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Covid e scuola, preoccupa il rientro in classe a settembre

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Cts: si continua con mascherine e distanze. Sottosegretario Sasso: “Accelerare su tamponi salivari, completare vaccinazione personale”. Miozzo: “Sarà ancora emergenza”


Si accende il dibattito intorno al ritorno a scuola a settembre. Dopo che il Cts ha chiarito che si tornerà in classe con la mascherina e rispettando il distanziamento, oggi Rossano Sasso, sottosegretario del ministero dell’Istruzione, parla di “una tendenza all’attendismo che di certo non giova al mondo della scuola”.

Mentre per Agostino Miozzo, ex capo del Comitato tecnico-scientifico “sarà un altro anno da vivere in emergenza”. “Se non si interviene in questi mesi estivi le problematiche saranno le stesse dell’anno scorso. Noi al momento nella fascia 12-19 abbiamo l’82,6% non vaccinato. La preoccupazione di Miozzo è anche legata al fatto che non abbiamo fatto interventi strutturali nelle scuole”, concorda Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione Gimbe.

COSTA

“Non ci possiamo assolutamente permettere di non riprendere l’anno scolastico in presenza. Non possiamo più permettere ai nostri ragazzi di perdere ulteriore tempo e opportunità, nella consapevolezza che la scuola rappresenza non solo un percorso di formazione, ma anche educativo e di inclusione. Va messo in campo uno sforzo maggiore. Indubbio che anche nei giovani dobbiamo incentivare la vaccinazione, ognuno deve fare il suo sforzo e contribuire”, ha affermato il sottosegretario alla Salute Andrea Costa, ospite di ‘Che giorno è’ su Rai Radio 1.

Sull’obbligo del vaccino per accedere a scuola? “Oggi è prematuro – risponde – Non abbiamo i dati con certezza se il problema è di coloro che non vogliono vaccinarsi. E’ indubbio che con il passare dei giorni e questi dati emergeranno e a quel punto saremo chiamati a fare una riflessione: se ci dovessimo trovare davanti ad una situazione in cui molti cittadini rifiutano il vaccino – avverte – la politica dovrà riflettere”.

SASSO

“Il ministero dell’Istruzione ha messo a disposizione centinaia di milioni di euro per aumentare la sicurezza all’interno degli istituti, grazie all’installazione di dispositivi di aerazione, ventilazione meccanica e sanificazione. Si stanno affrontando i nodi della stabilizzazione degli insegnanti precari e del sovraffollamento delle classi, ma sul piano sanitario sono ancora troppe le incertezze che circondano la ripresa della didattica a settembre”, dichiara. “Limitarsi a dire che l’avvio dell’anno scolastico sarà con mascherine e distanziamento, quindi esattamente come nel 2020, non è sufficiente. Ci sono altre questioni fondamentali che possono incidere a fondo su come si tornerà in classe e su cui chiediamo chiarezza alle autorità sanitarie e al Comitato Tecnico Scientifico: ad esempio il tema del monitoraggio e del tracciamento del virus. I tamponi salivari, ideali soprattutto per i più piccoli data la loro scarsa invasività, sono stati autorizzati dopo una lunga fase di attesa, ma poi si è lasciato che le amministrazioni locali procedessero in ordine sparso senza indicazioni precise. Bisogna necessariamente completare la vaccinazione del personale della scuola – sottolinea Sasso – e c’è da definire uno dei nodi più delicati in assoluto, quello dei trasporti. Ci vuole un cambio di passo perché il tempo stringe e farsi trovare impreparati all’appuntamento con il ritorno in classe sarebbe imperdonabile”.

MIOZZO

“Non facciamoci illusioni, sarà un altro anno da vivere in emergenza, la scuola apre domani e miracoli non se ne fanno”, afferma alla Stampa Miozzo,, secondo cui la variante Delta “diventerà prevalente e, probabilmente, da qui a settembre vedremo un rialzo dei contagi. Non andrà come l’anno scorso, non avremo picchi di ricoveri in terapia intensiva o diversi di morti al giorno, ma saremo comunque in una situazione di instabilità, con focolai che si svilupperanno qua e là. Senza essere una Cassandra, non mi sentirei troppo tranquillo”.

“In Italia abbiamo più di 2 milioni e mezzo di over 60 ancora in attesa di vaccinazione – ricorda Miozzo – è un vulnus molto serio di fronte all’arrivo della variante Delta. E mi chiedo: quanti di questi sono operatori scolastici? Sappiamo che circa il 15% del personale scolastico, oltre 200mila persone, non ha ricevuto nemmeno una dose. I più anziani tra loro rischiano conseguenze serie in caso di focolai a scuola. È un problema che va affrontato subito. Credo che in questa fase serva una forte moral suasion verso i reticenti, ma che in prospettiva si deve andare verso l’obbligo di vaccinazione per chi sta a contatto con gli studenti. Se hai la possibilità di vaccinarti e ti rifiuti, non puoi andare in classe”.

Quanto al vaccino anti-Covid obbligatorio per andare a scuola, Miozzo afferma che “prima bisogna garantire a tutti gli studenti la possibilità di vaccinarsi, dai più grandi ai più piccoli. Magari da qui a fine anno si potrà iniziare a ragionare su questa ipotesi, visto che ci sono già diverse vaccinazioni obbligatorie per la frequenza scolastica. In futuro trattare il Covid come il morbillo. Certo si deve lavorare molto e bene sulla comunicazione, per tranquillizzare i genitori sulla sicurezza dei vaccini e sull’utilità della protezione. Purtroppo – aggiunge – è logico aspettarsi nuove sospensioni dell’attività in presenza. Comunque, se fai il no vax, accetti le conseguenze. Ritengo normale che i vaccinati hanno un minore profilo di rischio”.

“È evidente che per metà settembre solo una minima quota di studenti sarà vaccinata – dice ancora l’ex consulente del ministro dell’Istruzione – anche considerando che fino a 12 anni, al momento, non è prevista qualsiasi possibilità di vaccinazione. Questo l’anno scolastico inizierà seguendo le note procedure di emergenza, con la variante Delta che imperverserà e circolerà soprattutto attraverso i giovani. Dovremo potenziare gli altri strumenti di controllo: gli screening all’ingresso, i tamponi periodici, il tracciamento. Sono cose che vanno pianificate adesso, lavorando con le strutture sanitarie locali, perché settembre è domani. Credo che, per togliere la mascherina in classe, sarà necessario aumentare considerevolmente la percentuale dei vaccinati nella fascia tra i 12-19 anni. Oltre, ovviamente, completare o quasi l’immunizzazione del personale scolastico”.

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