I carrioli a pallini: giochi di una volta

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carruacciu

Alcuni Comuni virtuosi li strappano alla categoria dei giochi dimenticati riconsegnandoli alle nuove generazioni, come quello di Milo, in Sicilia: da noi a Lamezia aleggia ancora il genius loci, quel brutto ceffo di Lama, da cui, pare, prenderebbe nome.

Nulla è bastato ad esorcizzarlo, acciderba! San Biagio, San Teodoro, Sant’Eufemia, insieme ai Santi Pietro e Paolo, o a San Francesco di Paola e Sant’Antonio di Padova, forse, non l’hanno spuntata nella girandola di tutti questi secoli: la nostra cittadella lametina, infatti, continua ad essere, alla latina, “lama”, cioè “palude”, impantanata da una situazione di stallo, che lascia le memorie antiche ad una grigia solitudine.

Già, Lametame! Senza una valorizzazione del passato, si ritorna indietro, non ci si proietta in avanti: ricordiamocelo! Questo piccolo contributo si prefigge di raccogliere una testimonianza, e attraverso essa, di tirar fuori la bellezza socioculturale di un momento ludico, cui si raccoglievano le nostre care generazioni.

Gran Premio Carruacci Formula Uno

(Circuito Cruci da Chiazza – Bracciu)

Fin da ragazzini eravamo tutti costruttori di prototipi di Carruacci a testata ribassata, abarthizzati con espedienti spesso strepitosi, con i quali ci esibivamo per le vie di Sambiase con evoluzioni ardite e molto pericolose!

Bastava procurarsi qualche tavola di legno solido, un manico di scopa, tre ruote a pallini, chiodi e martello e si dava inizio al progetto! Lo sterzo veniva particolarmente curato e guarnito di “coppe” (tappi a corona) di gazzosa e limonata prodotte della arcinota ditta Silvestro, oppure di culacchi di cartucce sparate.

Le prove per la Pole Position si facevano partendo da Shantu Nicola e giungendo con vigorose spinte fino alla Stratella dopo vari capitomboli e sbucciature sbrigativamente trattate con “sputazza”.

Si giungeva così a selezionare i mezzi più performanti, orgoglio dei costruttori, che venivano messi a punto con oliature di “morga”, “shivu”, benzina ed altri improbabili sostanze lubrificanti e modifiche millimetriche apportate allo sterzo.
Infine la sfida, da svolgersi sul lungo e pericoloso tratto dalla Cruci da Chiazza fino allu Bracciu! Partecipavano al massimo due o tre prototipi condotti da espertissimi piloti, già segnati da numerose ferite ormai cicatrizzate e da “mulingiane” che le mamme provocavano con forti “pizzulati”, ogni volta che i piccoli Nuvolari venivano sorpresi al Pit Stop!

La partenza avveniva davanti al tabacchino di Mirarchi tra le “mussiate sardoniche” dei presenti che shurmuniavanu: “shu pronti ppi ssi sbasciari i corna”!
La Safety Car (carruaccio mandato in avanscoperta per far scansare i malcapitati) dava il via libera e si partiva con la massima spinta possibile, appiattiti sullo sterzo e senza casco.

Se la velocità era eccessiva la sfida finiva nei pressi della curva della Nuziata, sulla porta durissima della Mmaculata, o più comodamente alla Minzalora se il pilota era “sbertu”!

Se, invece, la pianificazione della gara era stata inappuntabilmente studiata, si arrivava allu Bracciu con i capelli al vento, le mani sollevate dallo sterzo e la frenata effettuata con un piede e sacrificando le scarpe buone  “ccu lli fhirruzzi”, comprate da Cicciu Burriallu.

La vittoria si celebrava risalendo alla Cruci da Chiazza a piedi, tirandosi dietro ccu nnu carricaturu, il glorioso carruacciu! Niente coppe luccicanti, niente baci delle signorine, solo dieci figurine di calciatori per premio e mazzate sicure appena “shutta u vignanu”!

(Francesco Gaspare La Scala)

Quando è il caso di dire che il racconto restituisca il fascino di quanto è stato: la voce è di un Alberto Angela della nostra piana, che ci restituisce con stile accattivante un bel tassello comunal-popolare.

Prof. Francesco Polopoli

 

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