Eventi&Cultura

A Locri la Giornata Nazionale della Memoria e dell’Impegno in ricordo delle Vittime della Mafia

*di Valeria Folino

La città di Lamezia Terme a fianco di numerose rappresentanze da tutta Italia per la manifestazione promossa da Libera, in ricordo delle vittime innocenti di mafia.
Giornata Nazionale della MemoriaIstituzioni, associazioni, sindacati, scuole e cittadini: tutti in prima linea a Locri contro la criminalità organizzata.
Un lungo elenco di donne e uomini, bambini, giovani e anziani ha risuonato anche quest’anno nella piazza di Locri, in contemporanea con 4000 luoghi in tutta Italia: ricordare, nome per nome, tutti gli innocenti morti per mano della mafia costituisce un segnale importante per smuovere le coscienze di tutti, generando impegno e giustizia nel presente.
Dal 1996, grazie a Libera – Associazioni, nomi e numeri contro le mafie, si celebra nel primo giorno di primavera una giornata in memoria delle vittime innocenti delle mafie, ma da quest’anno la manifestazione ha un valore in più.
Infatti, con la Legge 8 marzo 2017 n. 20, è stata istituita nella data del 21 marzo la Giornata Nazionale della Memoria e dell’Impegno in ricordo delle Vittime delle mafie: l’importante evento promosso da vent’anni da Don Luigi Ciotti con Libera, in collaborazione con l’altra importante associazione Avviso Pubblico, è così diventato un appuntamento istituzionale di alto valore politico e civile per il Paese.
“ Perché in quel giorno di risveglio della natura – sottolinea Libera – si rinnovi la primavera della verità e della giustizia”.
La legge in questione è stata approvata dalle Camere  grazie al lungo lavoro di Uil, Cgil e Cisl con le Associazioni Libera, Avviso Pubblico e Legambiente e dopo l’appello rivolto al Governo e al Parlamento degli stessi sindacati ed enti per una rapida approvazione di questa e altre importanti leggi, al fine di rafforzare la prevenzione e il contrasto alle mafie e alla corruzione.
Memoria e impegno sono, dunque, le due parole cardine di questa giornata: memoria delle vite spezzate e impegno della politica, delle istituzioni ma anche di tutti i cittadini, un impegno che, tiene a specificare in una nota la Uil, “come Organizzazione sindacale e ognuno individualmente, si deve mettere nell’azione quotidiana per la promozione dei diritti e della legalità in ogni contesto del vivere”.
Oltre 100 pullman oggi hanno portato studenti di scuole di tutta la Calabria alla manifestazione a Locri che ha visto la partecipazione del Presidente del Senato Piero Grasso e del Ministro della Giustizia Andrea Orlando. Questa significativa presenza di oggi è stata preceduta nella giornata di domenica 19 marzo, dall’incontro, sempre a Locri, del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella con i familiari delle vittime.
« Tutta l’Italia – ha detto il Capo dello Stato ai familiari delle vittime – vi deve solidarietà per il vostro dolore, rispetto per la vostra dignità, riconoscenza per la vostra compostezza, sostegno per la vostra richiesta di verità e giustizia.
La lotta al fenomeno mafioso
– ha aggiunto Mattarella – non avrebbe potuto raggiungere livelli così alti senza una profonda consapevolezza dei nostri concittadini senza un forte cambio di mentalità, senza la promozione di una nuova cultura della legalità.
I giovani e le associazioni della società civile, come Libera, e tante altre, sono stati tra i motori di questo radicale e indispensabile cambiamento».

La celebrazione della XXII Giornata Nazionale della Memoria e dell’Impegno in ricordo delle Vittime delle mafie è iniziata sul lungomare di Locri con la partenza, alle ore 9, di una marcia che si è conclusa in Piazza dei Martiri, dove sono stati letti i nomi di 950 vittime delle mafie: storie di semplici cittadini, giornalisti, poliziotti, carabinieri, magistrati, politici, sindaci, commercianti, imprenditori, e sindacalisti.
Non c’è categoria, infatti, che la mafia non abbia preso di mira.
Al corteo ha aderito la Regione Calabria con l’intervento anche del Presidente della Regione Mario Oliverio:
«La Locride – ha dichiarato  il Governatore – rappresenta una parte importante della nostra regione per le risorse che esprime, per la sua storia e per le sue antiche radici culturali ma, soprattutto, perché qui vive una Comunità aperta ed accogliente che, nella stragrande maggioranza, è composta da uomini e donne oneste e laboriose, pronte a sacrificare la vita per difendere la propria dignità.
Questa Comunità, che ha potenzialità enormi per rialzarsi e riprendere il cammino ha pieno diritto di guardare con speranza e fiducia al futuro».

Insieme ai cittadini, tra i sindacati in prima linea nel ricordo delle vittime di mafia, anche la UIL. “La UILCOM Calabria non poteva mancare a questo importante avvenimento svoltosi a Locri.


Siamo al fianco dei lavoratori e dei cittadini tutti per dire no alla criminalità organizzata e si allo stato, si al lavoro, si alla libertà” ha commentato il lametino Stefano Caparrotta della Segreteria Regionale Uilcom Calabria.
Presente anche il segretario Nazionale UIL, Barbagallo Carmelo. Di seguito, la dichiarazione rilasciata durante il corteo.

