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‘A fhimmina ‘i ‘na vota – ‘A quatrara

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donna costume pacchiana sambiase

Quanto andrò a raccontare di riferisce alle condizioni della donna fino agli anni 70 del secolo scorso, forse tale condizione è ancora presente, per usanza e costumi, in zone e famiglie circoscritte

La nascita di un figlio presentava tante incombenze, specialmente se di trattava di una figlia. Subito i genitori si ponevano il problema di approntare il corredo (‘u curredu), per quando si doveva maritare. La madre metteva in conto parte del suo corredo da dare alla figlia e si attivava a ordinare alle tessitrici lenzuola, coperte, tovaglie e quant’altro, alle ricamatrici di ricamare lenzuola, cuscini, tovaglie ecc.

Il corredo era formato rigorosamente da 24 pezzi, così 24 paia di lenzuola, 24 tovaglie ,ecc. ‘A mamma “amu ‘i fhari tuttu a 24, sinno’ ‘u vidi ‘u toto’ (chjiatu)”

La dote della sposa comprendeva il corredo, soldi e i beni immobili: ‘i migliara ‘i viti, ‘i tumminati ‘i terra, ‘a casa, che la famiglia dava al momento del matrimonio.

Come si vede la nascita di una figlia portava a risparmiare per poterla poi maritare. Veniamo alla donna: fin da bambina e poi da ragazza veniva seguita dai genitori, dai nonni dagli zii. Se la famiglia era benestante la ragazza veniva mandata a scuola fino a prendere il diploma o la laurea. Durante il periodo di studio, la studentessa, nun vinia purmintuta a nissunu.
Il fidanzamento avveniva con l’accordo tra i genitori, ccu lla ‘mbasciata di ‘nu parenti o di ‘n’amicu, raramenti ppi mmianzu ‘i ‘nu sansali.
‘A quatrara veniva informata dei suoi pretendenti, raramente si opponeva alla decisione dei genitori.
Molte volte il fidanzamento scaturiva dalla congruità della dote della donna e non dalla bellezza e delle qualità della ragazza.
Aggiungo, che se le ragazze da marito, quatrare, erano più sorelle, se si voleva fidanzare la seconda o altra veniva risposto “Amu ‘i spusari ‘a prima e dopu…..”

Nelle famiglie che oltre alle ragazze vi fossero figli maschi, questi si potevano sposare dopo avere sistemato le sorelle, ciò era dovuto al fatto che dovevano aiutare a formare la dote delle sorelle. Molte volte succedeva che il fratello non si sposava, poiché aveva sorelle poco attraenti.

Succedeva che se la ragazza non era d’accordo sul futuro marito ed era innamorata di un altro ragazzo ed i genitori dissentivano, non gli restava che fare ‘a fhujitiina. Alcune volte succedeva che la ragazza restava incinta, diventava una iattura per tutto il parentato. Era un lutto, una disgrazia per tutti. I genitori chiudevano la casa, si usciva solo per le urgenze, la ragazza veniva punita nei modi più atroci e gli veniva impedito ogni contatto anche con i parenti stretti.

Le donne venivano sempre accompagnate dai familiari con preferenza dai maschi o dalle donne anziane della famiglia. Le ragazze da marito che rifiutavano un pretendente, venivano disonorate baciandole o togliendole il foulard dalla testa (scapillanduli) in pubblico o in estremo venivano rapite a scopo di matrimonio. Davanti a queste evenienze molte accettavano il matrimonio.

Per quelle che rifiutavano, ormai disonorate non restava che sposare qualche emigrato, qualche vedovo o restare zitella.
Dal rifiuto di matrimoni, i familiari della ragazza accendevano liti belluine che potevano portare anche ad omicidi.
Gli uomini che raggiunta una certa età da scapoli, non sapevano come prendere moglie, si rivolgevano ai sensali, i quali dietro compenso trovavano la fidanzata quasi sempre zitella, poco piacente.

Le foto delle nostre nonne e bisnonne sono sempre in posa seria o “‘ncazzata”, tale posa le faceva vedere agli occhi degli altri come donna seria e non civettuola, tipo di donna in auge.

‘A fhimmina fino a 50 anni fa aveva una vita difficile.
‘I tiampi ‘i ‘na vota.

Francesco Domenico Mete

[Foto presa da facebook]