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Calabria da riscoprire: il Santuario della Madonna delle Fonti di Spilinga

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Santuario della Madonna delle Fonti Antonio Pagliuso

“Calabria da riscoprire” ci conduce sulla strada di Spilinga, nel Vibonese, alla scoperta del Santuario della Madonna delle Fonti, un angolo di pace e sacralità nel territorio della cosiddetta “Capitale della ‘nduja”.

Le origini del nome Spilinga

Spilinga è un comune della provincia di Vibo Valentia, posto ai piedi del Monte Poro, a 455 metri sul livello del mare. Il paese conta circa 1.400 abitanti e deve il suo nome al termine riconducibile al greco antico spilyga (σπήλυγγα) che significa grotta.
Spilinga è raggiungibile attraverso l’autostrada A2 del Mediterraneo Salerno-Reggio Calabria, uscendo allo svincolo di Pizzo e proseguendo per la Strada statale 18 fino a Tropea. Da lì bisogna prendere la Strada provinciale 22 che conduce all’abitato di Spilinga.

Oltre il Santuario: la celebre ‘nduja

Quello di Spilinga è un comune famoso in tutta Italia per la ‘nduja, uno speciale insaccato ottenuto dalle frattaglie di maiale con l’aggiunta del peperoncino. Probabilmente giunta in Calabria durante l’epoca napoleonica (1806-1815), la ‘nduja è oggi divenuta una dei prodotti più amati della gastronomia regionale.
Nel comune vibonese, appellato anche come la “Capitale della ‘nduja”, ogni 8 agosto si celebra anche una sagra dedicata all’amato insaccato.
Ma il fuoco dell’appuntamento odierno con “Calabria da riscoprire” è circoscritto a un monumento non culinario, ma religioso: il Santuario della Madonna delle Fonti.

Il Santuario della Madonna delle Fonti

Il Santuario della Madonna delle Fonti, o della Fontana, è situato poco fuori il centro abitato di Spilinga, all’interno di un’antica grotta eremitica.
Le origini del culto della Madonna sono relativamente recenti, ma non ufficiali, essendo state tramandate, con tutte le modifiche, gli abbellimenti e travisamenti del caso, soltanto per via orale da una generazione alla successiva.
Era una notte degli inizi del XX secolo quando a un’anziana abitante del paesino alle falde del Monte Poro (secondo alcune fonti soprannominata Ciciresjia, secondo altre dal nome Domenica Muià) apparve in sogno la Madre di Gesù Cristo. La Vergine chiese alla fedele di raggiungerla in un luogo poco distante. L’anziana si alzò dal tepore delle coperte e si diresse nel posto indicatole. Qui, per sua enorme sorpresa, trovò una statua raffigurante la Madonna e sempre qui, secondo le direttive ricevute nel sogno, si impegnò a erigere una chiesa.
Poco tempo dopo – alcune fonti indicano l’anno 1920 – iniziarono i lavori di costruzione della chiesa. La nicchia dove la fedele spilingese trovò la statuina è ancora conservata.

Santuario della Madonna delle Fonti di Spilinga. Foto di Alessandro Preite
Santuario della Madonna delle Fonti di Spilinga.
Foto di Alessandro Preite

Il sito oggi

Oggi il Santuario è completato da alcune palme, una fonte e una piccola piscina ed è centro di continui pellegrinaggi, specie nel mese mariano di maggio. Il 21 maggio, inoltre, si festeggia la Beata Vergine con una processione che parte e termina nel luogo di culto.

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Altre grotte e reperti di Spilinga

D’ognintorno al Santuario sono presenti varie grotte, molte delle quali recano tuttora segni dei basiliani ed eremiti che vi dimorarono. La più famosa di queste è forse la cosiddetta grotta di “Santu Liu”, ma mete dei visitatori sono anche le grotte “Favo” e “delle Fate”. In questi anfratti gli archeologi hanno trovato anche dei reperti risalenti all’età Neolitica.
Nell’area che avvolge il sito religioso sono presenti anche un acquedotto in pietra di età borbonica e una necropoli.

Antonio Pagliuso
Foto Alessandro Preiti e Comune di Spilinga

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