Cantafora: Lamezia non può essere dilaniata da interessi di parte

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Cantafora: Lamezia non può essere dilaniata da interessi di parte

“Mai come in questo tempo stiamo sperimentando, la debolezza della nostra città. Eppure la città è il nostro patrimonio. A cinquant’anni dalla sua fondazione, non possiamo considerarla come un anonimo agglomerato senza identità e dilaniata da interessi di parte. Dio ha un sogno per la nostra città.  E il sogno di Dio è che la nostra città sia sempre più umana, più vivibile, più vicina a tutti. Ma, questo sogno di Dio ha bisogno dell’impegno di tutti noi”.

E’ stato uno dei passaggi centrali del messaggio alla città del vescovo di Lamezia Terme Luigi Cantafora, a conclusione della processione in onore di S. Francesco di Paola, nella giornata di ieri

Il monito alla ricerca del bene comune e dell’unità di Lamezia, nel cinquantesimo anno della sua nascita, è ritornato nelle parole pronunciate dal presule a conclusione della processione del Santo paolano “il Santo dei miracoli, la cui fama resta intramontabile anche ai nostri giorni.

Eppure questa nostra città non è tranquilla! Sembra che, come un torrente carsico, serpeggi sempre chi vuole seminare morte, odio, violenza e malaffare!

In tutto questo, sembra a volte che la città abbia paura dei più deboli e che la tranquillità debba essere raggiunta mediante la tutela della potenza. Il problema è sempre l’altro, quando invece è radicato spesso nei nostri costumi!”

Come nel corso della celebrazione eucaristica mattutina, Cantafora ha rinnovato l’appello all’unità di Lamezia “unità e ricerca del bene comune di cui questa città ha bisogno come il pane” e il pensiero “ai tanti giovani di questa città. Dobbiamo interrogarci su che futuro stiamo costruendo per loro”.

Da qui l’invito accorato del presule a imparare da Francesco da Paola anzitutto “la condivisione e la solidarietà con chi soffre. San Francesco ha vissuto questo valore cristiano con grande impegno, diventando voce dei più poveri e indifesi.

Ha invitato e invita ancora oggi i suoi seguaci con queste parole: “Secondo le vostre possibilità, compirete le pie opere di misericordia a favore dei poveri, degli orfani, delle vedove e degli invalidi”.

Per questa ragione i Vescovi italiani, anni or sono, ebbero a definire San Francesco di Paola “il Santo della carità sociale”. L’invito che il Santo ci fa è di creare legami di solidarietà!”.

 

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