Cronaca

Operazione “The Jackal”, 6 arresti per furti ed estorsioni – I NOMI + VIDEO

Sei arresti per reati collegati ad armi e furti di auto.

Nelle prime ore della mattinata odierna personale della Polizia di Stato di Catanzaro con l’ausilio di equipaggi del Reparto Prevenzione Crimine “Calabria Centrale” di Vibo Valentia, nell’ambito dell’operazione “The Jackal”, ha eseguito 6 misure cautelari a carico dei pregiudicati catanzaresi:

  1. BEVILACQUA Alessandro, cl 85;
  2. BEVILACQUA Stefano, cl 87;
  3. PIRRONCELLO Elio, cl 92 ;
  4. MARTINO Francesco, cl 70;
  5. PASSALACQUA Antonio, cl 73;
  6. PASSALACQUA Annunziata, cl 66.

ritenuti responsabili, a vario titolo, dei reati di furto aggravato, porto e detenzione di armi, ricettazione, riciclaggio ed estorsione.

Operazione “The Jackal”

Le attività investigative condotte dalla Squadra Mobile, coordinate dal Procuratore Aggiunto Dr Giovanni BOMBARDIERI e dal P.M. Dr Vito VALERIO, con la supervisione del Procuratore Capo Dr Nicola GRATTERI, hanno consentito di accertare l’esistenza di un gruppo di soggetti che si sono resi responsabili della consumazione di delitti in materia di armi, nonché di furti di ogni specie di beni, con particolare predilezione per le autovetture, destinate ad essere oggetto e strumento di pretese estorsive.

I reati predatori commessi dagli odierni indagati, sono stati realizzati valendosi di vari e diversi complici, impadronendosi di ogni tipo di merce con un valore commerciale che potesse garantire un immediato guadagno, spiccando tra i delitti i furti di armi (detenzione, trasporto e rivendita illegale o la detenzione con lo scopo di utilizzarle in altre attività delittuose) e di autovetture. Gli uni e gli altri sono stati messi a frutto tramite la successiva messa in commercio con la conseguente compravendita illegale delle armi e con  la realizzazione, per le auto, della pretesa estorsiva verso i derubati, del pagamento del prezzo del riscatto, pena la mancata restituzione del bene sottratto.

L’indagine prendeva le mosse da un evento delittuoso di indubbia gravità risalente al dicembre del 2014, allorquando un gruppo di malviventi si introduceva in un’abitazione sita in Catanzaro e vi sottraeva 6 fucili, 3 pistole e 10 cartucce, in perfetto stato d’uso, legittimamente detenuti e debitamente custoditi dal proprietario in una cassaforte. Nel corso delle indagini emergeva che i malviventi avevano commesso il delitto scassinando l’auto del derubato mentre questi si trovava dal barbiere ed appropriandosi così di un mazzo di chiavi, tra le quali quelle della abitazione della vittima del furto e quelle dell’armadietto blindato dove lo stesso teneva le armi. L’attività di indagine veniva prontamente avviata, nel tentativo di risalire ai malviventi, escutendo persone informate sui fatti ed acquisendo i filmati registrati di alcune telecamere poste nei pressi del luogo in cui si era consumato il furto. Le indagini consentivano agli investigatori di ricostruire l’accaduto, sfruttando in particolare le immagini registrate delle telecamere installate da alcune attività commerciali presenti lungo il percorso seguito dai malfattori che restituivano un quadro chiaro in ordine alle diverse fasi del furto delle armi e relativamente alle responsabilità degli odierni destinatari di misura cautelare.
Accertata la responsabilità in ordine al furto in questione gli investigatori della Squadra Mobile effettuavano ulteriori indagini, dalle quali si giungeva ad accertare che l’azione furtiva era stata messa a segno da un gruppo criminale avvezzo alla commissione di delitti predatori di ogni tipologia e munito illegalmente di armi da sparo.

L’abitudine degli indagati a circolare armati è poi stata dimostrata da ulteriori indagini che consentivano di registrare, attraverso intercettazioni di vario tipo, conversazioni dalle quali emerge chiaramente il possesso da parte di BEVILACQUA Alessandro, di una pistola cal. 38 che l’uomo esibisce al fratello Stefano dicendogli “guarda che bella la 38.
In altra circostanza è stato chiaramente accertato che BEVILACQUA Alessandro cedeva ad un terzo un’arma da sparo del cui cattivo funzionamento, peraltro, l’acquirente si lamentava, sostenendo che si era inceppata ed ottenendo la disponibilità del BEVILACQUA a sostituire il pezzo difettoso.

È emerso inoltre che gli indagati spesso costringevano i proprietari delle autovetture rubate a sborsare un “riscatto” per tornare in possesso del veicolo di cui erano stati spogliati, il cd “cavallo di ritorno”, e che gestivano un fiorente commercio di quanto rubato che via via provvedevano a “piazzare” presso incauti o poco scrupolosi acquirenti.
In effetti, in numerose conversazioni telefoniche intercettate si evince, dalla viva voce dell’indagato PIRRONCELLO Elio, il suo coinvolgimento nelle operazioni di recupero di autovetture rubate dietro l’indebito pagamento di somme di denaro in media quantificabili in 500 Euro circa

In buona sostanza, ci si è trovati di fronte alla elevazione del delitto predatorio da parte degli indagati a vero e proprio sistema di vita con la quotidiana intercettazione di una pluralità di conversazioni tutte attinenti la programmazione e la esecuzione di reati o la messa a frutto dei proventi dei medesimi con l’aggravante del coinvolgimento in svariate occasioni delittuose di minorenni, divenuti abilissimi e scaltri complici dei loro più navigati correi, od addirittura di giovanissimi come nel caso di due bambini esortati e istruiti a rubare, presso un esercizio commerciale, beni di scarsissimo valore commerciale  con una serie di raccomandazioni operative quali quella di fare attenzione alle telecamere di videosorveglianza.

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