Sabato 8 Agosto 2020

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Arcigay Ligea Lamezia Terme: “Educare alla cultura della diversità e del rispetto”

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nasce arcigay ligea lamezia terme-LameziaTermeit

Intervista a Marco Ammendola e Simona Bagnato

LAMEZIA. È il 23 giugno 2018 quando la città della Piana assiste alla nascita di una nuova realtà associativa, Arcigay Ligea Lamezia Terme, approvata all’unanimità dal consiglio nazionale Arcigay.

L’associazione che difende i diritti LGBTQIA+ sbarca dunque su suolo lametino, con Giovanni Carpanzano presidente. Per questo e per l’importanza non secondaria dell’Arcigay, LameziaTerme.it ha incontrato Marco Ammendola e Simona Bagnato rispettivamente  vicepresidente-segretario e tesoriere, per porre loro alcune domande.

Dopo Catanzaro, Cosenza e Reggio Calabria, il 23 giugno anche a Lamezia sbarca l’associazione Arcigay; un traguardo importante che arriva dopo un lungo iter. Raccontatemi un po’ della sua nascita in un contesto socio-culturale in cui bisogna costituire un’associazione che ricordi che tutti hanno i medesimi diritti.

L’idea – ci dice Marco – mi è venuta un anno e mezzo fa. Ho contattato Giovanni Carpanzano; con lui ci siamo confrontati e ci siamo ripromessi di risentirci a riguardo. Intanto ho contattato altre persone attive sul territorio lametino e insieme abbiamo prima formalizzato la cosa con l’associazione di promozione sociale Ligea Lamezia Terme. Abbiamo poi mandato tutte la documentazione necessaria al nazionale, che il 23 giungo ha approvato all’unanimità la nascita di questo nuovo ente.

In un periodo storico molto particolare – aggiunge Simona – bisogna riaffermare la tutela dei diritti civili di quelli che sono non gruppi minoritari, ma persone che esistono e che meritano una tutela legislativa che li aiuti a uscire dall’ombra. Io ho sposato il progetto di Marco proprio perché sentivo la necessità di rendermi utile alla collettività. Anche un modo per poter lottare per un diritto che in realtà è naturale: quello dell’amore.

Non tutti riescono a capire perché non tutti conoscono. L’Arcigay Lamezia non si pone in una chiave di rottura o di provocazione, ma vuole informare che la diversità esiste, che va tutelata e che non c’è nulla di strano in questa diversità.

arcigay intervista Ammendola e Bagnato-LameziaTermeit
Simona Bagnato e Marco Ammendola

Che questa diversità non è una minaccia.

Non è assolutamente una minaccia. Non è una dichiarazione di guerra a quella che è l’eterosessualità. Qui si parla di poter estendere dei diritti civili a persone che chiedono una vita normale, la possibilità di poter passeggiare per mano, quella eventualmente di costituire un nucleo civile. Non bisogna mai dimenticare i diritti, perché la loro assenza fa nascere forme dittatoriali.

Bisogna tutelare le persone soggette alle discriminazioni (disabili, il popolo arcobaleno) e ricordare che la sessualità è libera come l’affettività, pertanto non può essere normativizzata dallo Stato. Ognuno è libero di essere ciò che si sente di essere. Siamo desiderosi di portare alla luce la realtà arcobaleno, senza timore, dire “io esisto”.

Vorrei che chiariste ai nostri lettori l’importanza della fondazione dell’associazione e, nel particolare, cosa può rappresentare per tutta la comunità LGBTQIA+ lametina.

In un mondo eteronormativo costituire un’associazione qui sul territorio di Lamezia Terme dà un senso nuovo alle battaglie che i singoli hanno portato avanti nel tempo. Un conto è essere un singolo – afferma l’attivista Ammendola –  un conto è essere un’associazione così affermata a livello nazionale (l’Arcigay è presente da oltre trent’anni n.d.A.). La volontà di Arcigay Lamezia è di formare e informare le persone che esistiamo e siamo presenti sul territorio lametino e che senza dubbio lotteremo per i nostri diritti. È grave avere un figlio mafioso, non omosessuale.

L’associazione rappresenterà un punto di riferimento per l’intera collettività lametina, una casa per tutte le persone che si nascondono perché hanno paura di non essere accettati, di uscire allo scoperto e di essere se stessi.

