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Associazione “Le Città Visibili” in visita al Parco Scolacium

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Associazione “Le Città Visibili” in visita al Parco Scolacium

Non capita tutti i giorni di avere la possibilità di visitare il Museo e Parco Archeologico Nazionale di Scolacium accompagnati dal Professore Francesco Cuteri, docente di Beni Culturali e Ambientali nonché parte attiva di moltissimi scavi effettuati nel suddetto complesso

L’area del Parco, costituito nel 1982 dal Ministero per i Beni Culturali, si estende per circa 35 ettari; circondato da un meraviglioso uliveto secolare e, a seconda delle stagioni, da rigogliosi gelsi e profumatissimi prati di camomilla, testimonia la storia di Skylletion, città della Magna Grecia, divenuta successivamente Scolacium, florida colonia marittima romana fondata nel 122 a.C. da Caio Sempronio Gracco e poi conquistata da Saraceni, Bizantini e Normanni. Il Parco custodisce i ruderi dell’abbazia normanna di Santa Maria della Roccella, il foro e la necropoli romana, il teatro greco, l’anfiteatro Romano, il museo archeologico e un vecchio frantoio .

Il primo edificio che si incontra è Santa Maria della Roccella, quasi completamente costruita con mattoni di varie fogge, smantellati da costruzioni romane e medievali; originariamente doveva far parte di un grande complesso abbaziale che restò incompiuto a causa di un terremoto e delle mutate condizioni storico ambientali. La chiesa fu inoltre utilizzata, tra il XIV e il XVII secolo, come fortificazione, tanto da essere stata indicata a lungo come “fortezza”; oggi questa località è denominata Roccelletta, dal termine medievale Rokella, luogo fortificato. Nell’ampio spazio rettangolare del Foro, pavimentato con mattoni quadrati, si trovavano la curia, il tribunale, varie taverne, fornaci, fonderie e botteghe; la strada originaria si trovava allo stesso livello del Foro; costruita con un impasto di aggregati e terra, successivamente venne lastricata con pietra arenaria.

Il decumano, vicino al quale sorgeva il Capitolium, tempio principale della colonia,   proseguiva verso nord est,  raggiungendo le Terme.

Il Teatro, in cui venivano rappresentate tragedie e commedie che attiravano un folto pubblico proveniente da zone circostanti, utilizza per la cavea la forma naturale della collinetta, secondo la consuetudine greca, che si presenta ben conservata. Attivo fino alla seconda metà del IV secolo d.C. fu distrutto da un forte terremoto e in seguito utilizzato come base per alcune abitazioni della Scolacium tardo-antica e   bizantina. L’anfiteatro ospitava spettacoli di   gladiatori e naumachie ed è   l’unico esempio rinvenuto in Calabria.

Le ricerche archeologiche hanno portato alla luce anche diverse tipologie di tombe, sepolture databili tra il I secolo a.C. e il IV secolo dc . L’area, oggi espropriata, faceva parte dei possedimenti dei baroni Mazza e, precedentemente, dei Massara di Borgia. Un edificio rurale risalente al 1800 e appartenente al complesso signorile dei baroni Mazza è stato recentemente ristrutturato per diventare museo. I materiali esposti sono i reperti della ricerca archeologica compiuta nell’area in cui sorge il museo stesso e vanno dalla preistoria alla età greca e romana, fino al medioevo. Dal teatro romano proviene diverso materiale recuperato durante gli scavi, tra cui spiccano i pregevoli frammenti architettonici e gruppi scultorei; imperdibili i togati di marmo, il ritratto di Germanico, nipote di Augusto, un frammento del ritratto della moglie Agrippina Maggiore e un grande braccio in bronzo.

L’ultima​ campagna di scavo ha restituito una scultura femminile acefala con tracce di una cornucopia trattenuta dal braccio sinistro. Passeggiare nel Parco archeologico Scolacium offre continue suggestioni, lo scenario naturale è unico e il pensiero va inevitabilmente a Cassiodoro, illustre senatore, politico, letterato e storico romano nativo di Squillace. In due lettere contenute nelle sue “Variae” egli descrive Scolacium in due modi assai differenti: in una, invita chi se ne è allontanato a tornare, perché la città vanta una vita politica regolare e consente un’istruzione accurata e rinomata per gli studi di grammatica, retorica e latino.

Nell’altra lettera, i connotati della città sono mutati e richiamano la descrizione della civitas tardoantica, in cui convivono spazi cittadini e colture di vario genere, dunque di una città rurale, a poca distanza dal mare e circondata di vigneti e piantagioni mediterranee. Cassiodoro, stanco di intrighi e beghe, tornò nella sua Scolacium intorno al 544, ritirandosi nella sua villa; fondò il Monastero vivariense di San Martino dove istruì i monaci all’accoglienza e alla cura dell’altro e istituì uno scriptorium in cui non solo si leggeva, ma si studiava, si trascrivevano testi e si confezionavano libri; l’intento era proprio quello di salvare la cultura e la cura del libro.

Qui Cassiodoro scrisse le”Institutiones”, le “Complexiones” e il “De Ortographia” e qui morì intorno al 583.

 

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