LameziaTerme.it

Il giornale della tua città

Coas Medici: Sanità lametina, serve ferma protesta per la tutela della salute

4 min read

Ci sarà pure un Giudice a Berlino? Beh pare che ci sia sicuramente a Catanzaro… parafrasando la celebre frase attribuita a Bertolt Brecht, narriamo una vicenda paradigmatica della lungimiranza dei politici lametini…ahimè pari a quella di una talpa

Comunicato Stampa

Una semplice rivendicazione, sotto forma di esposto alla Procura di Catanzaro, di alcuni dipendenti del nostro Ospedale induce un Giudice della suddetta Procura a chiedere ai vertici aziendali alcuni chiarimenti in merito all’applicazione del DCA nr. 68 del 29/06/2015 a firma del Commissario ad Acta Ing. Massimo Scura.

Cosa contiene questo decreto che può talmente interessare la salute dei nostri concittadini e le sorti di quasi tutti i reparti dell’Ospedale ? È presto detto… il DCA nr. 68 dispone che in base al DPRG (Decreto Presidente della Giunta Regionale) nr. 58/2014 a firma Giuseppe Scopelliti, il Centro Trasfusionale di Lamezia Terme (unico in tutta la ASP di Catanzaro), reo all’epoca di non raggiungere le 2.200 unità di sangue trasfuse all’anno, dovrebbe lavorare su 6 ore, cioè essere aperto solo nelle mattine dei giorni feriali, senza più reperibilità notturna e festiva, senza distribuzione di sangue in urgenza, senza specificare chi dovrebbe occuparsi di urgenze ed emergenze purtroppo all’ordine del giorno, considerando che solo i tre Pronto Soccorso di Lamezia, Soverato e Soveria Mannelli totalizzano oltre 84.000 accessi di persone fisiche all’anno, senza considerare che attività altamente a rischio di sanguinamento, da trattare in emergenza come i parti, magari anche con farmaci emostatici erogati proprio dai Medici del Centro Trasfusionale, vedrebbero crollare drasticamente la fruibilità e la sicurezza dell’accesso alle cure da erogare sul territorio ai cittadini lametini. In poche parole: un calo vertiginoso dei ricoveri.

Per fortuna, nel medesimo DCA nr. 68, al capitolo delle conclusioni, un paragrafo introduce la possibilità di deroga, permettendo alle Aziende Sanitarie di mantenere la propria organizzazione in attesa che la Rete Trasfusionale Regionale sia completata in ogni sua declinazione e implementazione.

Resta la rabbia e il disappunto, nonché la preoccupazione, nel registrare l’ennesima rappresentazione della miopia di una intera classe politica, incapace di leggere le conseguenze annidate tra le righe di un decreto, incline a non ascoltare chi lavora sul campo, irrispettosa della storia del nostro Centro Trasfusionale (in altri tempi dispensatore di sangue finanche in Sicilia) e in genere di tutti i reparti, decreto che ad una attenta lettura si rivela pieno di contraddizioni, e soprattutto incurante di recepire (per insipienza o di proposito), il Decreto del Ministero della Salute dell’Aprile dello stesso anno, il famoso D.M. nr. 70 del 2 Aprile 2015, che riorganizzava l’intera rete ospedaliera italiana, caratterizzando l’Ospedale di Lamezia Terme come Ospedale di I livello, sede anche di DEA  di I livello (Dipartimento di Emergenza e Accettazione), per un bacino di utenza compreso tra 150.000 e 300.000 abitanti e quindi sede di diritto di una serie di unità operative tra cui un Centro Trasfusionale addirittura aperto 24 ore al giorno tutti i giorni… ma siamo in Calabria… l’ineffabile Commissario ad Acta si limitò a firmare una scopiazzatura, peraltro zeppa di incongruenze, di un DPRG antecedente il Decreto Ministeriale e pertanto sconfessato dallo stesso, a firma di un soggetto noto più che altro per aver occupato le cronache giudiziarie nazionali.

Il lettore a questo punto possono ben comprendere l’inutile e incomprensibile conflitto di competenze e funzioni attribuite all’Ospedale di Lamezia da una parte dal Ministero della Salute in persona e dall’altra parte una Struttura Commissariale che vanifica tutto questo, mortificando un intero Ospedale col depotenziamento di uno dei suoi Servizi più strategici, ovvero quello della distribuzione del sangue, tra l’altro quasi sempre eseguita in urgenza, esponendo il Centro Trasfusionale a improvvidi provvedimenti incomprensibilmente castranti, come recentemente accaduto al Laboratorio Analisi ed al Laboratorio dell’U.O. di Neurogenetica.

Corre l’obbligo di ricordare che all’epoca della pubblicazione del famigerato DCA nr. 68/2015 il solo Igor Colombo, esponente di spicco di Forza Nuova si spese in città, sulla stampa e sui media con forza ed argomentazioni, intuendo le conseguenze nocive del decreto. Tutte le altre compagini politiche del lametino rimasero sorde e mute, incapaci di comprendere i rischi insiti nelle decisioni commissariali.

Forse è il momento giusto perché qualche Associazione o Movimento civico, o partito di maggioranza o di opposizione si faccia carico di coagulare e indirizzare una ferma protesta, chiedendo con forza una serie di azioni concrete a difesa della salute del territorio.

Non solo non si è riuscito negli anni ad avere la piena dignità e potenzialità di un HUB (Ospedale di II livello) ma nemmeno appieno quella, seppur ridotta di uno “Spoke” o Ospedale di I livello, assistendo invece al lento scivolamento verso il diventare un semplice “Ospedale di Base”.

Lamezia non merita tutto questo, Lamezia merita invece una revisione critica degli atti commissariali susseguitisi negli anni recenti, sempre all’origine di ulteriori depotenziamenti del nostro Ospedale.

Se oggi si applicasse lo stesso criterio adottato nel 2014 per decidere che il Centro Trasfusionale di Lamezia Terme (messo alla stregua di Polistena e Castrovillari !!!) dovesse lavorare a non più di sei ore al giorno, basandosi sullo strano limite, chissà mai perché, di 2.200 sacche di sangue trasfuse all’anno, considerando che ormai se ne utilizzano stabilmente intorno alle 4.000, distribuite sui tre ospedali del comprensorio provinciale, bisognerebbe immediatamente integrare e aggiornare il precedente decreto… riusciranno i nostri attuali rappresentanti a farsi ascoltare nella inaccessibile cittadella regionale ? Aspettiamo (poco) fiduciosi ancora una volta, nella certezza però che non bisogna abbassare la guardia.

Dr. Domenico Fusto
Sindacato COAS Medici