Elvidio Borelli, una giovane vita caduta per l’Italia

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Ritratto Elvidio Borelli

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Giovane di umili origini, innamorato della sua Patria, sacrificò la sua giovane vita a soli 24 anni.

Elvidio Borelli nacque a Nicastro (oggi Lamezia Terme) il 21 settembre 1893 da Giuseppe e Antonietta Guzzi, in un’umile famiglia. Frequentate le prime classi elementari, nel 1913 perse il padre e già maggiorenne, per contribuire a sostenere la madre e la sorella Maria, prima cominciò a lavorare come muratore poi decise di emigrare in Sud America, a Buenos Aires. Ma la Storia irrompeva all’improvviso nella sua vita.

Elvidio Borelli va in guerra

L’Italia dopo vari tentennamenti decise di entrare nel primo conflitto mondiale (24 maggio 1915) e Borelli ricevette la cartolina di leva. Senza esitazioni rientrò in Italia per essere arruolato presentandosi al distretto militare di Catanzaro (17 luglio 1915). Inviato sul fronte di guerra, inserito nella Brigata Piacenza (111 e 112 RF) subito si distinse per coraggio e spregio del pericolo nel ruolo di esploratore e di porta ordini. Infatti già il 5 novembre 1915 fu promosso caporale con una medaglia di bronzo al V.M. in occasione della IV battaglia sull’Isonzo contro gli austriaci sul Monte San Michele. Mantenne durante la sua assenza da Nicastro una regolare corrispondenza epistolare con la madre, ancora oggi in gran parte inedita, e da quelle poche lettere rese pubbliche traspare tutto il sentimento patriottico che il giovane calabrese provava.
L’ultima missiva sarà datata 11 maggio 1916.

la madre del Borelli ad una manifestazione patriottica di fine anni Venti

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La morte a soli 24 anni

Morirà nel luglio 1916, a soli 24 anni, sul Monte Mosciagh. L’esercito italiano, dal maggio 1916, resisteva agli attacchi sistematici degli austriaci (strafexpedition) che volevano sfondare la linea difensiva e dilagare in territorio italiano. Dopo l’eroica resistenza della Brigata Milano (159° e 160° RF), la Brigata Piacenza del Borelli fece ripetuti attacchi fra giugno e luglio (30 Giugno, 6, 22 e il 23 luglio) per avanzare di posizione e respingere gli austriaci, inutilmente viste le diverse perdite e i scarsi risultati conseguiti. Il 23 luglio cadrà Borelli: il “proiettile umano”, a capo di una squadra della 6^ compagnia di reggimento, ancora una volta sprezzante del pericolo si gettava con eroismo verso le linee nemiche austriache, tentando vanamente di aprirvi un varco.
Ferito a morte, prima di spirare, pare che incitò un’ultima volta i suoi commilitoni a resistere al nemico.

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Le onorificenze

In sua memoria fu premiata la madre Antonietta con una Medaglia d’oro al valore militare (d.L. 31 dicembre 1916) con la seguente motivazione: “Durante un intero anno di guerra, dava costante prova di mirabile coraggio e di ardente amore di Patria. Sempre primo agli assalti ed alla distruzione delle formidabili difese avversarie, era anche esploratore arditissimo ed intelligente informatore. Nell’attacco del 23 luglio, primo fra tutti, si slanciava sul reticolato nemico, tentando di aprirvi un varco. Ferito a morte, incitava ancora con nobili parole i compagni; fulgido esempio delle più belle virtù militari. – Monte Mosciagh, 23 luglio 1916”.
Le sue spoglie oggi riposano presso il Sacrario Militare di Asiago (Vicenza), assieme ad altri suoi commilitoni italiani ed austriaci, di cui molti purtroppo non identificati.

Lapide commemorativa Elvidio Borelli presso l’ex Quartiere Militare di Nicastro (ora Lamezia Terme)

Il ricordo in piazza San Domenico

Fin quando sarà in vita, la madre del Borelli sarà partecipe ogni anno, vestita di nero, alle cerimonie commemorative della Grande Guerra sul corso Numistrano di Nicastro, avendo appuntata sul petto la Medaglia d’oro in memoria del figlio. Nicastro intitolerà a Elvidio Borelli una piazza e una lapide commemorativa in quella che era all’epoca sede del comando militare in piazza san Domenico (oggi sede del Museo archeologico lametino).
Altre vie in sua memoria sono presenti a Catanzaro e Crotone.
Un’ultima curiosità: nella vicina Sambiase (ora Lamezia Terme) nel 1930 nascerà un suo nipote, Salvatore Borelli (1930-2004), futuro poeta, mentre nel 1890 il futuro direttore del Corriere della Sera Aldo Borelli.

Matteo Scalise

 

 

 

 

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