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D’autunno sprofondo – Sotto la lente

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Sotto la lente - Mara Larussa

Ci sono nuovi inizi e partenze che si ripetono, finali inesorabili e risvolti ciclici, ma tra principio e fine c’è l’autunno

Sentire l’autunno come l’ultimo tramonto, fa vivere solo la sua dimensione malinconica improduttiva, la nostalgia disperata di Demetra nei mesi in cui Persefone è costretta a tornare negli inferi.

Chi annusa la natura di Autunno sente, invece, nella stagione del passaggio, il profumo della calma energetica prima dello slancio.

Al tempo in cui parlano solo i silenzi e i pavoni perdono i pregiati piumaggi, la Natura ci avvolge e si veste di arancio profondo, ambra dorata, rosso Borgogna, bruno scuro e profuma di mosto, legna arsa e pacciame di sottobosco.

Il tocco tiepido del sole, le prime sciarpe sul collo nudo, le voglie insistenti di caldarroste sotto la pioggia e i pensieri sospesi in attesa di trovare realizzazione.

L’autunno è “quel secondo regno
dove l’umano spirito si purga
e di salire al ciel diventa degno”.

Purgatorio di peccatori ambiziosi, l’autunno è la poltrona di velours rouge che accoglie pentimenti, passioni, bilanci ed riequilibra le starature vitali.

Una stagione dell’animo, così lo definì Nietzsche, l’autunno naturalistico è un ritorno a se stessi, alla propria pelle e alla propria nuda intimità, negli astri, una fase di bilanciamento di ciò che è stato e ciò che sarà, e in botanica il tempo di potature e scelte.

Tutto è perduto per ritrovarsi, caduco come le speranze e spazzato via da un alito di vento che, in autunno, solleva le ancore.

Rimpiango solo il cicaleccio, e mentre sprofondo nell’Autunno, semino nuovi ciliegi.

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