Lo snobismo, figlio del ‘48

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Vento di libertà da una parte, Aria fritta dall’altra: meno male che c’è il Latinorum, che rimette le carte in regola!

Ciononostante, gli snob parlano come se avessero generato i loro antenati (Herbert Agar), anche se a smascherarli è l’eco dell’Antico, sufficiente a ridimensionare l’atteggiamento e a rinvenirne i retroscena di una storia, insabbiata dalla loro volontaria smemoratezza. Intanto, in Europa il malcostume si è diffuso grazie all’opera The Book of Snobs (1848) di William Makepeace Thackeray: il libro principe che li consacra ego-divini dalla puzzetta sotto il naso. Eppure, uno scheletro nell’armadio, con voce cavernosa da zombie, grida al ciabattino, che è il significato primigenio della parola, cui è seguìto, in seguito, quella di «persona non fine, non adeguata a un ambiente colto e raffinato».

Alla faccia!!Miserabile e delocalizzato pure, ma non osa ricordarselo! Preferisce, piuttosto, la prosopopea dell’inganno, suggestivo ed orrifico, di un luogo ariostesco: “Avea piacevol viso, abito onesto, / un umil sì benigno e sì modesto, / che parea Gabriel che dicesse: Ave. / Era brutta e deforme in tutto il resto: / ma nascondea queste fattezze prave / con lungo abito e largo; e sotto quello, / attossicato avea sempre il coltello”  (Canto XIV dell’Orlando furioso). Il sipario cala, quando la restituzione semantica da il colpo di grazia ai tanti sepolcri imbiancati,  sparsi ormai un po’ ovunque, di qua e di là, e lì sì che sono veramente cavoli amari! Il termine, infatti, pare essere un’abbreviazione della locuzione latina s(ine) nob(ilitate) «senza nobiltà», oppure, stando all’ipotesi, formulata da Alfredo Panzini nel Dizionario moderno (1908): «Snob è voce di incerta etimologia. Nobs, abbreviazione di filius nobilis, dicevasi nei collegi dei giovanetti patrizi; coloro che vi si accostavano o ambivano accostarsi erano detti quasi-nobs, indi snobs». Insomma, lo snobismo è circondato dal comico. Ma non lo sa.(Giuseppe Pontiggia)! Meglio fare a questa compagnia comica, indegna di un teatro aristofanesco, una lavata di capo, perché le shampate di prima mattina, evidentemente, specchiano una superiorità adulterata, e poco adulta, acciderba!

Comunque, diceva John Russell duca di Bedford: Lo snobismo si può definire all’ingrosso il piacere di guardare gli altri dall’alto in basso. E il mondo è costruito talmente bene che tutti troviamo sempre qualcuno da guardare dall’alto in basso. Senza orizzontalità, non c’è retta via, ma Selve oscure, come quella dantesca: Ahi quanto a dir qual era è cosa dura.

Ergo, inutile est!

Prof. Francesco Polopoli

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