Eventi&Cultura

Tato Russo racconta la breve vita felice dei Café Chantant

Napoli, inizi del ‘900. Cuore della Belle Époque. Il grande teatro di prosa è agli ultimi palpiti della sua fulgida vita, oramai soppiantato dalla nuova stuzzicante realtà dei Café Chantant. Nella commedia, primo appuntamento dell’anno della stagione teatrale 2016/17 di AMA Calabria, don Felice Sciosciammocca e il suo compare Peppino, però, non vogliono arrendersi alla triste decadenza del teatro e dell’arte drammatica, nonostante la crisi si faccia sentire aspramente sulle loro tasche e sugli umori delle rispettive consorti che, contrariamente ai mariti, vorrebbero cimentarsi in quel nuovo modo di fare spettacolo.
Malgrado la strenua resistenza e il ribrezzo verso quella novella realtà artificiosa, giunti allo stremo i due uomini accetteranno di reinventarsi artisti di Café Chantant, persuasi anche dall’offerta del truffaldino e poco rassicurante don Ecienzo, ambiguo segretario del sindaco di Pozzuoli.
Nascostamente dalle mogli, perciò, partiranno alla volta della città puteolana. Ma il fato si presenterà beffardo ai due teatranti, perché Felice e Peppino, sul palco del nuovo Café Chantant di Pozzuoli, si imbatteranno nelle rispettive signore, ingaggiate da un altro sedicente impiegato comunale della città costiera campana.
Tato Russo Café Chantant

Nel II atto della commedia ispirata a “Lu Cafè Chantant” del 1893, del commediografo napoletano Eduardo Scarpetta, Tato Russo fa rivivere l’atmosfera festosa di quei Café sorti a cavallo del XIX e XX secolo. Sotto le note dell’orchestra Gran Café Chantant, sulle tavole del palcoscenico si alternano vari personaggi dai costumi sgargianti e tra questi esordiranno i due oramai ex grandi artisti drammatici che si improvviseranno degli improbabili illusionisti decretando, di fatto, la fine dell’antica tradizione del teatro di prosa.
L’epoca dei Café Chantant avrà breve durata; caratterizzati da piccole rappresentazioni teatrali e brevi siparietti di vario genere, i Café scompariranno con il principio della Grande Guerra e l’avvento del cinematografo, ma contribuiranno in maniera decisiva alla successiva nascita del varietà.

Antonio Pagliuso

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