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Fabrizio Falvo risponde alla lettera indirizzata alla destra sociale lametina

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Falvo

Breve testo che l’avv. Fabrizio Falvo ha scritto in risposta alla lettera aperta indirizzata alla destra sociale lametina

Falvo

Caro RoBerTo,

hai chiamato in causa la “vecchia guardia” ed ho sentito suonare il campanello. Trent’anni di militanza attiva (dal 1974 al 2004) e successivamente altri quattordici ad oggi di militanza ideale mi collocano per forza di cose in essa. Ho letto con apprensione delle tue perplessità e con un certo conforto delle tue aspirazioni perché ho consapevolezza dello stato nel quale versa la destra in Italia (e quindi anche in Calabria e nella nostra comunità) e so che gran parte della causa di ciò e della conseguente responsabilità l’abbiamo noi della “vecchia guardia” e non abbiamo scusanti. Abbiamo lasciato sciogliere come neve al sole un tesoro custodito gelosamente dal dopoguerra, fatto di sacrifici e sangue non in senso metaforico, ma drammaticamente reale. Abbiamo dilapidato un patrimonio di esperienza ed idealità come se fosse una casa a Montecarlo. Certo le responsabilità non sono uguali per tutti, ma non vale la pena nemmeno sottilizzare.

Piuttosto è importante prendere atto del tuo orgoglio e della tua voglia di reagire. Molto probabilmente se ci sono ragazzi come te (e io so bene che ce ne sono a decine di migliaia in questo paese) non è certo merito nostro che vi abbiamo abbandonati almeno venti anni fa. Siete nati e cresciuti da soli, facendovi sponda fra di voi, cercando i riferimenti (Pound, Drieu, Brasillach, Evola o anche Veneziani e Tarchi, forse Alain de Benoist e i mille altri che non cito) che sono stati i nostri riferimenti, cercando i maestri (Almirante, Pino Rauti, Beppe Niccolai) che sono stati i nostri maestri e noi della “vecchia guardia” non ce ne siamo nemmeno accorti, impegnati come eravamo a diventare “presentabili” nella buona società del potere e quindi “uguali”. È vero che qualcuno particolarmente ostinato e caparbio non si è mail lavato di dosso la puzza di zolfo che irrita il naso di chi misura l’obiettivo politico in termini di comodità della seduta, ma la “vecchia guardia” non può darvi più nulla se non lo sconforto e l’ammonimento della propria sconfitta che è stata la più profonda fra tutti coloro che hanno dovuto cambiar pelle come un rettile al sole.

Lo vedi anche tu cosa è rimasto di quel mondo: partiti, movimenti, gruppi la cui massima aspirazione non è più quella di conquistare l’avvenire, ma di far rivivere un passato recente che non merita memoria, nella speranza di un seggio in parlamento. Non si va lontano con l’intenzione di resuscitare un fallimento totale. Sforzatevi di studiarci, di capire dove e perché abbiamo fallito, perché è andata come è andata. Ma fate conto solo su voi stessi, su quelli come te, e su quei riferimenti che sono stati i nostri riferimenti e che non abbiamo compreso o seguito fino in fondo: avevamo da navigare un mare senza fine e invece ci siamo seduti sulla sabbia. Avete dalla vostra la forza della giovinezza, l’entusiasmo delle idee, una buona dose di irriverenza, avete la possibilità di “uscire dal tunnel” di cui parlava Marco Tarchi quarant’anni fa, di vedere e realizzare cose nuove adatte ai tempi che, nonostante tutto, sono più favorevoli dei nostri. Non aggrappatevi ai ricordi degli altri, ma alle vostre certezze da costruire. Fate in modo che almeno qualcuno di quelli della “vecchia guardia” possa riconoscervi tutti in piedi in mezzo a queste rovine, almeno per mitigare il senso di colpa.

Fabrizio Falvo