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Catanzaro, Asp sciolta per mafia per le collusioni mafiose di “Quinta bolgia”

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La Gazzetta Ufficiale ha pubblicato le motivazioni per cui è stata sciolta per mafia l’Azienda sanitaria provinciale di Catanzaro. Nella relazione firmata dal ministro dell’Interno, Luciana Lamorgese, viene citata la relazione del prefetto di Catanzaro dopo l’accesso antimafia all’Asp.

Nella relazione del Viminale in primo luogo si ricorda che l’accesso antimafia all’Asp di Catanzaro è partito “all’esito di un’operazione giudiziaria denominata ‘Quinta Bolgia’, i militari della Guardia di finanza di Catanzaro, coordinati dalla procura della Repubblica-Direzione distrettuale antimafia, hanno dato esecuzione a 24 ordinanze di custodia cautelare e ad un provvedimento di sequestro dei beni per il valore di oltre dieci milioni di euro. Tra i destinatari del provvedimento cautelare figuravano anche amministratori, dipendenti ed ex amministratori dell’azienda sanitaria provinciale di Catanzaro”.

La relazione del prefetto – si legge ancora nel documento del ministro dell’Interno – “pone in rilievo il ruolo predominante svolto da due gruppi imprenditoriali riconducibili a una locale cosca criminale fortemente radicata sul territorio che ha realizzato un regime di monopolio nel redditizio settore delle ambulanze sostitutive del servizio pubblico e più in generale nell’ambito dei servizi sanitari, favorito soprattutto – secondo quanto ricostruito dagli investigatori – dai privilegiati rapporti intercorrenti tra esponenti della ‘ndrangheta e numerosi dipendenti anche di livello apicale dell’Azienda sanitaria provinciale di Catanzaro”. Nella relazione del ministro dell’Interno viene puntualizzato che “le attività d’indagine, richiamate nella relazione del prefetto, hanno fatto emergere che l’ultima gara per l’affidamento del servizio sostitutivo delle ambulanze del 118, regolarmente bandita e aggiudicata, risale al 2009 quando il servizio venne affidato, per un anno, a una società riconducibile a uno dei due gruppi imprenditoriali sopra citati, che ha continuato a gestirlo fino ad ottobre 2017, data in cui è stata destinataria di un provvedimento interdittivo antimafia. I vertici dell’azienda sanitaria infatti, anziché programmare e indire una nuova gara prima della scadenza prevista, hanno permesso – sulla base di continue proroghe illegittime e in alcuni casi addirittura tacite – che la predetta società continuasse a gestire il servizio in parola”.

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