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Conoscere la Calabria attraverso i suoi fari

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faro capo suvero

Un libro e un docufilm come guida a questo viaggio

La nostra terra, fasciata dal Tirreno e dallo Ionio, lungo i suoi circa 800 km di coste, ha numerosi fari, di cui dodici sono ancora attivi. Essi svettano su punti strategici per la navigazione- siano essi promontori, propaggini, spuntoni di roccia, lingue sabbiose insinuate nel mare- simili a guerrieri solitari, innalzati ad una maestosità imperturbabile che protegge, orienta, segnala, evoca, racconta, sussurra.

Ivan Comi, calabrese perdutamente innamorato della sua terra, affascinato fin da bambino dalle torri luminose, anelli di congiunzione tra cielo e terra, nel suo libro “I Fari Della Calabria”, edito da Associazione La Vie, 2019, ci guida in un percorso epifanico sulle loro tracce.
L’opera, con testo bilingue italiano e inglese, include altresì un film-documentario, “La magia dei cristalli”, – regia di Filippo Corrieri e dello stesso autore- che ripercorre la ricerca attraverso le riprese dei luoghi, dei paesaggi, delle persone, degli incontri, aggiungendo poesia a poesia.

Nel docufilm, un particolare rilievo è dato alla finalità pedagogica dell’itinerario, con le sequenze dedicate alle insegnanti che guidano i bambini calabresi a conoscere il patrimonio storico-artistico, naturalistico della loro terra.
Un aspetto fondamentale, questo, per fare crescere la Calabria, per amarla, per viverci bene, per restarci, per non essere costretti a lasciarla da grandi. Per interrompere una storia incessante di emigrazione, di fuga.

Si svelano meraviglie impensate anche a noi che vi siamo nati, che la abitiamo e a tutti coloro che desiderano inoltrarsi nel connubio conoscenza/ bellezza che promana da ogni pagina di questo libro, denso di foto e di materiali.
La veste grafica è curata, elegante, accattivante fin dalla copertina del volume in cui si staglia, con potenza incantatoria, una lanterna radiante la sua luce su un mare scuro, sovrastato da un orizzonte in tinte crepuscolari.
Sotto, in rapita contemplazione, un uomo, forse lo stesso Comi, irresistibilmente attratto dal bagliore del faro che squarcia l’oscurità. L’immagine produce un forte effetto di immedesimazione : magia, mistero, sogno…

Se i fari emanano solitudini, esse sono inscindibili da quelle dei guardiani, figure quasi leggendarie su cui l’autore si sofferma, tracciandone la storia da quando, nell’antichità, degli uomini, quasi certamente schiavi, dovevano accendere e alimentare fuochi nei punti in cui il mare era più insidioso.
I custodi della luce per le rotte notturne dei naviganti, via via, abbandonarono quella sorta di ruolo di vestali maschili, per divenire esperti in rapporto ai progressi della tecnica.
I falò di legna sono stati sostituiti dal petrolio, dal gas, dall’elettricità, mentre si ci ingegnava con invenzioni e perfezionamenti per migliorare l’efficienza dei segnalatori luminosi, fino all’automazione e al controllo da remoto.
Oggi non esistono più i vecchi guardiani dei fari, ma al loro posto ci sono dei professionisti a cui, spesso, sono affidate più torri. Nel libro e nel film, vengono presentati e intervistati alcuni faristi della nostra regione, altamente specializzati che, tuttavia, nell’immaginario, mantengono il fascino dei loro predecessori del passato.

Dal Pharos di Alessandria, la prima monumentale, stupefacente opera umana per la funzione di orientare i marinai nel buio delle acque del Mediterraneo, tanto da essere annoverata tra le sette meraviglie del mondo antico, alle costruzioni odierne. Nella sua parte introduttiva, il libro ne presenta agilmente la storia facendo scoprire particolari affatto scontati, come per esempio, la funzione della Statua della Libertà, faro di New York dal 1902. Concluso questo rapido excursus, si inizia il viaggio attraverso i “punti luminosi “della Calabria, da est a ovest.

Si parte dal Faro di Punta Alice, di Cirò Marina, con una foto in cui troneggia sulla base, come assiso su un trono, il monarca di un bianco abbagliante, al servizio delle genti del mare. Intorno, la natura che affascinò gli avventurosi greci tanto da farne una seconda patria. I colori variano dalla sabbia, bianca o dorata, allo smeraldo della vegetazione. Il mare, sposo della costa che lambisce instancabilmente ora accarezzandola, ora stringendola in abbracci impetuosi e spumeggianti, le regala le sue pietre pregiate: lo zaffiro, l’acqua marina, il turchese, la giada, l’ametista. I fondali, i giochi della luce, la purezza delle acque, contribuiscono a donare questa varietà cromatica unica ai nostri due mari.
Spettacoli di pari folgorante bellezza si ripetono nell’incontro con gli altri fari, procedendo dalla costa ionica del crotonese verso sud fino alla punta reggina per risalire lungo il Tirreno.
Capo Colonne, Capo Rizzuto, Punta Stilo, Capo Spartivento, Capo Dell’Armi, Punta Pezzo, Scilla, Capo Vaticano; Capo Suvero, Paola. Ognuno con la sua storia, leggende, miti, le sue caratteristiche architettoniche e tecniche, il suo rapporto con le città e il territorio in cui sorge e, dentro, con una disposizione grata e uno sguardo discreto, le vite dei guardiani/ faristi, delle loro famiglie, delle generazioni che, in alcuni casi, si sono succedute nello stesso incarico.
L’autore, coadiuvato da preziosi collaboratori nominati nel colophon del libro, riesce a donare un quadro completo di questa parte della storia della Calabria, legata indissolubilmente alle sorti del Mediterraneo, mare tra terre.
E lei, terra tra mari.
Il messaggio che ci viene dalla lettura e dalla visione del libro e del film documentario, è che dobbiamo imparare a conoscerci. E ad amarci.
Un messaggio che, attraverso la storia dei fari, si aggiunge alla preziosa opera di altri calabresi che con tenace amore si impegnano alla rinascita di una terra semplicemente bellissima.

Enza Sirianni