Dopo 20 anni di solitudine, raccontiamo insieme il futuro possibile della Calabria e del lametino

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I “patti” del governo con le regioni del Sud rappresentano una via di uscita dai vent’anni di solitudine del Mezzogiorno? Quale strategia di sviluppo possibile per la Calabria, e in particolare l’area del lametino, alla luce del patto per la Calabria? Saranno questi alcuni degli interrogativi dell’incontro – dibattito in programma domenica 12 giugno alle 18.30 presso il salone del Seminario Vescovile con l’intervento dell’onorevole Giuseppe Soriero.

L’iniziativa, organizzata dalle associazioni “Il Campo”, “Caduceo”, “Circolo Acli Don Saverio Gatti”, “Cultura d’autore”, coordinate dalla presidente dell’associazione Caduceo Anna Mancini, vuole aprire una discussione sulle prospettive di sviluppo della nostra Regione e dell’area del lametino alla luce delle ultime iniziative del governo nelle regioni del Mezzogiorno e attingendo alle analisi e alle proposte contenute nell’ultimo libro di Giuseppe Soriero “Sud, vent’anni di solitudine”.

Una discussione che vedrà gli interventi, insieme a quello di Soriero, del Vescovo di Lamezia Terme Luigi Cantafora,  del Sostituto Procuratore della Repubblica di Lamezia Terme Luigi Maffia, del docente dell’Università Magna Graecia di Catanzaro Vittorio Mete.

Ricostruendo il percorso seguito alla fine della Cassa del Mezzogiorno e alla fine dell’ intervento pubblico straordinario nel Sud Italia, Pino Soriero parla di “vent’anni di solitudine” per definire il periodo che dal 1992 in poi ha visto il Mezzogiorno in una condizione di isolamento tante volte percepita come un destino inevitabile,  al di fuori di una chiara visione strategica nazionale di rilancio economico e produttivo. Non sono mancate proposte e buone volontà, ma è mancata, secondo Soriero, una precisa consapevolezza, che è il punto da cui l’ex deputato e sottosegretario al Ministero dei Trasporti vuole ripartire: quella che solo rimettendo in moto il Sud si rimette in moto il Paese. Per farlo bisogna accantonare visioni nostalgiche, stereotipi e vecchi rancori, per dare al Sud una prospettiva europea e mondiale, per fare in mondo che questa parte dell’Italia possa essere pienamente coinvolta nelle nuove sfide nazionali ed europee indotte dagli scenari della globalizzazione.

Giuseppe Donato

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