Benedetto Musolino, il patriota amico degli Ebrei

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Nobile, radicale, ateo, politico indipendente ed originale, Musolino teorizzò nel 1854 la necessità che gli ebrei avessero un loro Stato in Palestina.

Musolino da giovane

Benedetto Musolino nacque a Pizzo Calabro (VV) l’8 febbraio 1809 da Domenico e Francesca Starace, in una famiglia di baroni e di radicate idee liberali ( il padre e lo zio subirono l’esilio per aver partecipato alla fondazione della Repubblica partenopea nel 1799). Frequentato il liceo a Monteleone Calabro (oggi Vibo Valentia), s’iscrisse a giurisprudenza a Napoli, dove coltivò anche la passione filosofica. Qui conobbe Luigi Settembrini e altri liberali meridionali, e per questo scontò anche un breve periodo di carcere. Dal carattere curioso e instabile, decise di partire alla volta dell’Oriente dove visitò la Palestina, alcune isole mediterranee per poi stabilirsi a Istanbul, capitale dell’impero ottomano, dove affermò in seguito di essere divenuto consigliere del Gran Visir.

L’avventura Risorgimentale

Nel 1832 Musolino ritornò in Italia, e a Napoli fondò una setta clandestina dal nome I Figliuoli della Giovine Italia, profondamente diversa però dalla associazione dal nome simile fondata da Giuseppe Mazzini, in quanto quella del Musolino si caratterizzava per l’ateismo ideologico, l’organizzazione settaria, la questione sociale (in chiave comunistica), l’opzione repubblicana e la creazione di una elitè di rivoluzionari che avrebbero dovuto preparare gli italiani alla educazione patriottica per poi agire contro i governi stranieri.

Musolino deputato del regno d’Italia

Nel 1839, tradito da una spia borbonica infiltrata nella setta, comporterà altri tre anni di carcere e poi il domicilio coatto nella sua Pizzo, dove, assieme al nipote Giovanni Nicotera (figlio della sorella Giuseppina), Felice Sacchi e altri pianificarono i futuri moti rivoluzionari. Nel 1848 fu eletto per il distretto elettorale di Monteleone deputato al Parlamento borbonico (dove rifiutò di prestare giuramento al monarca) in quell’anno chiuso d’autorità dal re restio a concedere la Costituzione (15 maggio). Musolino, che fra l’altro sosteneva l’autonomia politica della Sicilia, entrò nel governo provvisorio anti borbonico insediatosi a Cosenza come responsabile della guerra, e mentre il generale Francesco Stocco combatteva presso l’Angitola con lui, il nipote Nicotera, Carlo Maria Tallarigo Raffaele Piccoli, a Musolino la sua scelta politica gli costerà la devastazione del paese natale Pizzo, l’assassinio del padre, la messa a fuoco del suo palazzo, la morte per crepacuore della madre, di suo fratello Saverio e della cognata.

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Per sfuggire all’ennesimo arresto riparò a Corfù, per poi ritornare in Italia per contribuire alla fondazione e alla difesa col grado di Maggiore della Repubblica Romana (1849), di breve durata. Da Roma fuggì ancora una volta e riparò in Francia, dove visse impartendo lezioni di italiano, visto che gli erano stati confiscati i suoi beni e condannato a morte in contumacia. Nel 1852 si recò in Gran Bretagna, dove propose al governo inglese il rimpatrio di tutti gli Ebrei in Palestina, affinché fondassero un loro stato e si pacificasse quell’area geo-politica. Intanto nel 1857 la spedizione anti borbonica di Sapri capitanata da Carlo Pisacane fallì, e ciò contribuì ad allontanare sempre di più Musolino dalla azione politica di Mazzini. Nel 1860 raggiunse Giuseppe Garibaldi in Sicilia, dove partecipò alla impresa dei Mille creando una compagnia di volontari a Cosenza (2 settembre), che si distinse alla battaglia del Volturno (26 settembre- 2 ottobre), e dove Musolino fu nominato Colonnello – brigadiere.

L’entrata dei Mille a Palermo

L’attività politica

Musolino fu eletto deputato del primo parlamento Italiano il 18 febbraio 1861. Qui vi rimase per vent’anni ininterrotti (dalla VIII alla XIII legislatura), per i collegi di Monteleone e Cittanova (RC) parteggiando sempre con la Sinistra Storica di Agostino Depretis, ma avendo piena autonomia di pensiero e di azione, in quanto ateo, radicale e anti mazziniano. E’ giusto ricordare che Musolino nel 1861 presentò un progetto di legge che contemplava la nazionalizzazione delle terre incolte e abbandonate da redistribuire ai poveri, attraverso la quotizzazione dei fondi agricoli e una colonizzazione pianificata delle aree interne coordinate dai comuni, così come negli anni a venire denunciò costantemente gli abusi da parte dei grandi latifondisti che impedivano una vera e sistematica riforma agricola.

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Suo interesse fu sempre però la politica estera, sicché si espresse contrario alla Convenzione di Settembre (1864) dove l’Italia prometteva al papato (e alla Francia sua tutrice) che avrebbe rinunciato a Roma come capitale del regno, mentre fu convinto sostenitore della entrata dell’Italia nella Triplice Alleanza (1882) con Impero tedesco e Austro – Ungarico in chiave anti-russa, nonché di alleanze diplomatiche particolari con l’Impero Ottomano, a suo dire, unico baluardo contro l’espansione russa in Europa.

Lapide ricordo Musolino presso il suo Palazzo a Pizzo Calabro (VV)

La morte e il ricordo postumo

Benedetto Musolino il 12 giugno 1881 fu nominato senatore. Nel 1883, stanco e ammalato ritornò nella sua Pizzo Calabro, dove morirà il 15 novembre 1885. Musolino fu uno scrittore prolifico. Ricordiamo almeno i suoi scritti più famosi, alcuni pubblicati postumi quali Al popolo delle Due Sicilie, Napoli 1848; L’Inghilterra e l’Italia, Roma 1848; La Rivoluzione del 1848 nelle Calabrie, a cura di S. Musolino, Napoli 1903; La Gerusalemme e il popolo ebreo (postumo, 1948). A Benedetto Musolino la sua Pizzo gli ha dedicato una via e una lapide, invece una via è presente anche a Lamezia Terme (CZ), Catanzaro, Roma.

 

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