Cicas plaude ad apertura su revisione liberalizzazione lavoro domenicale

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Ventura (Cicas): positiva l’intenzione di Di Maio di rivedere decreto ‘Salva Italia’ su liberalizzazione lavoro domenicale

CATANZARO. Qualche giorno fa il ministro del Lavoro e dello Sviluppo economico, Luigi Di Maio, ha confermato l’intenzione di aprire un tavolo per rivedere le norme che regolano il lavoro domenicale previste dal decreto ‘Salva Italia’ del governo Monti. Una notizia come questa, che comunque non è nuova negli ambienti cinque stelle, ha chiaramente messo in ascolto non solo le sigle sindacali, quanto anche le associazioni di categoria.

Il focus sulla liberalizzazione del lavoro domenicale annunciato da Di Maio è stato infatti salutato con interesse dalla Cicas, la confederazione degli imprenditori, commercianti, artigiani, del turismo e dei servizi, il cui presidente nazionale Giorgio Ventura ha incoraggiato quella che per il momento il ministro ha manifestato come mera intenzione. “Il vicepremier non fa che ritornare su uno dei temi programmatici più cari alla Cicas che da anni ormai ha lanciato la sua piattaforma ‘Domenica è sempre domenica’ per arrivare a una regolamentazione degli orari di apertura degli esercizi commerciali a misura d’uomo. Il problema, che ha sicuramente aspetti preminenti di ordine economico e sindacale, concerne innanzitutto la possibilità, che deve essere garantita a tutti, di godere del giusto riposo settimanale”, ha sottolineato Ventura.

Come dicevamo poc’anzi, da sempre il movimento cinque stelle ha posto in evidenza la necessità di rivedere gli orari di apertura degli esercizi commerciali, tant’è che in passato aveva avanzato una proposta di legge che aveva ottenuto l’approvazione dalla Camera nella scorsa legislatura ma è rimasta ferma in Senato: tale proposta stabiliva che su 12 giorni festivi all’anno 6 dovessero essere di chiusura.

Alla luce dello stato attuale, il presidente Cicas continua spiegando che “la liberalizzazione selvaggia ha portato il commerciante italiano tipo, conduttore autonomo del proprio esercizio, a dedicare al lavoro tutto il tempo personale, di tutti i giorni della settimana. Ma ha anche significato impegnare una consistente parte dei propri decrescenti introiti d’impresa nei giusti compensi del personale, diretti e indiretti. Ha comportato sacrificare ogni opportunità di relazione personale, familiare, sociale, culturale e religiosa al mito fasullo del ‘fine lavoro mai’”.

Detto ciò, l’associazione di categoria garantisce di non voler portare avanti un’operazione anacronistica, tuttavia “ritiene che una nuova regolamentazione vada adottata per porre rimedio allo strapotere dei mega centri commerciali e alla decimazione per asfissia dei negozi di vicinato, storici e urbani. È compito della politica trovare tempi, modi e soluzioni per un problema che ha molteplici implicazioni di ordine culturale, economico e sociale”.

Redazione

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