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«‘A prima ta duna llu Signuri, ‘a sicunda ‘a genti e la terza ‘u Diavulu»

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«‘A prima ta duna llu Signuri, ‘a sicunda ‘a genti e la terza ‘u Diavulu»

«La prima moglie te la porge nostro Signore, la seconda te la invita la gente, l’ultima te la dispone il Brutto Diavolaccio»: è questo il senso sotteso alle tre possibilità (A+B+C) di una locuzione dialettale, che mi vede in netto disaccordo

Se dovessi scegliere, preferisco quella più indulgente: «è meglju ‘na bona maritata cà ‘na mala ‘nduminata», ovvero «meglio sposarsi che spassarsela».

Le motivazioni sono paraboliche più che diaboliche, rimandando, per l’appunto, ad una notissima  parabola della Buona novella: «In quel tempo, si avvicinarono a Gesù alcuni sadducèi – i quali dicono che non c’è risurrezione – e gli posero questa domanda: «Maestro, Mosè ci ha prescritto: “Se muore il fratello di qualcuno che ha moglie, ma è senza figli, suo fratello prenda la moglie e dia una discendenza al proprio fratello”. C’erano dunque sette fratelli: il primo, dopo aver preso moglie, morì senza figli. In quell’occasione se la prese il secondo e poi il terzo e così tutti e sette morirono senza lasciare figli. Da ultimo morì anche la donna. La donna dunque, alla risurrezione, di chi sarà moglie? Poiché tutti e sette l’hanno avuta in moglie». Gesù rispose loro: «I figli di questo mondo prendono moglie e prendono marito; ma quelli che sono giudicati degni della vita futura e della risurrezione dai morti, non prendono né moglie né marito: infatti non possono più morire, perché sono uguali agli angeli e, poiché sono figli della risurrezione, sono figli di Dio. Che poi i morti risorgano, lo ha indicato anche Mosè a proposito del roveto, quando dice: “Il Signore è il Dio di Abramo, Dio di Isacco e Dio di Giacobbe”. Dio non è dei morti, ma dei viventi; perché tutti vivono per lui». Dissero a quel punto alcuni scribi: «Maestro, hai parlato bene». E non osavano più rivolgergli alcuna domanda. (Lc 20, 27-40)».

Ora, al di là del passo succitato, che resta sacrosanto, vorrei ricordare che persino Sant’Ambrogio sosteneva che fosse innaturale per una donna non avere altre possibilità nella vita.

L’argomentazione? Quella scientifica d’allora, che ha un po’ dell’esilarante. Perché? Seguitemi. La patologia cui si potrebbe andare incontro, cosa che prendo in prestito da un Santo di Nostra Madre Chiesa, è la «peridrome matricis», che, abbreviandomi, è il disturbo dell’utero vagante in caso di prolungata astinenza sessuale. Cosa provocava?

Soffocamento per via dello spostamento della matrice femminile verso il fegato (cap. 3), l’anca ed il fianco (cap. 6, 8, 14, 30, 38), gli ipocondri (cap. 18a), il petto (cap. 47), la testa (cap. 48), le gambe e i piedi (cap. 49), l’ano (cap. 54), il cuore, (cap. 62), i visceri (cap. 73), in accordo al trattatello ippocratico De natura muliebri, che era la Bibbia medica, cui far riferimento a quei tempi.

Pertanto, meglio trovar marito! Senza scomodare passi scritturali o protocolli terapeutici, ritengo che ognuno abbia diritto a ritagliarsi la soluzione più felice per sé, sempre che non sia lesiva della consenziente libertà dell’altro: in tutto questo che è spazio di Amore, credo sia assolutamente estraneo l’Angelo decaduto, a torto o a ragione, sul bilico del forse che sì o forse che no, come i nostri Antichi hanno sentenziato su un filino d’ambiguità.

Prof. Francesco Polopoli