Trame.8. I bambini raccontano la ‘ndrangheta con libertà e creatività

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L’altra metà di Yusuf curato da Fabio Truzzolillo che ne ha discusso con Daniela Valente (Coccole Books), Maria Teresa Morano (Responsabile Trame a Scuola) ed Elisabetta Reale (Gazzetta del Sud)

LAMEZIA. Trame.8 propone al suo affezionato e attento pubblico un incontro sul laboratorio La mafia raccontata dai bambini che ha tutto il sapore della verità, della meraviglia e della scoperta.

“È difficile fare le cose difficili: parlare al sordo, mostrare la rosa al cieco”

Così scriveva Gianni Rodari, tuttavia seppur difficile non è impossibile e Trame, ancora una volta, ha dimostrato che le cose difficili si possono fare. Lo ha fatto con Trame di Memoria 2016 – 2017 andando nelle scuole primarie con il laboratorio La mafia raccontata dai bambini. Da quel progetto coraggioso, che attualmente è in corso con la seconda parte, è nato il libro L’altra metà di Yusuf curato da Fabio Truzzolillo, ma scritto con condivisione creativa, libertà e fantasia dai bambini di sei scuole primarie di Lamezia Terme.

Del libro, edito con orgoglio e cura dalla casa editrice Coccole Books, se n’è parlato oggi proprio a Trame.8 con lo stesso Truzzolillo, con Daniela Valente (Coccole Books), con Maria Teresa Morano (Responsabile Trame a Scuola) e con Elisabetta Reale (Gazzetta del Sud) che ha moderato l’incontro.

“Bambini, imparate a fare cose difficili: dare la mano al cieco, cantare per il sordo…”

Imparare a fare le cose difficili, è ancora una volta Rodari che ci aiuta a raccontare il lavoro della Fondazione Trame con i bambini. “Dovevamo entrare nelle scuole”, esordisce Maria Teresa Morano sottolineando l’esigenza dell’incontro con gli studenti, soprattutto con quelli più giovani ai quali probabilmente nessuno aveva mai parlato di ‘ndrangheta. “Tuttavia avevamo il timore, condiviso con gli insegnanti, di non trovare il linguaggio giusto”. Ma dopo il timore è arrivato lo stupore della scoperta. “Alla fine, sono state le loro risposte e le loro reazioni ad arricchire il nostro agire da adulti. Procedendo per questa via siamo riusciti a interessarli a un mondo”.

Da un lato, quindi, l’incontro coi bambini, con il loro mondo che abbraccia quello di Trame.8, quello delle cose difficili, più grandi; dall’altro, l’incontro con la professionalità di chi crede nei sogni e li trasforma in concretezza: Coccole books, la casa editrice per ragazzi made in Calabria, che ha accolto il progetto facendolo proprio. Sul punto è la stessa editrice, Daniela Valente, a sottolineare come il libro venuto alla luce da questo duplice incontro non sia solo un libro per bambini. “È difficile creare rete in una regione complicata”, spiega la Valente, senza però nascondere la consapevolezza di esserci riusciti proprio grazie a dei bambini che hanno imparato a fare le cose difficili. “Fare libri per bambini è una cosa serissima e questo è un libro che, in aggiunta, parla di cose serie trattandole col linguaggio dei bambini”.

“… liberare gli schiavi che si credono liberi”

E al centro di questo crocevia di intenti, incontri e germogli c’è chi ha legato insieme i fili della trama creativa e importante che è il laboratorio La mafia raccontata dai bambini: il curatore e ideatore del libro, Fabio Truzzolillo che, sceso da cattedre che parevano ben più impegnative, si è ritrovato a dover riformulare il proprio linguaggio per condividere coi bambini verità e narrazione. “Ho capito che con i bambini non si deve semplificare, ma si deve essere radicali. Attraverso la narrazione abbiamo affrontato storie terribili (omicidio Tramonte – Cristiano, omicidio Aversa, nave dei veleni…), ma lo abbiamo fatto andando alla radice con l’intento di demitizzare la ‘ndrangheta”. La decostruzione della retorica che alimenta il potere mafioso è stata la pietra miliare che ha guidato il cammino del laboratorio. “Avevamo la necessità di fare memoria, anche perché la mafia nei libri di storia è assente. Per questo non dovevamo raccontarla ai bambini, bensì farcela raccontare da loro”. Tant’è che tutte le storie del libro sono nate da un’elaborazione creativa che li ha visti protagonisti della creazione collettiva della narrazione. “Hanno imparato a non rimanere in silenzio”, ha continuato Truzzolillo, al quale ha fatto eco la Morano spiegando che con questi laboratori, che partono dalle primarie fino ad arrivare alle superiori, la Fondazione Trame intende accompagnare nella crescita i bambini e i ragazzi.

Di parere non discorde è stata l’editrice Valenti, secondo la quale essere a Trame.8 e nelle scuole “con questo libro significa marcare il territorio. Le rivoluzioni, infatti, si fanno a scuola: è lì che è partito il cambiamento. Ora, con il libro, il cambiamento può circolare di mano in mano”.

“Trame nasce dall’esigenza di chiamare le cose col loro nome”, ha concluso la Morano, “Se i bambini quindi si abituano a confrontarsi apertamente, diverranno adulti capaci di trovare soluzioni”. Per dirla con Rodari, dunque, avranno la chiave per liberare quegli schiavi che si credono liberi.

Daniela Lucia

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