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Il festival delle erranze e della filoxenia passa per la vecchia Nicastro

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Il festival delle erranze e della filoxenia passa per la vecchia Nicastro

Immersi in una natura straordinaria, a due passi dal centro cittadino

Comunicato Stampa

Nicastro ha un fascino incredibile che abbiamo potuto contemplare in occasione della tappa lametina del Festival delle Erranze e della Filoxenia 2020 del 5 settembre.

Ad organizzare l’evento il Progetto Gedeone 2.0 dell’Associazione comunità di volontariato SS. Pietro e Paolo.

I camminatori si sono dati appuntamento a piazza Stocco per proseguire lungo il fiume Canne, visitando scorci e vicoli che in pochi conoscono. Non è stato semplice organizzare la passeggiata, le misure anti-Covid hanno rallentato i lavori e ritardato la pubblicità. Eppure, misurazione della febbre, mascherine e distanza di sicurezza, non hanno impedito al piccolo gruppo di visitatori, tra cui anche alcuni turisti, di godere di uno splendido sole e di esplorare.

La narrazione non è stata convenzionale, si è spaziato dalle più conosciute nozioni storiche, ai miti, alle tradizioni popolari e si sono anche approfondite vicende spesso ignorate: sotto la statua di Federico II, ad esempio, si è parlato del ruolo di scienziato del Re, autore di uno dei più antichi trattati ornitologici.

“L’attuale pensiero europeo passa per i calabresi, in passato eravamo il centro del Mediterraneo, l’ombelico del mondo, è una storia poco conosciuta”, ha affermato Antonio Mangiafave, presidente dell’Associazione nonché guida del percorso.

Si passa per il quartiere su cui spicca la targa “Il Timpone, già Judeca” e si ascolta la testimonianza differente dell’architetto Giuliana De Fazio. È una Lamezia viva, quella che più ci piace, quella che riscopre e medita sul proprio passato, dove chi studia è pronto a condividere, a spiegare. La stessa dottoressa De Fazio ci ha accolti nella chiesa di S. Agazio che da venti anni ha il compito di restaurare, ce ne ha raccontato le origini, accompagnandoci per un po’ di strada.

La musica del fiume da sottofondo: oltrepassi un ponticello di legno e querce secolari t’ispirano a trattare di temi più alti, di religione, di grandi pensatori, di Gioacchino da Fiore.

La contaminazione dell’ “animale” più pericoloso si è rivelata, ma anche questa è scoperta che subito si trasforma in riflessione e proposte. L’uomo ha dapprima creato e sperato. Poi, spesso assai rapidamente, danneggiato, imbrattato, sporcato, dimenticato i luoghi. Bottiglie di birra e lattine, il pontedel vico “Conciapelle”, famoso per l’antica arte, un tempo illuminato persino con l’energia solare, ora è lasciato nell’incuria, tra rovi e inciviltà. Eppure basterebbe poco, perché tra la Cattedrale e il Castello di Lamezia s’apre un mondo di storia e ricordi. Di ciò che eravamo, di dove studiavano e giocavano i nostri padri e nonni. Visibili ancora due canestri nel cortile del palazzo dell’ex- Avviamento di…….:la ruggine fa contrasto col verde circostante, fichi, vigna, noci, paperelle e anatre, pomodori selvatici. Un mix di profumi: della natura, di sughi e peperoni arrostiti. Scendendo si vede un bel mosaico con le sirene e una barca all’ingresso, omaggio a chi è arrivato da terre lontane.  Lasciata sola l’imbarcazione, tra cicche di sigarette e vetri rotti.

“Costruire contenitori è semplice” ha spiegato Antonio Mangiafave “il problema è poi riempirli, rimangono vuoti…ci stiamo proponendo indicando la strada della valorizzazione dei beni culturali passando per l’inclusione sociale, viceversa miriamo all’inclusione sociale attraverso la valorizzazione dei beni culturali. Possono essere cose che camminano a braccetto. Una vecchietta, ad esempio, potrebbe fare da guardiana di un luogo d’interesse, così anche da interagire con la comunità, sentendosi utile, non sentendosi più sola, contrastando la depressione”.

Già c’è chi lo fa in città e paradossalmente, visto che le istituzioni mancano, queste persone vanno spesso a colmare il vuoto dei contenitori, a riempirli. Si potrebbe lavorare per normare, supportare e ampliare queste situazioni, renderle note ai turisti nonché ai cittadini. Perché in fondo le ricchezze di Lamezia sono anzitutto nostre e vorremmo finalmente riappropriarcene! “Riabi(li)tare i luoghi: diversamente felici nelle aree interne” era il tema del Festival questo anno.

Dopo aver visitato gli antichi mulini, la fontana dei preti e San Teodoro, giungiamo ai piedi del castello. L’edificio, sempre un antico mulino, appositamente restaurato ai fini turistici e dedicato ad Adele Bruno, resta nel completo abbandono. Alzando gli occhi, dall’altra parte della strada, il castello normanno-svevo: domina la città ma è ancora dormiente. Sono pochi gli stessi lametini che hanno avuto la fortuna di poterlo ammirare…