quale strumento di sensibilizzazione per un particolare prodotto culturale, occorre sottolineare soprattutto la valenza sociale e l’importanza pedagogica e formativa di questi laboratori che hanno offerto a tutti i ragazzi una opportunità di crescita personale. “Fare teatro” nelle scuole significa costruire una realtà permanente in grado di generare confronto, relazione e supporto. Significa trasformare i ragazzi da spettatori passivi a soggetti attivi, permettendo loro di diventare parte integrante nello svolgimento della rappresentazione facendo leva sulla loro capacità di utilizzare, in maniera autonoma e creativa, le tecniche acquisite attraverso la caratterizzazione o la “trasformazione” di un personaggio; di rielaborare e interpretare un testo in modo personale; di creare azioni sceniche da proporre ad un uditorio; di poter trasmettere e condividere con un pubblico le emozioni che un testo suggerisce. In tale contesto “fare teatro” significa, dunque, concorrere alla crescita globale della loro personalità affinché, sbloccando le loro inibizioni e raggiungendo una più compiuta conoscenza di sé stessi, possano esprimere al meglio le loro potenzialità artistiche, espressive e comunicative. Solo in tal senso si potrà operare un cambiamento socio-culturale reale e combattere quei fenomeni quali il disagio e la devianza giovanili attraverso interventi tesi ad arginare situazioni che spesso determinano atteggiamenti di apatia e demotivazione verso lo studio o addirittura l’abbandono scolastico.
Un plauso, quindi, ad Anna Maria Rotella, D.S. dell’I. C. “S. Gatti” e a Fiorella Careri, D. S. dell’I. C. S. Eufemia che, insieme alle professoresse Marilia Materasso e Francesca Scarpino, hanno accolto con entusiasmo questo progetto e un grazie ai Vacantusi  e alla famiglia Federico che, nel ricordo di Antonio, proseguono con tenacia e passione in questo percorso di formazione e di crescita nei confronti di coloro che saranno i cittadini di domani affinché il teatro possa diventare il luogo dell’incontro, del confronto, della socialità, della libertà e del superamento delle differenze.
Bravissimi tutti!

Giovanna Villella

[foto di scena Ennio Stranieri]

 

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