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Coronavirus. Testimonianza dall’estero, quali sono le difficoltà di rientro in Italia?

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valigia aeroporto

Nonostante le tranquillizzanti campagne pubblicitarie che semplificano le modalità di rientro nel nostro Paese per i cittadini italiani che si trovano all’estero, numerose sono le testimonianze di situazioni non proprio idilliache, colpa di una farraginosa burocrazia e di una mancanza di logica nella gestione dei casi

La redazione di LameziaTerme.it raccoglie lo sfogo di un nostro concittadino, D.V., che da tempo tenta inutilmente di far rientro in Italia.

Da due anni in Spagna a causa della sua professione, ci risponde coì alle domande che gli poniamo:

Da quanto tempo non rientra a Lamezia? E quali sono i motivi che la spingono a rientrare?
Ho fatto rientro per le ferie natalizie, non scendo in Calabria per più di tre, al massimo quattro volte l’anno; quello che mi lega alla mia terra è mia madre, una donna di 75 anni che avrei premura di vedere soprattutto in questa situazione di emergenza sanitaria.
Ci ha già spiegato che si trova in Spagna per lavoro, ma questo implicherebbe che lei debba farci rientro in tempi brevi?
In realtà la mia situazione è veramente particolare; mi trovo in Spagna per lavoro, un’occupazione che mi ha garantito l’assistenza sanitaria della quale al momento non ho più disponibilità, questo perché ho accettato un nuovo lavoro con sede in Inghilterra ed è lì che ora avrei l’assistenza medica garantita da contratto, qui al momento potrei usufruire ugualmente delle strutture pubbliche, ma come di certo saprete dagli echi televisivi si tratta di organizzazioni molto fatiscenti che hanno messo in ginocchio l’intero popolo spagnolo.
Avevo programmato di lasciare la mia abitazione in affitto in Spagna, tanto da avvisare il proprietario e disdire le utenze, programmando un volo di rientro per il 20 marzo, ma in seguito alla dichiarazione di zona rossa del 18 marzo dell’intera nazione italiana non mi è più stato possibile ritornare.
Nel frattempo ho già inviato in Italia i miei effetti personali e mi ritrovo a vivere da oltre due mesi con il minimo indispensabile, giusto il contenuto di un trolley da poter trasportare come bagaglio leggere con me. Sono stato costretto anche ad attivare un servizio internet palliativo per poter fronteggiare lo smart-working a cui la nuova azienda inglese mi ha sottoposto proprio a causa del lockdown che non mi permette di trasferirmi direttamente in Inghilterra.

In che modo la Spagna ha fronteggiato l’emergenza sanitaria mondiale? Qual è ora la situazione?
La situazione è molto simile a quella italiana, sia per quanto riguarda l’epidemia in senso medico che per la gestione, più volte nei protocolli adottati si è preso come esempio il modello italiano, di questo dovremmo andarne fieri, così come dovremmo andare fieri del nostro sistema sanitario che ha saputo fronteggiare a testa alta l’emergenza, nonostante gli scetticismi. Al momento la Spagna presenta una differenziazione di zone: ci sono zone, come quella in cui sto io, che prevede una maggiore libertà perché sembrano essere rientrati i numeri dei contagi, e ci sono zone in cui i cittadini possono uscire solo in determinate fasce orarie e solo per necessità reali.
Entriamo nello specifico della sua situazione, quali sono gli impedimenti che non le consentono di rientrare?
Innanzitutto l’impossibilità di mettermi in contatto con la Farnesina, contrariamente l’Ambasciata ha risposto subito al telefono, ma mi ha fornito informazioni ovvie che si sono tradotte in un unico suggerimento: quello di controllare le tratte aeree che permettono di fare scalo in Italia e di cercare in autonomia i modi per raggiungere quelle destinazioni. Una ricerca che io avevo già fatto, ovviamente. Sarebbero anche presenti dei voli speciali che vengono organizzati a causa dell’emergenza, ma paradossalmente risultano sempre pieni ancora prima che vengano messi a disposizione, l’Ambasciata non ha saputo darmi delucidazioni in merito. Ho così prenotato un volo per il mese di giugno, che prevede una prima tratta dalla Spagna ad Amsterdam, dove dovrò trascorrere la notte in aeroporto per la chiusura delle strutture alberghiere, da qui prenderò un volo verso Roma e infine l’ultimo volo per Lamezia Terme; per un totale di 22 ore di viaggio.
Quello che non viene considerato e spiegato durante le conversazioni con gli operatori dei servizi offerti è che ogni nazione ha le proprie regole di ingresso, quindi giunto in Olanda, nonostante si tratti di una tappa di passaggio, dovrò presentare un’autocertificazione che mi conceda il transito e poi una ulteriore in Italia. Si tratta di informazioni che ho scoperto per puro caso navigando in rete e che nessuno mi ha fornito.
Ci sarebbero altri modi di far rientro, ad esempio sarebbe possibile imbarcarsi con una nave che percorre una tratta fino a Civitavecchia, ma per raggiungere il porto dovrei noleggiare una macchina ad un prezzo esorbitante e per un totale di 10 ore di viaggio su strada, con il rischio di incorrere nella polizia locale, una situazione che avrebbe risvolti non semplici non essendo un cittadino spagnolo. In più, giunto in Italia ci sarebbe l’impossibilità di prendere mezzi pubblici, vietati a chi proviene dall’estero, si tratterebbe di una ulteriore complicazione.
Resta ugualmente la possibilità di vedere cancellato il mio volo dalla compagnia aerea, essendo la situazione di emergenza sanitaria in continuo divenire e se da una parte la prenotazione è da pagare anticipatamente il rimborso tarda sempre ad essere erogato.

Vuole suggerire qualcosa a chi si trova nella sua stessa situazione?
Consiglio di affidarsi sempre ai canali ufficiali, come la Farnesina, le Ambasciate e le Unità di crisi di supporto, ma di aguzzare ugualmente l’ingegno e l’intraprendenza, fermo restando che serve sempre una gran dose di buon senso per gli spostamenti in una situazione come questa; personalmente non ho avuto sintomi che mi facessero pensare ad un eventuale contagio, ma in ogni caso, qualora fossi stato asintomatico, ho vissuto questa quarantena in totale isolamento dal principio, abitando inoltre da solo. Non mi resta che sperare di riuscire a raggiungere la città di Lamezia secondo quanto sono riuscito ad organizzare fino ad ora.
La redazione è fiduciosa e spera che la situazione possa risolversi nel migliore dei modi e nel minore tempo possibile permettendo al nostro concittadino di far rientro in Calabria nel rispetto delle regole imposte anche a livello regionale e non solo nazionali, così da permettergli di continuare a lavorare a distanza dalla sede lavorativa, ma vicino ai propri affetti.

Felicia Villella