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Francesco Polopoli sulla silloge di poesie Ali riflesse nel sole

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Polopoli e Latelli Nucifero

Lo studioso Francesco Polopoli ha presentato la sua recensione della silloge di poesie “Ali riflesse nel sole” di Lina Latelli Nucifero ad inizio del convegno sullo scrittore calabrese Antonio Altomonte, svoltosi presso il Chiostro San Domenico di Lamezia Terme e inserito nella rassegna del Maggio dei Libri, organizzata dal Sistema Bibliotecario Lametino e dal Comune di Lamezia Terme

Una piacevole sorpresa che lo studioso Francesco Polopoli ha inteso riservare alla professoressa e giornalista Lina Latelli Nucifero, relatrice dell’incontro su Antonio Altomonte, nel momento in cui ha tracciato il suo profilo umano e culturale alla presenza di  un pubblico qualificato e appassionato di Letteratura meridionale del ‘900.

Così con tono composto e distinto Francesco Polopoli ha letto la sua recensione sull’opera poetica di Lina Latelli Nucifero intitolata “Ali riflesse nel sole” già recensita da illustri critici italiani suscitando nella platea lusinghieri consensi.

La poetessa, ispirandosi nella prima sezione dell’opera ad una drammatica esperienza relativa alla prematura scomparsa della figlia Alida, travalica i dolorosi confini umani per dilatarsi in orizzonti più vasti nel tentativo di approdare a possibili approcci con quella parte di umanità dolente con la quale intraprendere un cammino di fede e di speranza verso la luce.

«Le poesie riflesse nel sole – scrive Francesco Polopoli –  sono una lacrima di amore e di dolore che ben riflettono l’ambientazione intima dell’autrice: l’espressione più alta del suo sentire è tutta racchiusa in questo tenerissimo volo d’Ali, che è immanente ad ogni suo pensiero, pur involandolo. Una tendresse mélancolique accompagna le due sezioni della silloge, senza sospingersi su lidi tragici, coerentemente allo spirito di una donna che non si dimostra mai mostrandosi. Tuttavia, Lina Latelli Nucifero è un fiume in piena di sentimenti di pena: quelli gonfiano la pagina, senza però esasperarla, in mezzo a singulti di pianto per esprimere le sue e le nostre emozioni. Si dice che chi scrive passi il testimone al lettore, auto-espropriandosi per stare in comunione col prossimo. Succede questo anche a Lina Latelli Nucifero. Tuttavia, non si può restare indifferenti a quella fede sottile, abilmente liricizzata, o a quel solidale amore che dà spinta e direzione alla vita di chi resta in vita, pur nei dubbi, nelle ansie, nelle incertezze di non pochi: proprio qui sta la chiave di volta per approcciarsi a questa sua preziosa poliantea. Come un pianto smozzica le parole, fino a stemperarsi in un singhiozzo d’arresto, altrettanto fa l’anima di questo florilegio in una sorta di sortilegio strappato alla sorte: s’apre il cuore, lo si spezza fino a farlo sanguinare, per poi ricomporlo ancora e per sempre nella fede, nella speranza, nell’amore. Perdersi sulle ali del vento di ponente, implicitando sempre Lei, e solcare le tempeste del cuore. Come? Amo ripetermi in lei, perché non c’è consiglio più sincero, se non quello che tracima da un’esperienza vera e totalizzante: anela l’anima in pena / all’amore del Cristo Risorto / onde attingere pace / da angoli intatti / di cielo.  In tutto questo, benché si schermi nella discrezione, Lina Latelli Nucifero è una grande Titanessa».

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