Festival delle erranze e della filoxenia: verso un’estate all’insegna dello stupore e della riscoperta

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Il 20 maggio presentazione Festival delle erranze e della filoxenia

Erranza e filoxenia: un Festival, sei comunità, una storia comune da riscoprire

SERRASTRETTA. “Veniti… e trasiti…”, questo è lo slogan del Festival delle erranze e della filoxenia presentato ieri a Serrastretta nei suggestivi locali di palazzo Pingitore. Un evento che ha coinvolto le comunità del Reventino – Mancuso conducendole a una condivisione di interessi e intenti.

Le associazioni

Il festival, organizzato e promosso da cinque associazioni (le Pro loco di Platania, di Motta S. Lucia e di Serrastretta, Conflenti Trekking e Progetto Gedeone) che hanno avuto poi il compito di coinvolgere tutti i soggetti istituzionali e non dei rispettivi territori comunali, si dispiega in sei eventi, ciascuno associato alla vocazione e alle specificità del comune ospitante.

Erranza e filoxenia

Si chiama erranza ed è propria di chi cerca luoghi autentici, di chi si oppone al turismo nudo e crudo che spolpa i territori chiedendo costantemente il divertimento coatto. Pretendendolo ai danni anche dell’identità di quei luoghi. Il riflesso di questa erranza, il bacino che la accoglie e la alimenta, è la filoxenia, la cura e l’amore per l’ospite, per colui che arriva per sentirsi a casa. “La filoxenia fa parte dell’eredità culturale lasciataci dai greci”, spiega Francesco Bevilacqua, avvocato, scrittore ed “errante” di montagna, “gli antichi greci credevano infatti che qualsiasi straniero bussasse alla porta potesse essere una divinità sotto mentite spoglie, pertanto accoglierlo significava accogliere un dio”. Bevilacqua non nega che vi sia molta retorica sulla questione dell’ospitalità meridionale, tuttavia sono proprio incontri come quelli del Festival che consentono di uscire fuori da questa retorica. “Ormai ci sono festival di tutti i tipi, per tale ragione bisogna distinguersi, essere inclusivi, non esclusivi”. E il Festival delle erranze e della filoxenia si fonda proprio su questa idea di inclusione. “È un festival comprensoriale che rende tutti i soggetti coinvolti consapevoli di far parte di un medesimo paesaggio”. È un paesaggio, quello raccontato da Bevilacqua, nel quale s’incontrano anche posti dimenticati che, proprio grazie agli erranti, ritornano a vivere. Si tratta di luoghi perduti che davanti ai nostri occhi sono il nulla eppure hanno avuto una storia. Hanno avuto un nome. “Sono luoghi che i nostri avi hanno chiamato per nome e con quel nome hanno sancito il rapporto tra la natura e l’uomo. Bisogna recuperare questa memoria”. Un recupero che può avvenire anche con la riscoperta delle erranze e dell’ospitalità.

L’idea, il progetto e le speranze

Sul punto, il presidente della pro loco di Platania, Paolo Nicolazzo, ha chiarito che “l’idea iniziale si basa sulla collaborazione dei vari soggetti coinvolti. L’intenzione è quella di creare suggestioni e scambio, sperando che qualcuno, uscendo dalla propria comunità e incontrando le altre, possa stupirsi”. Anche Conflenti trekking, rappresentato da Emanuele Mastroianni, è sulla stessa linea d’onda. “Ci siamo prefissati orientativamente lo stesso programma, declinandolo ciascuno in base alle proprie specificità”. E sulla questione del presunto isolamento dei paesi di montagna si è soffermato Luigi Paletta, presidente della pro loco di Serrastretta. “Spesso i paesi di montagna sono considerati periferie dei grandi centri. Come diventare più efficaci? Attraverso la condivisione. Ci siamo chiesti cosa ci unisca e il senso dell’accoglienza si è manifestato inconsapevolmente”. Dal canto suo, Antonio Mangiafave, coordinatore del Progetto Gedeone, ha chiarito come dal festival non sia stata escluso nessuno. Anzi, il vero criterio di autoesclusione è stato il tempo che si è dedicato alla collaborazione. “Siamo qui perché abbiamo dedicato del tempo prima all’idea, poi al progetto. Più andiamo avanti, più ci meravigliamo delle cose che ci uniscono, per questo puntiamo alla continuità”. Anche i sindaci dei comuni interessati, rappresentati da Felice Molinaro, Mario Talarico e Michele Rizzo, rispettivamente primi cittadini di Serrastretta, Carlopoli e Platania, hanno espresso piena disponibilità e collaborazione per il progetto illustrato che include visibilmente i patrimoni di ciascuno in un’ottica di condivisione e di mutua conoscenza dei borghi con l’approccio proprio del turismo esperenziale.

Dalla tradizione ai social

Gli eventi, pur essendo legati alle tradizioni e alla storia, guardano anche al presente presentandosi in una veste social, tant’è che potranno essere seguiti su facebook e instagram al fine da garantire una maggiore partecipazione; l’hashtag da adottare sarà #erranza_filoxenia.

Daniela Lucia

 

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