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SANREMO 68 – pt.3

4 min di lettura

Questo piccolo, grande Festival.

10 milioni di spettatori per la quarta serata, la più attesa e la più alta qualitativamente, con uno share del 51.1%: un risultato insperato e assoluto, se si pensa che praticamente un televisore su due era su Sanremo ma che soprattutto era la quarta serata, e quindi il pubblico si è mantenuto fedele per tutta la durata del Festival. Un risultato che non si otteneva dal 1999 (sembra ieri, si, con Fazio e la Casta, e invece son passati vent’anni), e che incontrovertibilmente segna un trionfo personale e pubblico per Baglioni. Che ha continuato imperterrito con il “suo” Sanremo: un omaggio alla musica italiana, con una sfilza di ospiti che restituiscono un quadro più o meno esaustivo della musica italiana mainstream di oggi, e scelte artistiche esatte al millimetro, come i conduttori di uno dei DopoFestival più interessanti degli ultimi tempi, capitanato da Edoardo Leo, Rolando Ravello e una strepitosa Sabrina Impacciatore. Che, onore suo, regala un finale canoro metatestuale insieme ai tre conduttori principali -Baglioni, Favino, Hunziker- come La Canzone Intelligente, e chiude in bellezza un piccolo grande show.

Niente scandali, quindi, solo musica. A noi non resta che parlare dei duetti, prima di tutto.

Che, come detto in apertura, hanno regalato i momenti più alti, ma era prevedibile: se con Skin si gioca facile (furbi quelli de Le Vibrazioni a chiamarla per impreziosire il loro pezzo: che diventa bellissimo, con il controcanto della frontwoman degli Skunk Anansie), e Sarcina sembra l’amico brutto che alla festa del liceo si porta la strafiga, nessuno -o forse solo io?- si aspettava che la Custodire di Renzo Rubino potesse diventare cosi intima e così emozionante con l’aggiunta di Serena Rossi ad armonizzare con lui. Certo, d’altro canto ci sono stati Fachinetti e Fogli che si sono fatti un autogol portando Giusy Ferreri in mezzo a loro, e quando uno dei due esplodeva in un acuto, lei non sapeva che fare e stava là a trattenere le risate; c’è la Vanoni, maschera di sé stessa, vittima di una scelta scriteriata -portare Alessandro Preziosi sul palco con lei, il bello che non balla ma neanche canta-; fuori gara c’è Pelù, che si conferma ormai 55enne che tenta di fare il metallaro e non solo imbarazza Baglioni (che di anni ne ha 68), ma mette in difficoltà l’anima di Battisti; e poi c’è Arisa, che canta con Giovanni Caccamo di cui era difficile peggiorare il pezzo, ma lei ce la fa, con un vestitino preso probabilmente a qualche svendita, un’extension innaturale e posticcia, e un apparecchio ai denti che alla prima visione fa dire “però, brava, che coraggio”, ma poi ti chiedi anche “perché?”; ci sono Ermal Meta e Fabrizio Moro, sempre più paraculil col motivetto brutto che piace, che continuano l’operazione furbizia e piazzano un altro (ex) miracolato come Simone Cristicchi, tutti e tre perfetti portabandiera di quello pseduo cantautorato impegnato che non ha voce e non ha costruzione musicale e/o armonica e la butta sul sociale risultando però solo patetico; e alla fine c’è sempre e comunque lui, che da battuta ha fatto diventare la dicitura “dittatore artistico” una realtà, Claudio Baglioni, che invita la Nannini, Antonacci, Paoli, Pelù, Il Volo, Giorgia, Renga, Nek, Pezzali, Mannoia, Pausini, e poi gli fa cantare le sue canzoni. Ma regala anche grande emozione con “Mio Fratello Che Guardi Il Mondo”, “Il Nostro Concerto”, “Questa Lunga Storia D’Amore”.

Inevitabile chiudere con parte meno interessante, ovvero i vincitori.

Nelle nuove proposte, primo posto a sorpresa per Ultimo (che bel calembour), che batte a sorpresa il quotatissimo Mirkoeilcane che arriva secondo ed Alice Caioli che arriva al quinto posto ma conquista il premio della critica. Il primo posto dei big va invece, con un cortocircuito interessante, alla coppia Meta-Moro: la conferma che se a scuola copiavi i compiti, facevi bene. Loro rispondono sornioni “non ci avete fatto niente”, e si buttano alle spalle le polemiche sul supposto plagio. Secondo posto sprecato con Lo Stato Sociale, terzo per una bravissima Annalisa che proprio non riesce ad andare un passo più in là della quasi notorietà.

Un’ultimissima considerazione a latere della classifica.

E’ indubbio che, oltre alla direzione artistica in toto, Baglioni abbia voluto dare al suo Festival una forte impronta autoriale per quanto riguarda la gara: lo conferma inequivocabilmente la presenza di Vanoni, Bungaro, Paci, Elio, Canzian, Gazzè, etc.

Ma se la terna della vittoria deve insegnare qualcosa, è bene tenere a mente per il prossimo anno (alla luce dell’auditel, un Baglioni bis dovrebbe essere più che probabile) un doveroso ridimensionamento del televoto. Perchè si sa: dare il potere di scelta ad un “popolo” indistinto fa crollare tutte le buone intenzioni e relega sul podio tre giovani(ssimi), che al di là di gusti e preferenze con la canzone d’autore poco e niente hanno a che fare.

Tra le ultime parole d’addio, e quando va la musica.

3-fine

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