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Dispositivi Covid: 113mila euro dalla Regione ad un’azienda implicata nell’inchiesta “Basso profilo”

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La somma spesa dalla Regione Calabria per l’acquisto con procedura d’urgenza, senza appalto pubblico, per la fornitura di dispositivi di protezione individuale ammonta a ben 113 mila euro. 14.786 euro sono stati pagati anche dalla Lamezia Multiservizi con “ordine diretto emergenza Covid-19”.

Mascherine, tute e altri dispositivi di protezione individuale.

Queste le richieste di rifornimenti da parte di enti pubblici e partecipate come “la società partecipata del Comune di Catanzaro Amc, la Lamezia Multiservizi, la Akrea, la Sorical, i comuni di Campo Calabro, Ciminà e Crotone, la Usl dell’Emilia Romagna e poi l’azienda ospedaliera Mater Domini e l’Azienda sanitaria provinciale di Catanzaro. L’unico ente a fare l’acquisto tramite trattativa Mepa è stata l’Agenzia delle Dogane, ma soprattutto c’è un unico ente che ha effettuato l’acquisto con procedura d’urgenza: la Regione Calabria. Proprio la Cittadella risulta come l’amministrazione che ha speso di più con l’azienda di Gallo, ben 113mila euro. Poco meno di 55mila euro sono invece i soldi sborsati per Dpi di Gallo dalla Mater Domini“.

È quanto emerge nella nota della Prefettura di Catanzaro datata 17 giugno 2020, allegata agli atti dell’inchiesta “Basso profilo“. A renderlo noto è il quotidiano Gazzetta del sud con la pubblicazione nella giornata di ieri del contenuto di un’informativa della Dia sulle relazioni periodiche redatte dall’amministratore giudiziario della società Gregorio Tassoni.

L’azienda in questione sarebbe l’Antinfortunistica Gallo, leader nel settore della vendita e nella distribuzione all’ingrosso e al dettaglio di articoli antinfortunistici e dpi per la protezione e la sicurezza sul lavoro, di proprietà di Antonio Gallo, braccio imprenditoriale delle cosche di Cutro e volto ricorrente dell’intera inchiesta coordinata dalla Dda di Catanzaro proprio per i suoi rapporti con le consorterie criminali.

Gallo sarebbe l’anello di congiunzione dell’associazione a delinquere della quale farebbero parte anche l’assessore regionale al Bilancio Francesco Talarico e il segretario nazionale dell’Udc Lorenzo Cesa.

La pandemia si era trasformata per l’imprenditore in un business da migliaia di euro.

Notizia che indigna ma non sorprende. Soprattutto il procuratore della Repubblica di Catanzaro Nicola Gratteri che nel suo ultimo libro-inchiesta scritto a quattro mani con lo studioso delle organizzazioni criminali Antonio Nicaso, Ossigeno Illegale, aveva già spiegato e anticipato le dinamiche della cosiddetta ‘economia delle catastrofi’.

“Come avvenuto anche in passato, le emergenze costituiscono le condizioni più favorevoli per le mafie. Le organizzazioni criminali che impongono la propria presenza sul territorio conoscono bene le criticità maggiori che lo affliggono e sono in grado di intervenire fornendo risposte, assistenza e servizi più celeri persino rispetto allo Stato”, dichiarava solo pochi mesi fa in occasione della presentazione del suo ultimo volume edito Mondadori.

Ma cosa succede quando è lo Stato a incaricare (più o meno consapevolmente e direttamente) le organizzazioni criminali?

Maria Francesca Gentile