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Dopo la merla, il pettirosso: l’uccelletto della festività

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pettirosso

Piccolo, aggraziato, dal canto piacevole e particolarmente vivace: chi non lo conosce!?

Pochi sanno, però, che più di tutti accompagna la vita di nostro Signore da Natale a Pasqua.

Si narra che sia stato proprio lui a rifugiarsi nella stalla di Betlemme con la Sacra Famiglia e ad accorgersi che il fuoco che là per là teneva al calduccio il Pargol divino stesse per spegnersi.

Fu proprio lui a volare audacemente accanto alla brace, tenendo acceso il piccolo focolare, fino a rompersi le ali per rimpinguare quel tiepido fuocarello.

Come ricompensa Gesù Bambino, il giorno dopo, lo avrebbe premiato con un petto rosso, per l’appunto, proprio come quella brace che aveva alimentato, e che divenne il simbolo del suo grande amore.

Un’altra leggenda, la più comune, sicuramente, racconta invece che il pettirosso, impietosito da Cristo morente sulla croce con in testa una corona di spine, si sia avvicinato a lui per togliere con il becco una spina dal suo capo sanguinante.

Proprio in quell’istante, non distante ma ravvicinatissimo, una goccia di sangue gli macchiò le piume del petto, e l’uccellino la conservò in ricordo di quel grande atto d’amore fatto per il Verbo di Dio. Che altro aggiungere!?

Macchiato senza macchia di peccato, ci ricorda, nella sua mitezza, l’Incarnato ed il Passionato.

O pettirosso, canta,
che è nel canto il segreto dell’eternità!
(Khalil Gibran)

Chissà se in futuro, oltre a panettoni e colombe, possa diventare pure una prelibata formetta dolciaria: lo lancio come calabrian food, giusto come idea, non si sa mai!

Prof. Francesco Polopoli