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La solitudine dell’eroe

Sebastiano Lo Monaco - UlisseVenerdì 17 marzo 2017, Teatro Comunale Grandinetti.
In scena, per la Stagione di Teatro 2016.2017 organizzata da AMA Calabria con il Patrocinio dell’Amministrazione Comunale, L’Ulisse.

Il mio nome è Nessuno tratto dal romanzo di Valerio Massimo Manfredi, con Sebastiano Lo Monaco e Maria Rosaria Carli, adattamento di Francesco Niccolini, regia di Alessio Pizzech.
Il buio avviluppa la scena. Una barca ormeggiata e un uomo stanco che le giace accanto. Sebastiano Lo Monaco - UlisseÈ Ulisse, re di Itaca “Come ho fatto a non riconoscerne il profumo?”
E inizia il racconto che scivola sull’acqua, quell’acqua che lo ha visto partire, patire e ritornare.
Sempre magnifica presenza Sebastiano Lo Monaco che dà corpo e voce a Ulisse, figlio di Laerte, “colui che è odiato dai nemici”. E il mito diventa presenza permeante e operante ora, sempre.

Sebastiano Lo Monaco - UlisseUna voce profonda, a tratti cupa, leggermente amplificata da un microfono che le dà risonanze lontane.
Le sue parole vibrano veloci, alte, sonore e musicali come una partitura perfettamente orchestrata, accompagnate da qualche movimento o passo di danza. Il respiro, a volte, si avverte irto, come cavato dalle viscere di un luogo (di un corpo) desolato. Enfasi e retorica esibite con eleganza, senza eccessi perché il racconto si svolge per sottrazione.
E il suo cuore di eroe mostra i suoi turbamenti nel ricordo di brandelli di storie passate. Il suo viaggio a Sparta, il suo rifiuto di fidanzarsi con Elena “il fidanzamento deve essere una festa non una guerra.Sebastiano Lo Monaco - Ulisse Elena appassirebbe su quell’isola rocciosa”, il suo incontro con Penelope e quel suo gesto tenerissimo di prenderle una ciocca di capelli per sentirne il profumo, la ritrosia di lei e poi il loro ritorno ad Itaca da sposi e quel talamo nuziale incastonato in un ulivo antico ed evocato come promessa di amore eterno.
Poi, nella cornice onirica che ha cadenza da poema epico, con controscene, repentina immobilità delle figure, dilatazioni/contrazioni del tempo e del gesto che asseconda, talvolta. movimenti marionettistici, le dramatis personae entrano in scena attraverso un solenne velo-sipario bianco.
Uno stesso spazio abitato da personaggi – interpretati con grande pathos da Turi Moricca e Gianluca Pantosti – sempre appena riconoscibili che si travestono e nascondono tra le pieghe della drammaturgia.
Il furioso Menelao e il titubante Achille che non vuol partire “Due destini: partire, morire giovane ed essere ricordato per sempre oppure non partire e vivere nell’oscurità” ma “È la gloria l’unica luce dei morti!” E poi la morte di Patroclo, il duello tra Ettore e Achille, la morte di Achille per mano di Paride “Paride, il più vigliacco dei principi troiani uccide il più grande degli eroi”, il lamento di Teti che sale dall’oceano, la furia di Aiace, il cavallo, l’inganno. La distruzione di Troia.
Sebastiano Lo Monaco - UlisseE, sempre sull’eco della memoria, Ulisse rievoca la furia di Poseidone, l’oblio del fiore di loto, il ciclope stupido con un occhio solo, la morte dei suoi uomini, la bellezza di Circe, il canto delle sirene e la ferocia di Scilla e Cariddi fino a recuperare il tempo (presente) del suo ritorno ad Itaca sotto le spoglie di un mendicante.
Qui l’incontro con il figlio Telemaco e la sua sposa. L’uccisione dei Proci e la ricomposizione di quel microcosmo familiare smembrato e lacerato per 20 anni che si sustanzia in quella posa plastica finale che tanto ricorda la “Sacra Famiglia” e si compendia nella chiosa ultima “Io che sono tutti e chiunque. Io che sono Nessuno.”
Sebastiano Lo Monaco - UlisseIn questo mondo al maschile che sa di sangue e sudore, l’universo femminile è affidato alle tante donne della poliedrica e vibrante Maria Rosaria Carli che, nell’espace d’un matin, cambia registro, abito (rosso, bianco, nero) e natura: la furibonda e bella Elena, “Eleandros, Elenaus, Eleptopolis”, Elena rovina degli uomini, delle navi e delle città. Elena il veleno. Elena la spada che si pianta nella carne.
La Penelope giovane e sognatrice e quella matura e provata dalla vita e poi Athena, la dea dalle labbra perfette e dal volto coperto. È lei che rappresenta l’ordine divino, causa di sofferenze e di disastri “Noi preferiamo che la guerra continui per il nostro diletto!”
Elmi e corazze di un esercito (invisibile) calano dall’alto, come carcasse di pupi, a popolare le scene di battaglia mentre l’orchestra di fiati Work in Progress del Conservatorio Perosi di Campobasso, composta da Clara Galuppo, Giuseppe Natilli, Marco Fratini, Nicola D’Imperio, Isidoro Grasso, Valerio Gianferro, Elio Mancini, Carmine D’Alena, irrompe sulla scena come un coro greco accompagnando e commentando con le musiche originali, composte da Dario Arcidiacono e Davide Summaria, il racconto dell’eroe.
Un mix di sonorità mediterranee con echi balcanici dove la ruvidità dei fiati e degli ottoni delle fanfare di paese incontra le litanie bizantine della pietà popolare, il pop-rock contemporaneo e l’eleganza del jazz a sottolineare scene d’amore e morte, di matrimoni e di funerali e a dar voce a tutti gli elementi della natura.
Una straordinaria capacità di sublimare materiali della tradizione e di proiettarli, grazie all’incontro con i linguaggi contemporanei, in una dimensione, onirica, fantastica e lirica.
La solitudine dell’eroeLa scrittura e l’adattamento drammaturgico di Francesco Niccolini ci restituiscono un Ulisse contemporaneo, molto più uomo che eroe in cui prevale un senso di smarrimento, di inconsistenza, di svuotamento “Da quanto tempo sto viaggiando… i giorni… non riesco più a contare i giorni, i mesi, gli anni… Da quanto tempo non vedo la mia terra, il mio mare, la mia sposa, mio figlio… l’unico figlio… Sono un re… Sono un re senza regno, senza sudditi, senza amici eppure sono ancora vivo…” Ulisse/Sebastiano è soldato malinconico per le sorti di una guerra incomprensibile “Possibile questo massacro per una sola donna?”; è uomo che tenta la mediazione e non lo scontro “Andiamo a Troia e parliamo con Priamo. Dobbiamo ragionare”; è marito e padre innamorato “Suonate, cantate il matrimonio tra una regina e il suo re…” Nel suo viaggio a ritroso nel tempo ritroviamo storie e sofferenze di questi nostri giorni di barbarie.
Così il Tragico assolve all’indifferenza del dolore altrui e alla grecità che pervade il romanzo di Valerio Massimo Manfredi, la riduzione teatrale di Niccolini innesta frammenti di Sicilia che la rigorosa e poetica regia di Alessio Pizzech trasmuta sulla scena in suoni e segni/simbolo.
Suggestivo il disegno luci di Nevio Cavina. Evocativi e originali i costumi di Cristina Da Rold.

Giovanna Villella

[foto di scena Ennio Stranieri]

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