Politica

Romeo (CasaPound): “Scandalo Aratea, la vergogna senza fine di un’amministrazione imbarazzante”

“A quanto sembra – dichiara in una nota Federico Romeo, responsabile regionale di CasaPound Italia – quest’amministrazione non riesce neppure per errore a farne una giusta.”

Federico Romeo, responsabile regionale di CasaPound Italia
Federico Romeo, responsabile regionale di CasaPound Italia

Comunicato stampa

“Sottoscrivere e finanziare un convenzione con un’associazione la cui Responsabile legale è stata sottoposta alla misura degli arresti domiciliari perché indagata per truffa ai danni del comune (e non solo), è l’ultima impresa di cui si è resa protagonista”.

“La Cooperativa Sociale Aratea – spiega Romeo – è al centro dell’ennesimo scandalo, ma il Comune cosa fa dal canto suo? Si sporca le mani senza congelare o sospendere questa convenzione assurda! Il Sindaco credeva forse di beffare noi cittadini e far passare in sordina l’ennesima sconvolgente verità? Dove si può mai arrivare? Capiamo che fino al terzo grado di giudizio in Italia, si è “innocenti”, ma chiediamo per l’ennesima volta che il Comune dimostri trasparenza e correttezza, revocando quest’assurda concessione”.

“Dopo l’arresto della Putortì, arriva anche questa nuova sconvolgente notizia. Perché il Comune, parte lesa secondo gli atti, quindi non ha preferito congelare e sospendere questa convenzione firmata in data 5 Aprile? Sempre più perplessità sorgono sui reali legami tra Aratea e l’Amministrazione comunale, a maggior ragione per il silenzio che non vuole cedere il passo a dichiarazioni da parte di nessun membro di questa carnevalesca maggioranza”.

“È stata autorizzata una convenzione tra il Comune di Reggio Calabria, settore welfare, nella persona della Dott.ssa Maria Luisa Spanò – continua il responsabile di CasaPound – dirigente del settore stesso, e la Cooperativa Sociale Aratea, Centro diurno per disabili adulti, gestita dalla Putortì, sua Responsabile legale, oggi indagata ed in stato di custodia cautelare, per la cifra di 50.400,00 euro (esente IVA) per un periodo di 194 giorni viene assicurata alla Cooperativa in oggetto”.

“Specifica il bando all’art. 3 – prosegue Romeo – che non potrà avvenire alcun subappalto a soggetti terzi per alcun motivo. Ed allora, ci chiediamo, come sarà possibile che la Putortì, a rigore dell’art. 4 del bando stesso, possa lei, nella sua persona, porre la firma al momento della ricezione del pagamento? Ed ancora, come farà a partecipare, per obbligo secondo l’art. 4, alle riunioni interne alla struttura per mettere tutto nero su bianco e trasmettere al comune? Il Comitato di monitoraggio (come stabilito dall’art.7), avrà valutato tutte queste situazioni, oppure si costituirà nuovamente parte civile, quando questi fondi, per ovvie inadempienze, verranno bloccati impedendo ad altre strutture che si occupano della cura dei disabili di beneficiarne per tempo?”.

“La Putortì, che già non aveva ottemperato agli obblighi del bando vinto per il Canile di Mortara, avrà questa volta, invece, provveduto a fornire curriculum con esperienze verificabili ed attinenti? Avrà questa volta provveduto, prima dell’arresto e della vittoria del bando, a garantire i giusti requisiti per parteciparvi? Purtroppo i dubbi, vista l’esperienza orribile dal caso Mortara, vengono eccome essendo noi cittadini responsabili, che tramite le proprie tasse pagano tali servizi e vogliono quindi sapere la verità ed andare fino in fondo”.

“Ormai troppe volte – conclude l’esponente di CPI – abbiamo chiesto risposte al Sindaco. Capiamo che a lui e ai suoi colleghi non interessi più nulla delle sorti della città che amministrano, ma ci chiediamo se davanti ad uno scandalo del genere potranno mai girarsi ancora dall’altra parte e non proferire parola. Noi sicuramente non staremo a guardare e continueremo con la caparbietà che ci contraddistingue a portare avanti la nostra battaglia di verità e trasparenza. Aspetteremo una risposta dal Sindaco e nel caso in cui questi metta ancora la testa sotto la sabbia, chiederemo a tutti i cittadini di richiamarsi alla propria coscienza”.

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