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Presentazione del libro di Domenico Marcella

Presentazione di un libro il cui titolo è il prefisso di Catania e l’hashtag il simbolo dominante della nostra epoca. Domenico Marcella si muove nel locale tra sorrisi e strette di mano, commosso dall’affetto dimostrato, in questi giorni di attesa, dagli amici.

E scorre la musica tra l’indugio e la frase insegue i pensieri, «E diventano sogni e diventano segni e diventano anni… e rimangono sogni e rimangono segni e rimangono anni» e scopro che l’autore è Emanuele Colandrea che sabato 20 giugno alle 21:30 suonerà nel locale.

La serata con Domenico Marcella è il primo appuntamento sponsorizzato dalla Litweb. «L’intenzione del Comics Cafè» esordisce GianLorenzo Franzì «è l’essere punto di incontro di correnti artistiche e meno artistiche. Oggi l’incontro è con Domenico Marcella ed Elvira Putame e Ippolita Luzzo», un appuntamento informale in un luogo originale, insolito, da ricordare.

La lettrice del libro Elvira è presente per descrivere le emozioni provate nel leggere le diciassette interviste di storie diverse, di emozioni diverse legate da un filo comune, a seguito dell’invito di Ippolita, curiosa di sapere quali emozioni suscitasse in una giovane donna. «Ho provato meraviglia, mi sono rivista in queste donne, sono andata via, ritornata, cercando di far crescere i miei sogni. Siamo tutte nate dalla forza della natura, siamo vita, gioia, rimpianto, speranza, siamo tutto e il contrario di tutto, ognuna di noi è quel racconto scritto da Domenico».

«Un libro ha bisogno di punti di riferimento per essere visto» spiega Ippolita che sceglie di leggere la poesia di Gianni Ianni Palarchio, un amico comune, riassunto del libro di Domenico. «In ogni verso della poesia, inconsapevolmente dalle intenzioni iniziali dell’autore, c’è il ritratto di ogni donna che Domenico ha intervistato. Interviste in cui l’autore è entrato in una relazione amicale con l’intervistata, per conoscere la persona e donarcela». L’intervista ricostruisce la storia dietro al personaggio diventato pubblico, «che ha realizzato il suo sogno di bambina quando pensava che non fosse più possibile realizzarlo. Da qualsiasi situazione si può trovare lo slancio per realizzare i sogni che avevamo da bambini».

Ippolita e lo scrittore raccontano di Rita Botto che da piccola amava cantare, aveva partecipato alle selezioni dello zecchino d’oro, poi l’abbandono e la scelta del mestiere sicuro di fisioterapista. Fino a che il caso non l’aveva condotta al provino da corista con Ivan Cattaneo, per realizzare poi il suo sogno più grande a 47 anni. O la storia di Laura Mancuso rinata dal dolore della morte del marito con il proseguo del suo ricordo di pilota: portare in volo le donne in difficoltà. E la spiegazione dell’omaggio a Catania, città amata dallo scrittore sin dalla prima volta che l’ha conosciuta, all’età di dodici anni in gita scolastica restandone abbagliato. «Dal punto di vista musicale e culturale considerata la punta di diamante italiana negli anni ’90, la capitale del Sud e omaggiandola ho reso omaggio a tutto il Sud».

E alla domanda posta dalla professoressa sulle sensazioni dell’incontro con Carmen Consoli la risposta di Marcello: « è la mia cantante preferita, incontrata per la prima volta a Napoli. Un incontro rimandato a lungo dalla paura che aveva allontanato più volte l’evento nonostante le tante amicizie in comune. Ma nel momento in cui mi sono avvicinato mi ha aperto il cuore, lasciandomi conoscere la sua anima nobile». Nel libro è descritta anche la figura di Lucia Sardo, attrice che ha interpretato magistralmente ne I cento passi la madre di Peppino, «donna che ha acceso un faro sulla realtà: uscire di casa per irrobustire fuori il proprio talento».

E poi l’incontro tra le tre menti prosegue nell’affrontare il male del femminicidio, trattato dallo scrittore con grande sensibilità, un argomento fragile da analizzare perché «vi è una lettura che libera ed una lettura che imprigiona; quella televisiva imprigiona». Nel libro libera perché nel periodo trattato mancava l’attenzione morbosa dei media che oggi rappresenta una “normalità”. Tema difficile da trattare anche per chi batte i tasti, perché faticoso è analizzarne le dinamiche senza essere immuni da un pensiero mediatico. Ma lo scrittore riprende le redini dell’attenzione evidenziando che il libro è «un manifesto di gioia perché oggi le donne si legano a questioni di sangue, di dolore, invece le donne di cui ho scritto sono unite a sogni. Donne che hanno continuato a sognare nonostante le difficoltà».

Le interviste dell’opera sono brevi ma intense, probabilmente le protagoniste erano tutte predisposte a raccontarsi, «perché raccontavo Catania ed erano tutte innamorate della loro città, poche sono state le critiche a Catania ed erano più che altro di amarezza». Alla domanda su quale fosse stata la sfida più grande, la risposta: «L’intervista alla monaca di clausura. Avevo illustrato il progetto alla madre superiora che stranamente aveva accettato; avevo pensato fosse un personaggio irraggiungibile». La storia della monaca è il racconto di Sant’Agata, nel quale il canto a bocca chiusa è un’emozione unica, un incontro tra sacro e profano.

La professoressa Ippolita segue con la citazione di Angela Bonanno: «senza il dolore sarebbe tutto inesplorato» e di Antonella Finocchiaro: «ognuno di noi è il risultato delle esperienze vissute». Ippolita sottolinea che il messaggio del libro è un’esplosione di volontà, realizzata aldilà di ogni confusione. «Vivere al Sud, soprattutto in un’isola, può essere un limite ma anche un privilegio. Partire per poi ritornare a casa quando ormai si è così forti da potersi difendere da qualcosa che fa male.

Sono diciassette cartoline in cui ogni donna racconta un odore, un sapore di Catania ed io ho scelto di scriverlo in maniera semplice perché deve essere alla portata di tutti, a misura d’uomo. L’umiltà è ciò che più mi riempie di gioia» conclude Domenico Marcella.

Giovanna Saladino

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