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L’Abbazia di Santa Maria di Corazzo nel cuore del progetto Gedeone

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“Sognavamo e ci adoperavamo per creare un punto d’incontro, di condivisione per tutti. Un luogo in cui gli strani si sentissero uguali, addirittura migliori.” scrive un volontario del progetto Gedeone 2.0

Pensiero del giorno, in riferimento a un luogo mai scordato, dove oggi l’amministrazione propone spettacoli estivi che mi auguro possano avere, assieme ad altre attività, “continuità”. Perché penso che sarebbe davvero bello se anche senza di noi continuasse qualcosa lassù…

Quante giornate, quanti sacrifici, salite e discese. Quante sudate sotto il saio e sotto le tute da lavoro. Quante spine, quante schegge. Quante parole per convincere molti a salire, a conoscere un luogo magnifico. Quante firme. Quanta fatica portar giù dalla collinetta il cartellone “Vietato calpestare i sogni”, verniciato con i ragazzi del luogo. Quanto tempo speso a cercar di sistemare gli ambienti. Quanti libri letti e notti insonni. Quanto sole preso a piantumare 800 piantine d’origano, temporali improvvisi di notte sulle tende, incantevole candida neve…quante idee, quanti progetti. Suonatori e attori, speranze. Le scuole a piantar siepi e alberi, i giovani formati per supportare il luogo. La proposta di un museo, le lunghe passeggiate. Poeti e artisti sulle panchine ad ammirare fiori e Badia . La musica… Archeologi e personalità illustri, dirette radio e tv. Un’abbazia in miniatura, realizzata da un artista del luogo, sponsorizzava l’Abbazia presso l’aeroporto di Lamezia Terme. Ci abbiamo creduto sempre, nonostante l’assenza fisica.

A volte quando soffia forte la bufera meglio rispondere con il silenzio. Ripararsi, non esporsi, perché si rischia di farsi male.

Ci hanno urlato contro, ci hanno accusati. Di sicuro anche noi abbiamo sbagliato ma avendo sempre nella mente e come interesse primario la difesa di un luogo speciale, di cui ci siamo innamorati, che ci rimarrà sempre nel cuore.

Sognavamo e ci adoperavamo per creare un punto d’incontro, di condivisione per tutti. Un luogo in cui gli strani si sentissero uguali, addirittura migliori. Perché è un luogo magico che sprigiona le energie migliori di ognuno facendo divenire umile chi non lo è: davanti a tale magnificenza tutti ci sentiamo più piccoli.

Non proprio tutti ci hanno creduto, qualcuno si è svenduto. Il problema è diventato dare continuità al percorso intrapreso. Come puoi pretendere che una cosa duri a lungo senza risorse, ma soprattutto senza volontà di voler proseguire. Come cammini se ti fanno gli sgambetti? Come fai ad invitare un “folle” se quel “folle” non ha più un ritrovo, se è sperduto nella selva e nella Piana: se i Centri d’eccellenza chiudono senza che nessuno li difenda; se, anche forse a causa di questo, qualcuno è morto o è tornato nella droga, o continuamente sottoposto a Tso. Se anche le mamme sono spesso sole.

Monti verdi e odor di more. A volte ancora Gioacchino mi appare mentre dormo, mi sussurra che nulla è stato vano se ci abbiamo creduto davvero. Dopotutto anche Lui a un certo punto si spostò altrove.

Che le nostre sofferenze possano scorrer via rapide, come l’acqua del Corace. Che il nostro Fiore possa finalmente sbocciare.

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