don Francesco Scerbo, il prete – orientalista dimenticato

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Autodidatta, insegnò a Firenze lingua e cultura ebraica, divenendo in breve tempo un apprezzato Orientalista e oppositore al Modernismo teologico.

Francesco Scerbo nacque a Marcellinara (CZ)  il 7 ottobre 1849. I nomi dei genitori purtroppo non siamo riusciti a conoscerli, ma sappiamo che era una famiglia dignitosa ma che non poteva far studiare loro figlio. Sicchè Francesco fin da bambino andò a lavorare nei campi con i genitori, ma al contempo si sforzava di imparare a leggere e a scrivere, sopratutto dai 12 anni in poi grazie all’aiuto del parroco di Marcellinara don Francesco Colacino. Il curato intuendo l’intelligenza del ragazzo lo fece iscrivere a 14 anni  (1863) presso il Seminario di Nicastro (oggi Lamezia Terme) dove lo Scerbo resterà a studiare per ben 10 anni, fin quando non fu ordinato sacerdote nel giugno 1873 dal vescovo Giacinto Maria Barberi. Scerbo aveva 24 anni. Dopo solo sei mesi dalla ordinazione presbiterale, desideroso di continuare i suoi studi, si trasferì a Firenze presso il Regio Istituto di Studi Superiori (oggi Università Statale).

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Scerbo a Firenze

Scelbo decise dunque di continuare i suoi studi in particolar modo di filologia comparata, oltre a frequentare con successo i corsi di sanscrito, ebraico, arabo, siriaco,cinese, francese, tedesco e inglese. Ebbe per docenti personalità illustri quali Angelo De Gubernatis (massimo orientalista del periodo) e per la lingua ebraica Davide Castelli e Anteo Severini (primo docente sinologo nella Università italiana). Si mantenne durante gli anni da studente facendo il precettore presso l’agiata famiglia fiorentina dei Peruzzi.

Scelbo predilesse fra le tante lingue apprese l’ebraico finché non ne conseguì il Diploma nel 1884, e grazie ad lacune pubblicazioni nel frattempo incorse, dal 1891 ottenne la libera docenza finché nel 1903, con la morte di Castelli, il Regio Istituto propose allo Scelbo di prenderne il posto, nonostante la contrarietà di questa scelta da parte della Massoneria fiorentina e di alcuni colleghi dello Scelbo per via dei suoi pochi titoli accademici. Così Scelbo resse la cattedra di Ebraico fino al 1924, anno del suo pensionamento. Nei quasi cinquant’anni di vita  a Firenze, Scelbo ebbe rapporti di amicizia e stima intellettuale con diverse personalità importanti del suo tempo quali Giovanni Luzzi (ebraista cristiano protestante), Giuseppe Trozzi (filosofo), Giovanni Papini (poeta), i cardinali Achille Ratti (futuro papa Pio XI) e Pietro Gasparri (futuro Segretario di Stato Vaticano), Benedetto Croce, padre Alberto Vaccari (cultore di Scienze Bibliche), padre Cesare De Cara (orientalista), G. Faraoni (cofondatore de l’Opera dei Congressi nel 1874).

Regio Istituto Studi Superiori oggi Università Statale di Firenze dove studiò e insegnò Scerbo.

Scerbo glottologo, filosofo, teologo, etnologo

L’opera letteraria di Scerbo è vasta ed importante, quindi ci limiteremo a citare solo qualche cosa del suo pensiero. Da sacerdote Scerbo osteggiò sempre le nuove forme di conoscenza della Bibbia che sorgevano tra le fine del XIX e inizio XX secolo quali il razionalismo biblico  e il Modernismo teologico -biblico, restando fondamentalmente un rigoroso tomista in ambito teologico – filosofico. Scerbo dunque, forte delle certezza nella rivelazione divina codificata dal filosofo Aquinate, confutò anche le teorie evoluzionistiche di Charles Darwin che teorizzavano la nascita dell’uomo e di molte specie animali come non creazione divina ma come frutto di un processo di evoluzione e selezione naturale durato milioni di anni. Scerbo confutò Darwin ribadendo sempre che non solo tutto il creato, compreso l’uomo, fossero creazione divina, ma che la ragione umana, poiché fondamentalmente limitata, non poteva mai spiegarsi tutto razionalmente, neanche usando il metodo scientifico.

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Da filologo Scerbo contestò il metodo razionalistico usato dai protestanti nell’interpretare molti episodi narrati nella Bibbia come un insieme di leggende, tradizioni, notizie folkloristiche scaturite dalla cultura dell’antico Oriente così come l’interpretazione razionalistica e storico critica di alcune frange di cattolici nell’approccio interpretativo alle Sacre Scritture. Scerbo a queste due interpretazioni scientifiche di stampo razionale risposte con articoli e libri che possiamo riassumere come complemento e ligia esecuzione alla possibilità di interpretazione si scientifica delle Sacre Scritture ma sempre filtrate alla luce della Rivelazione Divina come raccomandò il Papa Leone XIII nella sua Lettera Apostolica Vigilantiae (1902).

Delle sue tante opere citiamo alcune fra le più importanti quali Crestomanzia ebraica e caldaica (1884), Grammatica della lingua ebraica (1888), Il Vecchio testamento e la critica odierna (1902), Nuovo saggio di critica biblica (1903), Lessico dei nomi propri ebraici (1912), I Salmi nel testo originale (1925), Scienza e buon senso (1927).

Scelbo  fu anche etnografo. Importante fu per la Calabria il suo saggio del 1886 Studio sul Dialetto Calabro con dizionario con particolare attenzione alla parlata vernacolare della sua Marcellinara, della quale nessuno prima di lui si era occupato con sistematicità e vivo interesse per i suoi ambiti linguistici, sociali, culturali e fonetici, che amplierà con altre notizie nuovamente nel 1905 nell’articolo Costumanze Calabresi pubblicato nel numero unico Firenze pro Calabria, una iniziativa editoriale di raccolta fondi per la Calabria dopo il violento terremoto che in quell’anno la devastò, dove lo Scerbo raccontò gli usi più peculiari calabresi quali le ricette gastronomiche, i costumi sociali, l’abbigliamento, le usanze durante le feste e i lutti che fecero conoscere al grande pubblico fiorentino le condizioni miserevoli di una parte importante del Meridione d’Italia.

Piazza Scerbo a Marcellinara (CZ)

Gli ultimi anni, la morte e il ricordo postumo

Scerbo, ci informano le scarne notizie storiche su di lui, condusse vita appartata e quasi ascetica, basata su una alimentazione magra, esercizio del suo ministero sacerdotale e accademico e visita nei periodi estivi della famiglia a Marcellinara.  Nel 1927, di ritorno da Marcellinara per Firenze decise di fermarsi qualche giorno a Roma, ospite della famiglia d’origine nobiliare dei Berges. Qui contrasse una violenta polmonite che comportò il ricovero presso la Clinica Morgagni, dove morì il 13 ottobre a 78 anni d’età.

I funerali furono celebrati a Marcellinara dal vescovo di Nicastro Eugenio Giambro, con la partecipazione di molta popolazione e del clero cittadino come l’intellettuale don Luigino Costanzo. Nel 1956 la salma di Scerbo fu traslata dal cimitero cittadino nella chiesa parrocchiale di Marcellinara.

A Scerbo è stata eretta una statua e intitolata la piazza di fronte la chiesa parrocchiale nella sua Marcellinara, mentre dal 2015 è attivo un premio letterario a suo nome , sempre nel paese natale.

M. S.

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