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9 marzo: un anno dopo l’inizio del lockdown

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giuseppe conte

Un anno difficilissimo che ha messo in ginocchio il mondo intero, una pandemia che ha sconvolto le nostre abitudini

Tutto è iniziato con il lancio di un hashtag, #iorestoacasa; nell’incoscienza generale, i più avevano preso sotto gamba la situazione: si profilava soltanto un periodo di riposo forzato per tutti.

Nel giro di pochissimi giorni, invece, dopo il primo comunicato dell’ex premier Giuseppe Conte che ci avviava alla chiusura generale abbiamo assistito ad uno dei momenti più bui e tragici dal secondo dopo guerra: mezzi militari in fila in quel di Bergamo in una marcia funerea, colmi di salme, le vittime del Covid19.

Ci siamo trovati di fronte ad un nemico invisibile, che ancora oggi con difficoltà scansiamo, ma che stiamo imparando a combattere. Il coronavirus si è insinuato nelle nostre vite in maniera diretta e indiretta, soggiogandoci e influenzando ogni nostra singola abitudine.

La scuola non è più stata la stessa: abbiamo imparato che ci sono metodi alternativi alla didattica in presenza. Il lavoro, per chi è riuscito a mantenerlo, è diventato smart, tranne per quei professionisti che hanno dovuto garantire i beni di prima necessità. La sanità è stata messa in ginocchio, non che prima si trovasse perfettamente in posizione eretta, in realtà. Le relazioni sono diventate a distanza: abbiamo imparato ad usare la tecnologia per accorciare virtualmente la lontananza .

E cosa abbiamo imparato? 

Abbiamo riscoperto il piacere dello stare in famiglia, ci siamo abbandonati alla cucina home-made; abbiamo sperato che tutto si risolvesse nel breve tempo possibile; abbiamo urlato dai balconi che ce l’avremmo fatta; abbiamo visto molti di noi non farcela; abbiamo rimandato controlli di salute per paura di contrarre il virus negli ospedali, abbiamo osannato gli operatori sanitari che instancabilmente si sono concessi con totale spirito di abnegazione alla causa; abbiamo apprezzato il lavoro di commessi e cassieri, di farmacisti e operatori ecologici; abbiamo imparato ad usare mascherine e gel disinfettanti e poi?

Uno spiraglio di luce si è fatto spazio nell’insofferenza collettiva: il vaccino.

Sono apparsi i no-vax e i complottisti: schiere di improvvisati tuttologi del web hanno guadagnato la loro fetta di credibilità in un periodo in cui l’informazione online l’ha fatta da padrone.

Ed oggi, ad un anno di distanza, siamo ancora qui, con i nostri tempi lunghi e lenti, ma con la piena volontà di combattere questo mostro che ci ha tolto la quotidianità, senza fare distinzioni di genere, classe o età.

Perché in una cosa il virus è stato coerente: la sua meritocrazia. Ricordiamolo ancora per un po’, ognuno di noi potrebbe essere potenzialmente un contagiato. Che questo anno ci serva da monito per continuare a rispettare le norme di contenimento della pandemia.

Felicia Villella