Nell’ambito dell’iniziativa, sono stati organizzati numerosi eventi tra cui una serie di seminari tematici. Tra i vari dibattiti nel Teatro del Palazzo della Cultura, ricordiamo “Libertà di stampa tra minacce e querele temerarie.
Il contributo dei giornalisti italiani nella lotta alle mafie” con la presenza del ministro Orlando e del segretario generale aggiunto del sindacato giornalisti Carlo Parisi; o ancora “Gli enti locali contro le infiltrazioni mafiose tra appalti e protocolli di legalità” con la presenza di Antonio Viscomi, vicepresidente della Regione Calabria e componente il direttivo di Avviso Pubblico.

Presente alla manifestazione, fisicamente e moralmente a fianco di Don Ciotti, è stato anche Rocco Mangiardi, l’uomo che ha detto no al pizzo e ha puntato il dito contro chi lo pretendeva. Proprietario di un negozio di autoricambi a Lamezia Terme e testimone di giustizia, Rocco Mangiardi, con le sue dichiarazioni e con il suo coraggio, ha fatto arrestare e condannare esponenti della cosca Giampà.
Uno dei pochi che, nella terra di ‘Ndrangheta, ha avuto la forza di denunciare i suoi estorsori  e poi, con dignità, ha deciso di rimanere comunque sul territorio. Un esempio di onestà e coraggio per tutti i lametini, calabresi e italiani, Mangiardi  da tempo porta il suo esempio alle nuove generazioni, testimoniando la sua storia nelle scuole.

Anche la città di Lamezia Terme ha aderito, con orgoglio, alla manifestazione: in prima fila, era presente il sindaco Paolo Mascaro in nome e per conto della cittadinanza tutta. Al suo fianco, anche Rosario Piccioni.

Tantissime le delegazioni e le rappresentanze da Lamezia Terme ma, soprattutto, tantissimi giovani tra cui anche il gruppo scout di Lamezia Terme.

Una giornata, quella di oggi a Locri, che ha visto non solo memoria e testimonianza, ma, soprattutto, partecipazione attiva; non solo convegni e tavole rotonde, ma anche sensibilizzazione dei cittadini a comportamenti e impegno quotidiano nella società per la lotta contro la criminalità organizzata e la corruzione.
«Mettiamo da parte le divisioni, i protagonismi – ha sostenuto Don Ciotti – mettiamoci di più in gioco per il bene comune, per la libertà e la dignità di questo Paese.
Lo dico con convinzione. Ci sono stati progressi da valorizzare ma anche ritardi, omissioni, promesse non mantenute.
Misure urgenti sono state rinviate, o approvate solo dopo compromessi al ribasso. Insieme alle mafie, il male principale del nostro Paese resta la corruzione. E corruzione significa questo: che tra criminalità organizzata, criminalità politica e criminalità economica è sempre più difficile distinguere
– ha continuato il presidente di Libera – ce lo dicono anche quelle inchieste dove i magistrati faticano a individuare la fattispecie del reato. Hanno in mano strumenti giuridici istituiti prima che quest’intreccio criminale emergesse con forza.
Dobbiamo rompere questo intreccio! Le mafie non uccidono solo con la violenza: vittime sono i morti, ma vittime sono anche i morti vivi, le persone a cui le mafie tolgono la speranza e la dignità.
Il lavoro, la scuola, la cultura, i percorsi educativi, i servizi sociali restano il primo antidoto alla peste mafiosa.
La nostra Costituzione è il primo dei testi antimafia! Ecco allora che la memoria non può essere un esercizio retorico. I vostri cari non sono morti per una targa, una corona di fiori, un discorso celebrativo. Sono morti per la nostra libertà, per un ideale di giustizia e democrazia che abbiamo il compito di realizzare.
Un’ultima parola voglio rivolgerla agli uomini e alle donne della ‘ndrangheta, delle mafie. Ma che vita è la vostra?!».

Il fondatore e ispiratore di Libera Don Ciotti proprio ieri, a 24 ore dalla giornata di oggi in ricordo delle vittime di mafia ma anche a 24 ore dall’intervento di domenica del Presidente Mattarella, è stato vittima di atti intimidatori da parte di “anonimi”.
“Don Ciotti sbirro” e ancora “Più lavoro meno sbirri”, due scritte inquietanti comparse sul muro dell’arcivescovado di Locri. Un’altra “Don Ciotti sbirro siete tutti sbirri” era apparsa vicino alla scuola Maresca.
Le ingiurie hanno ricevuto la condanna unanime di tutte le istituzioni e Rosy Bindi, presidente della commissione Parlamentare Antimafia, così si è espressa: «Piena solidarietà a Don Luigi Ciotti, al Vescovo di Locri, ai volontari di Libera e soprattutto a tutti i familiari delle vittime di mafie che sono i veri bersagli di un messaggio chiaramente intimidatorio». Anche il sindaco, nell’immediatezza dell’accaduto, ha commentato: “Meglio sbirri che ‘ndranghetisti”.
Alla luce dell’ennesimo e vile atto nei confronti di chi, come Don Ciotti, da sempre rappresenta un simbolo della lotta antimafia in Calabria e nel il Paese intero, la giornata di oggi acquista un significato ancor più forte e rilevante per l’intera società, istituzioni e cittadini.
Dalla indignazione e dalla rabbia del presente, dal dolore e dal ricordo delle vittime innocenti cadute sotto i colpi della violenza mafiosa, si può e si deve ergere la forza per andare avanti, con fermezza, verso la legalità e  per portare avanti, con durezza, la lotta alla criminalità organizzata.
Le migliaia di giovani, scesi oggi in piazza a Locri, rappresentano i semi della speranza per un futuro migliore libero dal cancro della mafia.

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