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Illustrata all’Uniter la dimensione umana e poetica del lametino Dario Galli

La dimensione umana e poetica del lametino Dario Galli è stata messa in luce dal presidente dell’Uniter Italo Leone attraverso la disamina del volume “Le opere di Dario Galli”, curato e pubblicato a proprie spese dai figli del poeta Davide e Donatella, secondo il percorso cronologico di composizione desiderato dal padre.

Dario GalliInfatti «il libro, comprensivo di opere edite ed inedite, è suddiviso in base alle indicazioni lasciate per iscritto dallo stesso poeta quando era in vita» ha esordito il presidente Italo Leone ricordando «la ricchezza di umanità di Dario Galli, l’arguzia e la capacità di rievocare i sentimenti, il paesaggio, i personaggi di un’epoca che ha visto la rapida trasformazione del nostro Paese in una moderna città»  e i numerosi riconoscimenti, anche a livello internazionale, per la pubblicazione di molte raccolte di liriche del poeta in lingua italiana e in vernacolo nicastrese.
Dario GalliLa città di Lamezia Terme, consapevole della valore della poesia di Dario Galli, gli ha intitolato una strada ed ha affisso una lastra marmorea sul muro della casa, in Via Trieste, dove abitava.
Numerosi gli altri riconoscimenti tra cui quello dei Presidenti della Repubblica Italiana Antonio Segni e Giovanni Gronchi e di istituzioni culturali italiane e straniere.
Negli anni sessanta Galli fondò, con sede nella Biblioteca Comunale, l’Accademia Internazionale Neocastrum e allacciò rapporti di stima ed amicizia con noti poeti come Salvatore Quasimodo e Pier Paolo Pasolini.
Dario Galli, nato a Nicastro il 1° marzo 1914 in uno dei quartieri antichi della cittadina, l’Ariella, e scomparso a Catanzaro il 24 ottobre 1977, partecipò attivamente agli eventi del tempo come quello della  seconda guerra mondiale. Terminato il conflitto, dopo aver insegnato Educazione Fisica al Liceo “Francesco Fiorentino” si impiegò presso il Banco di Napoli, adattandosi ad un lavoro certamente non consono alle sue naturali tendenze.
Il presidente Leone si è soffermato particolarmente sulla poetica di Dario Galli e sui temi fondanti della sua poesia che «attraversa  – ha precisato – tutto l’arco di tempo che va dalla fine degli anni trenta agli anni sessanta registrandone non solo i mutamenti storici e sociali ma riflettendo anche una maturazione umana e poetica che permette al poeta di esprimere i sentimenti e i ricordi con una sua specifica voce».
Le vaste tematiche abbracciano sia le poesie civili che le memorie familiari e paesane (Ad un cappellano militare, La pansé, Sole negli occhi, Vecchio Corso), come pure quelle che evocano ritratti e macchiette (La zia Cristina, Il terno al lotto, La giarrettiera, Signorinella nicastrese) o dinamiche socio-economiche in atto o i segni dei nuovi tempi: poesie tutte prive di ogni traccia di indignazione o denuncia sociale.
Per esprimere questa realtà Galli crea di sana pianta un nuovo strumento linguistico capace di coglierne le sfumature: il dialetto nicastrese che ancora non aveva una sua tradizione letteraria dialettale se si escludono alcune poesie popolari di forma satirica ben lontane da ogni intento che non fosse l’attacco a persone e situazioni.
«In realtà – ha sostenuto il presidente – un precedente letterario di una trentina di anni prima c’era stato: la raccolta di liriche intitolata “Assaggi” del nicastrese Antonio Mannis pubblicata nel 1929. Prima di lui c’era stato Pietro Antonio Marasco che scrive in un dialetto misto tra la parlata di Decollatura e quella di Nicastro».

Lina Latelli Nucifero

[Foto: Dario Galli (Giovane)
Foto: Italo Leone]

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