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Associazione Le Città Visibili visita il Museo Archeologico Lametino

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Associazione Le Città Visibili visita il Museo Archeologico Lametino

La storia è un racconto ordinato dei fatti umani più importanti e fornisce all’uomo l’immagine del passato della propria terra

Comunicato Stampa

Noi posteri, per meglio conoscere e apprezzare l’eredità culturale reperita nel tempo da esperti archeologi, ci attiviamo con visite a luoghi che custodiscono patrimoni non trascurabili e che fanno toccare con mano le pagine di un lontano passato.

In questa ottica, noi soci de “Le Città Visibili” abbiamo aderito, per il giorno 04.09.2021, all’iniziativa di Trame X Festival e, con il nostro Presidente abbiamo visitato il Museo Archeologico Lametino che si articola in tre sezioni: Preistorica, Classica e Medievale ed è custode di reperti, alcuni opportunamente posti in teche ma tutti egregiamente esaltati da fasci di luce che ne evidenziano i particolari.

Noi dell’Associazione siamo stati accolti dal direttore del Museo, dott.ssa Simona Bruni che, dopo un’attenta descrizione delle qualità e delle finalità del percorso che stiamo per iniziare, ci affida, per questo “viaggio a ritroso” alla guida dell’archeologo prof. Francesco Cuteri che, sapientemente, ha reso questo percorso gradevole e interessante quasi fosse un racconto. Infatti ci ha testimoniato, tra aneddoti e reperti, che la nostra terra è stata un crogiolo di civiltà come dimostrano i numerosi reperti che le teche museali custodiscono e le luci esaltano.

La storia antica della pina di Lamezia è da collegare, secondo gli archeologi, al torrente Bagni che, in origine, ha permesso alle genti che vi giunsero, di coltivare e costruire nelle terre adiacenti ma successive inondazioni hanno nascosto tesori avendo portato nuova terra su cui altre genti hanno poi costruito e coltivato.

Altri due corsi d’acqua hanno avuto un ruolo importante per il territorio e sono i fiumi Savuto e Amato.

L’archeologo ci ha fatti entrare nel mondo della preistoria lametina descrivendo i numerosi choppers e le amigdale rinvenuti nel territorio di Maida; nella zona di Curinga sono stati rinvenuti frammenti di ceramica con decorazioni impresse, da cui il prof. Purri ha ricreato nel museo esemplari di vasellame inserendoli in una fornace a grandezza naturale. Nel neolitico il territorio del golfo lametino rivestiva un ruolo importante anche per la lavorazione della ossidiana che veniva estratta a Lipari e commercializzata nel Mediterraneo.

Dalla Sicilia si importava la pietra pomice che si scopriva utile per raffinare e dare lucentezza alle pietre- arma. Dopo questa fase primordiale, in Calabria nasce il regno voluto dal re Italo che impose la sua nomina anche a coloro che non vollero riconoscerlo. Chiamò il territorio asservito Italìa e istituì i sissizi per responsabilizzare gli abitanti al principio di condivisione.

Il gruppo guidato dal prof. Cuteri si sposta nella sezione più “ricca” e più classica per Lamezia: la colonizzazione greca in Calabria e la successiva fondazione di Terina, voluta dai Crotoniati nel V sec. a. C. per contrastare la grandezza di Sibari. Ben custodito in una teca del Museo è copia del “Tesoretto” di Acquafredda e una hidrìa con figure rosse, proveniente da Cerzeto e certamente parte preziosa di un arredo aristocratico. Maestose, nella loro perfezione creative, le due monumentali sepolture del IV sec. a. C. recuperate nella necropoli di S. Sidero. Il tesoro di Terina, secondo il racconto del prof. Cuteri, è emerso in seguito a un’inondazione ed è stato opera di un Maestro di S. Eufemia. Infatti si suppone che a Terina ci fosse una scuola di maestri orafi e una società capace di scegliere e ordinare la qualità degli oggetti da commissionare. La grandezza di Terina finisce nel 203 a.C. ad opera di Annibale.

La terza sezione del Museo racchiude il periodo storico dal X al XVIII secolo e sono dei reperti provenienti dagli scavi effettuati presso la chiesa dei S.S. 40 Martiri, dall’Abbazia Benedettina di S. Maria e dal Castello di Nicastro: ceramiche invetriate policrome, maioliche e una bombarda con proiettili in pietra. Nella stessa sala si possono inoltre ammirare colonne e capitelli greci provenienti dall’Abbazia e colonne in calcare lavorate egregiamente per un palazzo fatto costruire da Federico II nella piana lametina.

Alla fine di questo interessante viaggio nel passato, ci viene proposta la visione di un’opera-video di Elena Bellantoni, docente Accademia Belle Arti di Roma e presente da remoto. L’opera racconta della speculazione edilizia nella grande città di Palermo. Sono presenti l’architetto Piccari, docente Accademia Belle Arti di Catanzaro e la curatrice dott.ssa Simona Caramia.

Alla fine di questa esperienza è rimasta l’eco di tanta storia e il rimpianto di un passato glorioso per la nostra “Piana Lametina” che cozza con una realtà ricca solo di inquinamento, incuria e deturpamento dell’ambiente.

a cura di Francesca Guarna
foto di Franz Mazza

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