Addio 90° minuto, è la fine di un’era

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Addio 90° minuto

Con la nuova riforma dei diritti tv la storica trasmissione sportiva 90° Minuto rischia seriamente il pensionamento. È la fine di un’epoca televisiva, ma non soltanto.

 

Sentiamo ancora nella mente quel motivetto, quei quindici secondi accelerati che riempivano la mente, il cuore e quelle fame di gol innata. Il calcio italiano deve tanto a 90° Minuto, la trasmissione che faceva vedere i gol alla penisola, senza mancare nel suo lato bonario.

Ciò che si è perso poi nel tempo, trascinati da quei desideri reconditi della mente umana del tutto e subito. Una trasmissione che mostra qualcosa già mostrato perde di mordente, se non trova qualcosa cui rimanere aggrappata. Soprattutto se ci sono sforzi non ricambiati, dal lato di un pubblico ingordo che vede i gol direttamente su Youtube – basti pensare a gare come Spal-Benevento dell’ultimo campionato di Serie A che viaggiano in simultanea sul cellulare, mentre le tv per diritti e cavilli sono costrette a mandare qualche ora dopo.

Cronache di un altro calcio

90° Minuto è stata la vittima preferita in ogni epoca, negli anni Ottanta davano fastidio “quelli del teatro” perché erano dei privilegiati secondo molti. Ma stavano lì perché avevano un ruolo sociale, non erano semplici “pupazzi”. Oddio, qualcuno magari lo era, ma gli si perdonava tutto. Che la buon’anima di Giorgio Bubba teneva per la Liguria non era un mistero, era però di un tifo ben diverso rispetto a quegli sbracati di oggi (solo alcune squadre ne contano una decina di giornalisti urlatori); nessuno si sognava di rinfacciare un tifo spudorato. Era un tifo bonario, appunto.
Quello di Bubba, di Marcello Giannini, di Luigi Necco, gli ultimi a lasciare la vita terrestre per rifare in cielo 90° Minuto insieme a Paolo Valenti. Ferruccio Gard ora si diletta a fare l’ospite tv e si vede la pasta d’uomo, ben diversa appunto rispetto ai giornalisti-tifosi. Gli inviati di Rai Sport che si vedono nei campi sono degli eroi, non campano per la gloria, quanto per il servizio pubblico e lo fanno anche bene.

L’epilogo di 90° minuto?

Con la nuova riforma dei diritti tv 90° Minuto rischia seriamente il pensionamento. Dalla prossima stagione le tre gare alle 15 ogni domenica non sono meritevoli di un programma, men che meno dell’odierna programmazione.

Lo storico programma rischia così la sua fine, la sua seconda fine. La prima fu una pantomima di Mediaset, che si impose per dare i diritti del calcio a gente senza criterio, tra sponsor, pannolini e correttivi in corsa. Erano i tempi di Calciopoli, forse meglio così.
La seconda fine di 90° Minuto è quella che rimpiangeranno solo i nostalgici come chi scrive. Ci sembra di rivedere Carlo Verna, non come presidente dell’Odg, ma come l’uomo che raccontava il Napoli e la Serie C.

E di pensare a chi ogni domenica, cascasse il mondo, si sedeva davanti alla tv a guardare la trasmissione per poi vedere i dati d’ascolto sempre più scoraggianti. A chi riconosce la voce dei giornalisti dopo mezza parola profferita, a chi è cresciuto con 90° Minuto e non si riconosce più in questo calcio urlato e pieno di robe incomprensibili. A chi, probabilmente, dalla prossima stagione sarà seriamente in crisi, la domenica pomeriggio, al fischio finale, dopo il 90° minuto.

Massimo Maneggio

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