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Avvolti da un’insolita LENTEZZA nel plumbeo cielo di gennaio

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Sotto la lente - Mara Larussa

Domenica mattina. Tutto corre alla velocità della lentezza, insolita compagna dei nostri tempi, quasi sospesa da terra, eterea, confusa al grigio sfondo delle giornate di gennaio. Un grigio luminoso, non troppo freddo

Inizia così, una giornata come tante altre, in cui si scorge ancora l’ottimismo speranzoso di ogni giorno vicino al principio d’anno, in cui il risveglio è accompagnato dai pensieri felici, dai propositi di realizzazione, dagli obiettivi di rinascita, e dal tintinnio del cucchiaino sulla tazzina di ceramica che annuncia l’arrivo del profumo del primo caffè.

Per molti un rito di socializzazione, per altri una necessità, a volte una dipendenza, per me il gong che decreta la fine del frammento di tempo dedicato ai miei pensieri.

E allora riprendo a sentire i rumori, le campane della chiesa, i miagolii struggenti della gatta in calore invernale, il fruscio dell’aria che passa dalla fessura del balcone socchiuso, e la macchina dei pensieri inizia a riempirsi di contenuti.

Come in un imbuto colmo cerco aria per farli defluire prima, e il cervello inizia l’affannosa attività di risolvi e tritura problemi.
È così per tutti. Corriamo, programmiamo, lavoriamo, whatsappiamo, ingurgitiamo, parliamo, tutto ad un ritmo sostenuto. Eppure nasciamo col bisogno dei nostri tempi, scanditi nella naturalità delle stagioni, e il nostro stesso cervello è un aggeggio lento, che si nutre di riflessione cadenzata.

Parafrasando il testo de “l’elogio della lentezza” del prof. Lamberto Maffei, intuisco sempre meglio che il cervello è una macchina progettata per funzionare con la sua lentezza, e ogni affannoso tentativo di farla diventare hi-tech accelerandola, a lungo termine porta soltanto a ingolfamento mentale, frustrazione e angoscia, conducendo sulla strada dell’insoddisfazione e delle scelte sbagliate.

Albergano in ognuno di noi tanto l’emisfero cerebrale “poeta” quanto quello “commercialista”, attivandosi in sincrono ma con diverso impegno, a seconda di ciò che chiediamo a noi stessi o che dobbiamo affrontare.

Perciò, rimanendo al passo coi tempi, possiamo essere attivi, brillanti, veloci, con l’aggettivo più rapido e attuale “essere smart”, senza però dimenticare di prenderci cura di noi e di salvare degli attimi di lentezza quotidiana per dare tempo alla riflessione, al pensiero e al linguaggio di uscire ponderati, non per essere calcolatori, tutt’altro, per essere aggraziati nella vita, evitando irrimediabili errori d’impulso.

Il mio bisnonno diceva sempre: ”È d’uopo pensarci prima”.

Milan Kundera scriveva “C’è un legame stretto tra lentezza e memoria, tra velocità e oblio”: la lentezza di oggi e di domani e si domani ancora è un dono da utilizzare per vivere meglio con se stessi e con gli altri, e per avere ricordo di ogni istante pregnante di vita.

Meme della settimana: Fermati a godere della lentezza di un istante e di un pensiero tutto tuo.

Mara Larussa