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Fatti di Creta, ma non cretini…

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Impastato di argilla, il primo seme comunitario porta il grembo di un’Isola felice: tale ce lo restituisce un racconto mitologico, nella favola di ieri e nel nome di oggi.
CretaGià, Europa è la prima europea, cui è toccata la predestinazione onomastica di un continente posseduto senza continenza, in quel tocco tellurico che un cielo voluttuoso ha inteso rapire a sé per farne una geografia di gestazione: il nostro appellativo identitario, effettivamente, a fronte di un porto comune condiviso, è materno in un parto di grazia.
Come storia, è un’avventura, va precisato, in cui il danno è solo opera di un uomo e non di donna. Narra un mito che tanti anni fa, infatti, nella città di Sidone, viveva una bellissima principessa di nome Europa, che un giorno andò sulla spiaggia a giocare insieme alle sue ancelle.
Era talmente bella che Zeus, il re degli dei, che quel giorno perlustrava la zona, appena la vide, se ne innamorò perdutamente: per non farla turbare, apparendole in tutto il suo splendore divino, decise di avvicinarsi a lei nelle sembianze di un toro bianco, andando ad accucciarsi ai suoi piedi.
Ovviamente la fanciulla si spaventò a morte: del resto, non è cosa da poco vedersi avvicinare due corna minacciose, a chi di voi farebbero piacere, penso a nessuno! Ahahah!
Chi, nell’immaginare la scena, non ha ulterior-mente in mente, in un rimando drammatico, quella Karla de los Angeles incornata e sbattuta a terra da tal Gamucino nell’Arena Plaza Mexico di qualche anno fa?
Beh, l’animo, credo sia stato lo stesso tra le due: di sorpresa e di sconcerto! Comunque, tornando a noi, ammirandone la mansuetudine e non pensando minimamente che dietro potesse esserci un inganno, Europa gli salì sul dorso, quasi quasi per farsi la spiritosa in quel crocchio muliebre di terrore, che le stava accanto.
Non l’avesse mai fatto! Zeus, che non aspettava altro, la portò con sé fino a Creta, cavalcando le onde del Mediterraneo e prima di piantarla in asso, da don Giovanni, quale sempre è stato, senza preoccuparsi minimamente dei figli concepiti assieme a lei, ovvero Radamante, Sarpedonte e Minosse, si assicurò, almeno, di farle tre regali:
Primo: Talo, un invincibile robot di metallo che sorvegliava e proteggeva l’isola dai nemici: sbarcare sulle coste era veramente un’ impresa!
E se proprio qualcuno ci riusciva, se ne andava a ramengo con tutte le scarpe, si fa per dire! Sapete esattamente cosa era in grado di fare?
Diventava incandescente, per incenerire il povero malcapitato: una torcia al plasma, potremmo commentare con disgusto, ohi ohi!
Secondo: il cane Laelaps, addestrato da Zeus in persona, e scusate se è poco!
Al confronto, un rottweiler è il tenero agnellino di Fedro!
Terzo: un giavellotto che non mancava mai il bersaglio, attrezzo utilissimo per andare a caccia, tra le altre cose!
In un’ epoca in cui non si viveva di supermercati la cena era comodamente assicurata, ogni sera, senza poi così tanti sforzi, o quegli antipatici costi aggiuntivi di buste per la spesa: grandioso, vero?
Tuttavia, il pegno più prezioso che la donna abbia potuto serbare, per poi coltivarlo, resta quello di aver battezzato una terra immensa oltre misura: che Zeus sia stato cretinetto, anche se è azzardato dirlo, è risaputo, forse anche lei un po’ stupidotta, e ci sta pure, ma, salvaguardando sgambetti e capriole, di cui anche l’Olimpo, ahimè, non sembra per niente immune, come non prendere atto che qui il Tempo abbia comunque preso forma e bellezza di mito, per stratificare, al di là del bene e del male, quell’adorazione laica che fa di Europa matrona e prima patrona in ogni area del nostro globo.
Storia di un grembo che si fa capo, scongiurando, per concludere, mal di pancia ed emicranie, se vi avessi tediato.
A vobis veniam peto!

Prof. Francesco Polopoli