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Campo rom. I lametini dicono ‘no’ ai fumi tossici: il diritto alla salute non si tocca

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Duecento le firme raccolte e consegnate al commissario prefettizio Giuseppe Priolo all’inizio del sit-in del gruppo spontaneo di cittadini che ha dato vita ad una pacifica protesta nel piazzale antistante il Comune di Lamezia Terme, in seguito all’ennesimo rogo proveniente dal campo Rom di Scordovillo, divampato il 14 luglio scorso.Molte altre firme si sono aggiunte nel corso dell’incontro, e sarà possibile firmare ancora secondo le modalità che verranno indicate nella neonata pagina Facebook “Class Action Fumi Tossici Lamezia Terme”.

Tre in particolare le richieste avanzate dal comitato organizzatore: “Un presidio permanente a Scordovillo, la bonifica dell’area interessata e la cessazione dell’illegalità diffusa”.

Istanze accolte da Priolo che si è reso disponibile a “fare da ponte con la politica”.

“E’ un bel segnale quello che sta lanciando Lamezia Terme – ha detto l’attivista Fabrizio Basciano – non stiamo più delegando qualcuno, stiamo scendendo in campo per la prima volta per affermare un principio, quella della cittadinanza. E lo stiamo facendo spontaneamente, in modo civile, senza sollecitazioni o colori politici. La nostra è una causa collettiva, vogliamo solo vivere nella salubrità e che venga riconosciuto il nostro diritto alla salute”.

“Oggi ci siamo ripresi Lamezia, oggi stiamo mostrando il volto migliore della città – ha continuato Annalisa Dattilo – non vogliamo essere la seconda terra dei fuochi, non vogliamo ammalarci. Vogliamo l’aria pulita! Siamo stufi delle promosse mai mantenute. I nostri bambini hanno il diritto di vivere in un luogo sano”.

E ancora, rivolgendosi alla politica, per lo più assente alla manifestazione: “Non siamo solo un bacino di voti, non siamo numeri. Siamo una comunità delusa”.

Lamezia si mobilita per dire basta ai fumi tossici che periodicamente inquinano i suoi cieli: “Stop diossina” e “disastro ambientale” sono alcuni dei cartelli sorretti dai partecipanti.

Una manifestazione pacifica e popolare, che non ha bisogno di alzare la voce per far sentire, forse per la prima volta, il proprio dissenso. I cittadini non ci stanno più a veder calpestati i propri diritti, intervenendo in prima persona laddove la politica non è riuscita: la questione dello sgombero del campo Rom.

“Anche i loro bambini hanno diritto a respirare aria buona” ha detto qualcuno tra i presenti. Ed è proprio questo intervento di civiltà ad essere sollecitato, perché “queste situazioni non sono più tollerabili”.

La manifestazione è proseguita in maniera ordinata, nel rispetto del distanziamento sociale e delle norme anti-contagio, e si è protratta senza alcuna nota stonata, espressioni di odio o di razzismo destinate agli abitanti di Scordovillo.

L’attenzione è sempre rimasta rivolta, unicamente, alla salute pubblica.

Si attende, a questo punto, non solo una maggiore adesione alla causa da parte dei cittadini attraverso la raccolta firme, ma un concreto, reale e decisivo intervento da parte di chi di competenza.

Quello adiacente l’ospedale cittadino è il più grande ghetto del Meridione, una vera e propria bomba ecologica, “un fortino nel quale un gruppo di persone continua a compiere lo stesso reato da anni, inquinando irreversibilmente ettari di terreno con un grave impatto sul piano ambientale” ha dichiarato pochi giorni fa il Procuratore della Repubblica di Catanzaro Nicola Gratteri.

Il dibattito resta aperto, la situazione è tanto complessa quanto inaccettabile, irrisolvibile per qualcuno: che non siano i cittadini questa volta ad avere l’ultima parola?

Maria Francesca Gentile

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