Tutto parte anche dalle famiglie – dice Simona Bagnato – , bisogna far capire loro che avere un figlio “ricchione” non è nulla di anormale, di stargli vicino e nell’Arcigay può trovare comunque un conforto. Bisogna creare un ponte di raccordo tra Arcigay, famiglia e scuola. Quest’ultimaè fondamentale per contrastare quel fenomeno orrendo che è il bullismo, che può isolare tante persone (non solo omosessuali) ed educare alla cultura della diversità e del rispetto.

Tanti sono stati i commenti positivi alla notizia della nascita di Arcigay Ligea Lamezia Terme, ma altrettanti i messaggi di chi ha subito annunciato una netta opposizione, minacciando anche di far chiudere l’associazione. Cosa vorreste rispondere loro?

Credo – dichiara  Marco – che fare ferma opposizione verso un’associazione che tutela dei diritti sia ridicolo. Molti volevano che addirittura i commissari intervenissero per bloccare la sua nascita. Ma fare ferma opposizione vuol dire privare qualcun altro del diritto di parola e di tutte le libertà.

Mi associo al pensiero di Marco – aggiunge Simona -, che condivido.  Noi ci aspettavamo i commenti e le polemiche, perché sapevamo di aver lanciato una bomba, qualcosa che suscita paura, ma vorrei che i nostri concittadini stessero tranquilli perché non c’è nessuna invasione porta a porta e nessuna cultura della devianza.

A livello personale, anche per il ruolo che ricopro, io dialogherei anche con loro senza alcuna volontà di provocare né di convincere, però può esserci un dialogo che li aiuti a comprendere. Poi potranno girare i tacchi e fare opposizione ma dopo aver parlato con toni civili e senza forme di violenza, perché Arcigay rifiuta ogni forma di violenza fisica e verbale su qualsiasi essere vivente, anche animali. Siamo un’associazione laica, antifascista e antidiscriminatoria. Il dialogo se costruttivo è sempre positivo.

Il 14 e 15 luglio ci sarà l’inaugurazione ufficiale e abbiamo invitato diverse forze politiche che si sono interessante al tema in questi anni, anche le forze moderate di centrodestra. Forze interessate al dialogo e non alla violenza, alla quale si risponde con la chiusura delle porte e non con altra violenza.

Quel giorno vorreste anche la presenza dei commissari straordinari?

Il dialogo con i commissari potrà esserci, ma non in questa fase in cui siamo ancora neonati e dobbiamo entrare nel tessuto sociale. Prima dobbiamo mettere radici, poi potremo parlare con loro.

Tra un anno e mezzo ci saranno le elezioni e lancio un guanto di sfida a tutte le forze politiche – annuncia Ammendola – : chi vorrà diventare prima forza politica qui a Lamezia Terme dovrà dialogare con noi, che siano di destra o di sinistra.

Dopo l’inaugurazione quali saranno gli obiettivi a breve termine che l’associazione si propone di conseguire?

Sicuramente fare qualcosa che interessa tutti: informare sulle malattie sessualmente trasmissibili con banchetti istruttivi e distribuendo materiale; organizzare diversi convegni tematici su tutti gli orientamenti sessuali per mettere al corrente le persone della loro esistenza e infine quello di cercare di dialogare con il resto delle associazioni lametine per creare rete. Stiamo dialogando anche con Rete Lenford (Avvocatura per i diritti LGBTI). A medio e lungo raggio ci sono degli obiettivi che scoprirete vivendo.

Sono obiettivi assolutamente seri – ci tiene a ribadire Simona – che hanno il sostegno dell’avvocatura, degli psicologi e dei medici. Tematiche necessarie come l’educazione all’affettività e al sano femminismo, al superamento del divario di genere. Non troverete paillettes ma convegni. Lamezia è una città che ha delle enormi potenzialità.

La famiglia è un costrutto sociale e viene creata ad hoc, non esiste in natura. Non può passare questo messaggio cercando di manipolare una situazione più complicata e legata a costrutti creatisi nel tempo. Gli orientamenti sessuali invece sono sempre esistiti. Tutte le persone LGBTQIA+ presenti sul territorio lametino – conclude Ammendola -, che non hanno fatto coming out e che hanno paura di dichiararsi, che vengano da noi e che la nostra forza diventi la loro forza.

Valentina Dattilo